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Vangelo
post pubblicato in Per riflettere, il 31 maggio 2013


Corpus Domini

Il miracolo della condivisione: Luca 9,11-17

“Voi stessi date loro da mangiare”

 

11Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.

12Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». 13Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». 14C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». 15Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. 16Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. 17Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

 

“Prese a parlare alle folle del regno di Dio

e a guarire quanti avevano bisogno di cure.”

Gesù parla del Regno di Dio

e guarisce chi è bisognoso di cure.

Gesù chiede a ciascuno di noi di fare altrettanto.

Donarsi senza se e senza ma.

Occorre anche imparare a riconoscere il bisogno

e dare una risposta giusta, pensata e concreta.

Il giorno finisce e l’uomo ha bisogno di attenzione.

C’è bisogno di curare l’uomo nella sua interezza.

I Dodici richiamano Gesù:

“Congeda la folla…”

Essi aggiungono le motivazioni di tale invito.

Tutto plausibile e opportuno ma…

Si dimenticano di chiedere a Gesù che cosa pensa di fare.

Certamente Gesù sa bene ciò che vuole fare,

Gesù vive la preoccupazione dello spirito e non pensa al terreno.

Di fatto ci dice ciò che più conta con una parola che spiazza:

“Dategli voi stessi da mangiare”.

Apriti cielo, tutto si poteva immaginare, ma questo è troppo.

Come dire; io ho parlato voi ora operate, fate.

Pensateci voi, coraggio.

Sorge la lecita e spontanea obiezione:

“Non abbiamo che cinque pani e due pesci,

a meno che non andiamo noi a comprare viveri

 per tutta questa gente”.

 C'erano infatti circa cinquemila uomini.

Tanti, troppe persone, come fare?

“Fateli sedere per gruppi di cinquanta”.

L’uomo si siede e attende l’iniziativa di Dio,

ma non senza l’uomo Dio si fa presente.

Gesù non crea i pani e i pesci, prende quelli che hanno i suoi.

E li spezza. La grandezza della fede è qui.

L’uomo collabora alla condivisione benedetta,

il poco che siamo e abbiamo

diventa tanto e se ne avanza pure.

Con Gesù tutto è possibile.

Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate

 furono portate via dodici ceste.

Dodici quanti gli apostoli.

Il messaggio è chiaro:

Dare se stessi agli altri come Gesù fa di sé.

Noi siamo cibo per il prossimo.

La condivisone di ciò che si è e si ha

è la via per ritrovarsi interi e moltiplicati.

 

 


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Vangelo
post pubblicato in Per riflettere, il 18 maggio 2013


Pentecoste

Lo Spirito dono del Padre e del Figlio: Giovanni 14,15-16.23-26

Il primo Paraclito è Gesù

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
 
 

Il brano è parte del discorso di addio, pronunciato da Gesù,

 ai suoi discepoli durante l'ultima cena;

Gesù saluta i suoi, ma al tempo stesso assicura

che non li lascerà soli.

La sua presenza continuerà in un modo diverso,

ma non meno reale, assicurata dall'altro Paraclito,

lo Spirito suo e del Padre.
 “Se mi amate osserverete i miei comandamenti.”
Amare Gesù significa osservare i suoi comandamenti.

Ma cosa intende Giovanni con il termine comandamento?
Intende il comandamento che Gesù ha ricevuto dal Padre

e cioè fare la Sua volontà, offrendo la vita.

Ecco il mistero dell'obbedienza di Gesù,

 totalmente consegnato nelle mani del Padre,

libero nel compiere solo la volontà del Padre

e proprio per questa sua obbedienza innalzato nella gloria.
Giovanni indica anche il comandamento che Gesù

dona ai suoi discepoli la cui osservanza produce gioia.

In terzo luogo la fedeltà al Vangelo

e a seguire l’esempio stesso di Gesù.

Si può parlare anche del comandamento nuovo,

il comandamento dell’amore:

“Che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato,

così amatevi anche voi gli uni gli altri.

L’amore al prossimo diviene il segno

Dell’amore che si ha nei confronti di Gesù.

“e io pregherò il Padre e egli vi darà un altro Consolatore

perché rimanga con voi per sempre.”
Ecco il dono del Paraclito, il sostenitore, colui che assiste,

definiamolo l’avvocato.

Il primo Paraclito è Gesù stesso.

Andandosene manderà un altro Paraclito.

Egli sarà sempre con voi. Lo Spirito sarà con i discepoli,

presso i discepoli, e nei discepoli.

Egli è dato perché trasformi l'assenza di Gesù in una presenza,

 "nello Spirito" e perche i discepoli non si sentano abbandonati.

“Se uno mi ama, osserverà la mia parola,

 e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui

e prenderemo dimora presso di lui.”
Continuare ad amare Gesù,

osservare la sua Parola,

dimorare, cioè rimanere disponibili

ad essere abitati e abitare nell’Amore.

Se qualcuno ama Gesù e osserva la sua Parola

Gesù viene e con lui il Padre,

perché essi sono una cosa sola.

La dimora era per eccellenza il Tempio di Gerusalemme,

il luogo della presenza di Dio in mezzo agli uomini.

Davvero Dio ha preso dimora tra gli uomini.

Nel mistero dell’Incarnazione,

si compie la promessa della presenza di Dio tra gli uomini.

“Chi non mi ama, non osserva le mie parole;

 e la parola che ascoltate non è mia,

ma del Padre che mi ha mandato.”

C’è poco da dire, chi non ama si autoesclude.

Se si rifiuta Gesù, si rifiuta colui che l’ha mandato.

“Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi.

Ma il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel nome mio,

lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.”
Lo spirito Santo è la chiave di lettura della Scrittura,

della vicenda umana e divina di Gesù,

della sua predicazione e della sua opera che

continuerà nei discepoli con il sostegno dello Spirito.

Il Paraclito, insegnerà e ricorderà

le parole di Gesù per i discepoli con chiarezza,

molto più che al tempo in cui le avevano ascoltate.

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Vangelo
post pubblicato in Diario, il 10 maggio 2013


Ascensione di Gesù

Ascensione: Luca 24,46-53

“Io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso”

 

46Gesù disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48Di questo voi siete testimoni. 49Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
50Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. 51Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. 52Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia 53e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

 

 

Siamo ai saluti da parte di Gesù.

In verità è un chiaro arrivederci.

Apparso più volte Gesù offre una piccola catechesi.

Ricorda ai suoi che era necessario il compimento

di quanto scritto nella Legge di Mosè,

nei Profeti e nei Salmi.

Gesù apre alla comprensione della Scrittura.

“Il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno”
Passione, morte e risurrezione.

Compimento delle Scritture,

ciò che era annunciato ed atteso si realizza,

anche se nell’antico Testamento non tutto era chiaro.

Gesù illumina ciò che era nel mistero.

”E nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli

la conversione e il perdono dei peccati,

cominciando da Gerusalemme”.

Gesù è risorto e vuole che tutti i popoli ricevano

i doni derivanti dalla sua risurrezione:

e cioè la conversione da una vita lontana da Dio

e il perdono dei peccati, cioè il dono di una vita nuova,

libera dal male e aperta al bene.

L’annuncio, predicazione è urgente,

deve iniziare subito e proseguire senza sosta alcuna

cominciando da Gerusalemme,

ma ben presto si oltrepasseranno le mura della città.

“Di questo voi siete testimoni.”
Gli apostoli sono testimoni autorevoli della parola di Gesù,

sono stati con Lui, hanno viaggiato con Lui,

dimorato con Lui ora sono i testimoni della risurrezione.

Infatti… Ed ecco, io mando su di voi colui che

il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città,

finché non siate rivestiti di potenza dall'alto”.
Si annuncia solo sotto l’azione, la regia dello Spirito.

Dono del Padre, però colui che lo manda è il Figlio.

Si è invitati ad attendere la Pentecoste.

Nel frattempo… “Li condusse fuori verso Betània e,

alzate le mani, li benedisse.”
Siamo a Betania, vicino al monte degli Ulivi,

Gesù alza le mani e benedice i suoi discepoli

in quanto saranno le guide della comunità.

“Mentre li benediceva, si staccò da loro

e veniva portato su, in cielo.”
Gesù entra, da Risorto, nella gloria del Padre.

Non è rapito, come capitò ad Enoc ed Elia,

sale in cielo, portato.

Ed essi si prostrarono davanti a lui;

 poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia
e stavano sempre nel tempio lodando Dio.”
Gli apostoli vivono un gesto di adorazione,

solo a Dio tale atto è dovuto.

Gesù è Signore, Figlio di Dio.

Poi si torna a Gerusalemme, come?

Pieni di gioia, la gioia della Pasqua.

Gesù è partito, ma non c’è tristezza

perché non c’è abbandono, ma presenza viva di Gesù,

non ci si sente soli, ma accompagnati.

Si loda Dio nel Tempio, ma è solo luogo dell’inizio

della missione evangelizzatrice.

Il Vangelo sia annunciato ovunque sempre e comunque.

 


 


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Vangelo
post pubblicato in Per riflettere, il 3 maggio 2013


Figlio e Spirito uniti nel condurre alla fede

VI° Domenica di Pasqua: Giovanni 14,23-29

Lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto

Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
27Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 28Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. 29Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. 30Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla, 31ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco. Alzatevi, andiamo via di qui».

 

Ancora uno stralcio del discorso di addio che Gesù

rivolge ai suoi discepoli durante l'ultima cena.

L’addio di Gesù è preludio della sua morte,

la sua missione sta per volgere al termine.

Egli aveva già annunciato più volte la sua dipartita.

Ora, Gesù, ricorda ai suoi come dovranno comportarsi.

Dice ai suoi cosa gli accadrà, sta per lasciarli,

ma presto sarebbe tornato e avrebbe donato lo Spirito.

Quelle di Gesù, sono parole di rara profondità,

valide allora e pure oggi per noi tutti.

“Se uno mi ama, osserverà la mia parola,

 e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui

 e prenderemo dimora presso di lui”.
Gesù ricorda l’importanza dei comandamenti

e della conoscenza di Dio.

Ogni uomo è chiamato ad amare Gesù, in modo fedele.

Come? Attraverso l’osservanza della Parola di Gesù.

Parola da custodire, meditare e testimoniare.

Chi ama il Figlio verrà amato dal Padre

nel senso che nell'ascolto della parola e nel desiderio

 di essere unito a Dio, si renderà conto di questo amore

che viene riversato su di lui e non potrà che gioirne.

Al contrario...

“Chi non mi ama non osserva le mie parole;

e la parola che voi ascoltate non è mia,

ma del Padre che mi ha mandato.
Chi ama Gesù comprende la sua Parola,

chi non lo ama, non comprende le sue parole.

La Parola non è neppure di Gesù, ma è del Padre,

Egli la comunica in piena comunione con il Padre.

Vi è comunione di amore tra il Padre e il Figlio,

 chi osserva la Parola è coinvolto in tale comunione.

“Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi.”
Gesù cerca di chiarire il suo futuro, non è molto chiaro.

I discepoli comprendono poco.

Le verità si comprendono vivendo e poco per volta.

Si comprenderà in pienezza Gesù e la sua missione

dopo la sua morte e risurrezione,

quando verrà lo Spirito. Infatti…

“Ma il Paraclito, lo Spirito Santo,

 che il Padre manderà nel mio nome,

egli vi insegnerà ogni cosa

 e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.”
Lo Spirito ha due compiti fondamentali:

insegnare e ricordare.

Interpretare la Scrittura in modo autentico

e attualizzarla nel presente e nel futuro.

Ricordare, non solo fare memoria,

ma comprendere in profondità il messaggio di Gesù.

“Vi  lascio la pace, vi do la mia pace.

Non come la dà il mondo, io la do a voi.

Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.”
Il discorso di Gesù volge al termine.

Rassicura nonostante un tempo di sua assenza.

Ne turbamento, ne timore colpirà i discepoli di Gesù.

Egli dona la pace e l’invito a non lasciarsi spaventare.

“Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò da voi.

 Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre,

perché il Padre è più grande di me .”
Gesù ripete il concetto: se ne sta andando.

Invita i discepoli alla gioia.

Gesù torna al Padre e così sarà per tutti.

Ve l'ho detto ora, prima che avvenga,

perché, quando avverrà, voi crediate.”
Gesù ha provato a preparare i suoi discepoli,

non servirà a molto,

sarà necessario il dono dello Spirito come annunciato.

Lo Spirito aiuterà a riflettere, a comprendere

e ad essere capaci di una testimonianza forte.




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Vangelo
post pubblicato in Diario, il 26 aprile 2013


“Ora il Figlio dell’Uomo è stato glorificato

V° Domenica di Pasqua: Giovanni 13,31-35

“Amatevi anche voi gli uni gli altri”

Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell'Uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi. Voi mi cercherete, ma come ho già detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi, dove vado io, voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato. Così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri».

 

 Giuda esce dal Cenacolo.

Esce nella notte ed è buio pure dentro di lui.

Si sta per compiere la consegna che sa di tradimento.

Giuda ha preso il boccone dalle mani di Gesù,

segno che precede la vendita ai capi del popolo,

l’ha assunto e ora da il via al suo progetto.

Progetto che non avrà via di ritorno,

nonostante nell’orto, al momento dell’arresto,

un bacio che per Giuda indica quello da prendere,

per Gesù il segno dell’amicizia tradita.

Quando Giuda dunque fu fuori dal Cenacolo Gesù disse:

“Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato,

e anche Dio è stato glorificato in lui.

Se Dio è stato glorificato in lui,

anche Dio lo glorificherà da parte sua

e lo glorificherà subito”.

Gesù, il Figlio dell’Uomo, è glorificato

nell’ora del tradimento, del rinnegamento, della morte.

Così Dio nel Figlio è glorificato.

Ma di ch gloria si parla?

Non quella di un super eroe,

anzi, parliamo della gloria di Gesù

che non si sottrae alla sua passione

fatta di insulti, violenza e morte.

E tutto questo  per amore dell’uomo, dell’umanità,

in piena comunione d’intenti con Dio Padre.

Un amore, quello del Figlio e del Padre, di Dio,

che non viene meno, che non si risparmia,

un amore che si offre tutto fino alla fine.

Un amore che è grazia

e che nulla chiede in cambio.

“Figlioli, ancora per poco sono con voi.”

Gesù non ci abbandona sia chiaro.

Ci chiede solo di incontrarlo nel volto del prossimo.

“Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri;

come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.”

Questo comandamento è scritto nel nostro DNA

ed la via che dona senso alla vita qui e ora e per l’eternità.

Amando il prossimo, amiamo Dio.

“Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli,

se avrete amore gli uni per gli altri.”

L’essere discepolo passa attraverso l’amore al prossimo.

 

Concludiamo con le parole di Giovanni, illuminanti:

“Amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio:

chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio.

Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.

In questo si è manifestato l'amore di Dio per noi:

Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo,

perché noi avessimo la vita per lui.

Se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri.

Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri,

Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi” (1 Gv 4,7-12).


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Vangelo
post pubblicato in Per riflettere, il 19 aprile 2013


Io e il Padre siamo una cosa sola

IV° Domenica di Pasqua: Giovanni 10,27-30

“le mie pecore ascoltano la mia voce”

27Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. 28Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. 29Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. 30Io e il Padre siamo una cosa sola.

 

Il capitolo decimo di Giovanni si divide in due sezioni:

 vv. 1-21 rivelazione di Gesù come buon pastore;

vv. 22-42, durante la festa della Dedicazione,

Gesù si rivela come Figlio di Dio.

 

Siamo nel bel mezzo della festa della Dedicazione

che faceva memoria della riconsacrazione del Tempio

avvenuta nel 164 a.C. dopo la profanazione attuata da Antioco IV.

Otto giorni di festa, in cui si leggevano testi sacri,

in particolare Ezechiele 34 contro i cattivi pastori d’Israele.

Si ripeteva il rito dell'accensione delle lampade

per significare che la libertà aveva brillato

contro ogni speranza.

“Le mie pecore ascoltano la mia voce

 e io le conosco ed esse mi seguono.
Gesù si trova nel portico di Salomone,

e parla delle “sue pecore” che sono chiamate a:

ascoltare, seguire e quindi non perire, non perderesi.

L’ascolto è il fondamento di ogni possibile atto di fede,

del credere e implica il seguire,

ma non in modo passivo,

bensì con impegno e fatti concreti.

In dono si riceve molto di più di quanto si spera:

 “Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno

 e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Seguire Gesù Maestro, Colui che ha parole di vita eterna,

dona la vita per i suoi, e li custodisce,

ci conosce uno ad uno, significa sperimentare la salvezza,

essere al sicuro, non perdersi,

avere in dono la grazia della vita in pienezza, la vita eterna.

Certo la prova e la persecuzione,

sono una realtà nella vita del gregge,

non sono scansate, ma semmai affrontate con coraggio.

“Il Padre mio, che me le ha date,

 è più grande di tutti e nessuno può strapparle

 dalla mano del Padre.
Ecco la garanzia, forte e chiara,

la comunione tra il Padre e il Figlio

esprime un’unica volontà di amore fedele

e di una volontà di salvezza.

Chi riconosce in Gesù il Salvatore,

fa esperienza della prossimità del Padre

e della comunione con Lui.

Nel Figlio siamo figli amati e prediletti,

mai condannati, giudicati con amore.

Noi siamo le sue pecore, invitate ad ascoltare la sua voce.

Siamo una ricchezza nel cuore di Dio.

Il Figlio, a cui è affidato il gregge,

 ci custodisce come buon pastore,

un pastore decisamente speciale, unico,

che stipula un’assicurazione con il Padre

dalle cui mani nessuno potrà predenderle

“Io e il Padre siamo una cosa sola.”
Siamo al vertice della rivelazione,

Gesù si rivela come Figlio di Dio.

Una voce che è garanzia, da cui non ci si deve allontanare,

altrimenti ci si perde o si è portati via.

La vera fortuna è che la voce, quella Voce,

è dentro ciascuno di noi

come il respiro

non se ne può fare a meno.

Chi respira la Sua presenza

sta saldo e non si smarrisce.

Della Sua cura, guida, incoraggiamento e custodia

non si può fare a meno.


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Vangelo
post pubblicato in Per riflettere, il 13 aprile 2013


“E’ il Signore!”

III° Domenica di Pasqua: Giovanni 21,1-19

“Simone figlio di Giovanni, mi ami?”



1Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: 2si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. 3Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
4Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. 5Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». 6Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. 7Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. 8Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
9Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. 10Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». 11Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. 12Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. 13Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. 14Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
15Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». 17Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. 18In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». 19Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

 

 

Una notte senza pesca, a mani vuote,

rassegnazione e speranza in tempi migliori.

L’alba che porta luce sulla riva,

dove ci aspetta il Cristo Risorto,

una presenza che incoraggia,

una voce che conforta

una Parola che invita a gettare le reti

e a trovare nel pescato Colui che pesca,

il Salvatore degli uomini.

Si gettano le reti e si ottiene il cibo quotidiano.

Il fuoco è già pronto e si cucina il pescato.

Ciò che illumina è che quella presenza è vero cibo,

il cibo della mia Parola, donata come pegno

della presenza del Risorto in mezzo a noi.

Dopo aver mangiato ecco risuonare la Sua voce:

«Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?».

Gesù chiama colui a cui aveva cambiato il nome,

con il suo nome, Simone, l’uomo, il pescatore.

Mi ami tu più di costoro? Più dei presenti.

Non si tratta di un mettere a confronto,

l’amore è l’amore ma è possibile quantificarlo?

Si, ama di più chi più ha sperimentato il perdono,

Pietro, pronto a seguire Gesù fino alla morte, lo aveva rinnegato.

Non aveva accettato il segno della lavanda dei piedi,

segno di servizio e amore.

Proprio a Simone viene offerta una nuova possibilità.

“Pasci i miei agnelli.”

Pascere le pecore, averne cura, amarle.

Il gregge non è suo, neppure del Figlio, ma del Padre.

Il Padre lo affida a chi vuole, al  Figlio in primis,

e ora il Figlio lo affida a Pietro.

“Rimase addolorato.”

La coscienza di Pietro “morde”, il rimorso brucia,

il tradimento per tre volte non è dimenticato

e Gesù lo sa bene come sono andati fatti.

Ma Gesù rinnova la sua fiducia e annuncia a Pietro

che lo seguirà fino alla morte.

Nonostante tutto Gesù ha fiducia nei suoi apostoli!

 Sa che sono fragili creature e che sbaglieranno ancora.

L'amore non guarda a ciò che è giusto o sbagliato,

ma al cuore come luogo di possibile incontro.

 “Ti cingevi la veste da solo.”

Verrà il tempo in cui saranno altri a cingerci le vesti,

il discepolato comporta anche questo,

altri sceglieranno per te, ma tu sii missionario.

“Andavi dove volevi.”

Viene il tempo di comprendere che ciò che vogliamo

non è poi così importante  e che c’è qualcosa

di più importante, nella vita, che conta davvero.

“Tenderai le tue mani.”

Legato, prigioniero, crocifisso, come di fatto accadrà.

Pietro avrà una vita che non sarà più da lui governata.

 “Un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi.”

La volontà di Dio diventa il cibo quotidiano di Pietro.

Dopo tutto ciò ecco il: “Seguimi”.

Gesù chiama e forma il discepolo, lo invita a seguirlo,

fino a dare la vita, fino al martirio.

Perdere se stessi per ritrovarsi in Cristo Risorto.

 

Mi ami tu? Queste parole che vogliono scrutarci la vita ci portino sui sentieri del cuore umano alla ricerca di agnelli da pascere. Le nostre ingordigie di volontà che ci rendono lupi di fronte alle cose, i nostri desideri di essere capi che ci fanno cingere le vesti del dominio possano trasformarsi sulle braci del fuoco divino per essere pane di risposta unica e universale: Ti amo, Signore. E in te amo tutte le creature, me compreso. Nel tuo perdono ritrovo il mio volto, rigato dalle lacrime del fallimento. Mi illudevo di amarti, e si è sgretolato tutto il mio grande amore nel canto di un gallo. Non ti dirò più, Gesù, che sono meglio dei miei fratelli, perché nel tuo sguardo ritroverò le mie fragilità sanate come memoria vivente del mio essere piccola cosa. Tu sai tutto, Signore, tu sai che ti amo.


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permalink | inviato da ivano il 13/4/2013 alle 8:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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