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Il Popolo Veneto


di Ivano Maddalena

Alla luce dei risultati emersi dalle urne si possono fare delle considerazioni. Alcune sorprese ci sono e vincitori e sconfitti pure. Diamo alcuni numeri perché hanno il loro peso. Il Ppe si conferma il primo partito al Parlamento Europeo con 212 seggi, anche se ne perde ben 62. I socialisti si confermano al secondo posto, con 185, perdendone 11. Terza forza diventano gli euroscettici che conquistano 129 seggi. Una settantina per i liberali, 55 per i verdi e 45 per la sinistra di Tsipras (che ne aveva 35). Questi i risultati del voto per il rinnovo del Parlamento europeo che, a dispetto delle previsioni, non si è distinto per l’astensionismo: l’affluenza è stata del 43,1%, praticamente pari al 43% del 2009. Si può parlare di una sostanziale tenuta. I dati più significativi e sorprendenti si trovano a livello nazionale.

Andiamo con ordine.

Francia. Vince l’estrema destra di Marine Le Pen che diventa primo partito con il 26% circa dei voti.

Grecia. Passiamo all’estrema sinistra con la sinistra di Tsipras.

Sia in Francia che in Grecia si può parlare di crisi della maggioranza al governo.

Gran Bretagna fa il pieno di anti-europeisti dell’Ukip di Farage con il 29% di preferenze circa.

Che gli inglesi fossero euroscettici non è una novità. Sarà da valutare come la possibilità del referendum nel 2017 potrà portare la Gran Bretagna all’uscita dell’Unione e la differenza potrebbe farla la Scozia se diventerà indipendente.

Olanda. Risultato significativo ma limitato degli eurofobi di Wilders che raccolgono un 13%.

Germania. Qui si continua a dare fiducia alla Cdu della Merkel anche se con un leggero calo sufficiente a registrare il peggior risultato dal 1979. Premiata di ben 7 punti invece la guida di Schultz ai socialisti dell’Spd, che dal 20 passano al 27%.

Il dato più sorprendente però lo troviamo in casa nostra.

Italia. Matteo Renzi è andata al di là delle più rosee previsioni. Oltre il 41% dei consensi e conquista 31 seggi. Un voto che è segno di fiducia e speranza. Ora Matteo Renzo può sentire il suo governo legittimato a lavorare ancora con più serietà e forza. La linea di Renzi sta pagando e il Pd si mostra unito. Il rinnovamento avviato deve continuare.

Colpisce ancora di più il distacco impresso a coloro che ventilavano senza dubbi il sorpasso e urlavano il “tutti a casa dopo il voto del 26 maggio” . A casa temo andranno loro nel giro di qualche anno. Stiamo parlando della sconfitta, perchè di sconfitta si tratta del Movimento 5 stelle di Grillo.

Grosso modo 19 punti percentuali di differenza. Un solco non indifferente.

Uno schiaffo del Pd al Movimento 5 stelle che avrà effetti nell’immediato.

Possiamo dire che il Pd con Renzi vince e il Movimento 5 stelle con Grillo perde.

Capitolo Forza Italia. Terza forza in campo con un 16.8% e poi a seguire la Lega con un 6,2% forse insperato ma che di fatto è li a dire che la Lega c’è.

Il centro destra paga l’incapacità di rinnovamento e lo strappo ha prodotto per il Nuovo centro destra che supera dello 0,4 la soglia di sbarramento del 4%.

In Italia ha votato il 58% degli aventi diritto al voto. Ulteriore forte calo e questo è un dato preoccupante. Non è bello dover constatare che la disaffezione cresce. Nel momento in cui scriviamo non abbiamo il dato dei votanti alle amministrative, ma non c’è da illudersi credo. Sarà una percentuale maggiore, ma coloro che non si recano alle urne sono tanti, troppi.

Tornando alle elezioni Europee possiamo dire questo:

1)   C’è un numero crescente di euroscettici, ma ci si poteva aspettare una percentuale maggiore e a bocce ferme gli europeisti possono tirare un sospiro di sollievo, ma il segnale deve essere recepito e non sottovalutato.

2)   I partiti tradizionali, il Partito popolare e il Partito socialista europeo hanno sostanzialmente retto, anche se perdono seggi, soprattutto il primo schieramento, e a questo punto la sfida sarà quella di fare una grande coalizione al parlamento. Ci riusciranno? C’è speranza, ma non sarà facile.

3)   Tra euroscettici e partiti tradizionali dobbiamo collocare coloro che hanno un’idea che si discosta in parte da quella dei popolari e dei socialisti. Stiamo parlando dei liberali e della lista Tsipras che non sono euroscettici, ma certamente rappresentano una posizione critica e certamente non si potrà non tenere conto di loro.

4)   Viene meno, visti i risultati, l’alleanza franco-tedesca, un fatto non trascurabile dovuto al fatto che Marine Le Pen in parlamento avrà grande spazio

5)   Come detto sopra, la voglia di Europa non è passata. Sarebbe davvero tempo di parlare di Stati uniti d’Europa. Il rischio di arrivare a una crisi è stato grande. Necessario, in un tempo di crisi, non vivere un’ulteriore crisi politica. C’è bisogno di stabilità.

6)   Il cammino è fatto di piccoli passi e il futuro dopo questo voto è meno buio, ma non certo chiaro e non privo di fatiche.

Concludo citando un passaggio del Messaggio pronunciato alla radio di New York il 29 gennaio 1943 dallo scrittore Thomas Mann: “Per me, e per coloro che condividono le mie opinioni, l'idea dell'unità europea fu sempre cara e preziosa; essa rappresentava qualcosa di naturale per il nostro pensiero e per la nostra volontà. [...] La vera Europa sarà creata da voi, con l'aiuto delle potenze libere. Sarà una federazione di liberi Stati, con eguali diritti, capaci di far fiorire la loro indipendenza spirituale e la loro cultura tradizionale, sottomessi contemporaneamente alla comune legge della ragione e della moralità”.

Augurio e impegno serio a tutti coloro che siederanno al Parlamento Europeo.
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Pubblicato il 26/5/2014 alle 17.29 nella rubrica Società.

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