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Il Popolo Veneto
post pubblicato in Società, il 9 settembre 2012


No Pluto: Stop alle servitù militari!

di Ivano Maddalena

Non serve! Non ne abbiamo bisogno! Già è troppo ciò che abbiamo dovuto concedere, anzi dare come proni servi all’alleato USA. La riconoscenza verso chi ci ha liberati non deve calpestare i diritti acquisiti con la libertà.

Esistono dei patti, ma essi possono e devono essere rivisti e non solo alla luce della storia attuale, ma anche sulla base di una rinnovata consapevolezza che le armi non sono la via attraverso la quale garantire pace, democrazia e crescita. Dove s’ode il rumore delle armi o si prepara all’uso di esse non si coltiva la cultura del rispetto e del benessere.

Da oltre sessant’anni la presenza militare in Italia dell’alleato USA cresce anche in tempi di crisi. Molte scelte fatte a nostra insaputa, parlo ad esempio dei cittadini che vengono a sapere di nuove costruzioni di basi o ampliamenti ad accordi presi senza un minimo di informazione o di espressione a riguardo. Tutto sembra già deciso e, come già accaduto con la costruzione della nuova base USA Ederle2 al Dal Molin a Vicenza, senza aver interpellato i cittadini e coloro che li rappresentano nel territorio.

I sindaci di Vicenza e Longare cadono dalle nuvole e più che indignarsi a parole nei fatti prendono atto limitandosi a chiedere spiegazioni. A livello nazionale i politici sono occupati in ben altre faccende ma qualcuno dovrà dare delle spiegazioni e far capire come sono andate le cose a chi vive sul territorio. Possibile che nessuno sapesse? Di che cosa stiamo parlando?

Parliamo di una nuova base militare o meglio dell’allargamento e modernizzazione di Site Pluto.

Siamo alla periferia di Vicenza a sud, a nord già c’è la Ederle2 in ultimazione laddove sorgeva l’aeroporto Dal Molin, mentre ad est c’è la Ederle1. Non basta? Vicenza è sempre più americana e militarizzata.

Siamo ai piedi dei Colli Berici, nel comune di Longare dove già da decenni si sono scavati cunicoli e gallerie che hanno ospitato ordigni nucleari. Si mira a costruire una nuova costruzione militare, circondata da 350 metri di muro in cemento armato alto sei metri. Un progetto di cui nessuno era a conoscenza. Un centro d’addestramento.

Uscita la voce dagli apparati militari USA subito si sono limitati a dire che mancano le risorse, ma di fatto nella primavera 2013 si partirà con i lavori. I progetti di morte trovano sempre finanziamento anche in tempo di crisi. Si tratta di dare vita a un luogo dove addestrare alla guerra i soldati.

A tal proposito di soldati ne torneranno a casa non pochi nei prossimi mesi. Alleati e forze afghane hanno iniziato coordinare l’uscita dal paese. L’exit strategy italiana dall’Afghanistan è iniziata. E avrà un primo, significativo, passaggio a settembre. Il ritiro dei nostri soldati inquadrati nella missione Isaf è cominciato già in agosto: nelle settimane scorse è stata ceduta agli afgani la base «Ice» (dove un colpo di mortaio uccise il sergente Michele Silvestri), mentre è stata smantellata quella denominata «Snow» (dove venne ammazzato l’alpino Miotto).

Da tempo ci battiamo e scriviamo sull’inutilità della presenza dei nostri cittadini militari in Afghanistan e il prezzo pagato in vite umane, se così ci si può esprimere, non è ammissibile. I risultati ottenuti vicini allo zero.

C’è da scommettere che la prossima meta sarà la Siria.

E non è certo a causa della crisi che si torna a casa. La crisi ha ridato linfa alle opzioni militari nel mondo perché pur con la nobile intenzione di portare la pace e la democrazia, di fatto si tratta di assicurarsi le materie prime perla crescita economica del mondo occidentale asservendo così stati come l’Afghanistan, l’Iraq e la Libia insieme a tutto il nord d’Africa.

In tempo di crisi in Italia chi la governa a stento comprende che c’è qualcosa di ben più necessario di caccia bombardieri che costano centinaia di milioni di euro.

E i cittadini si sono stancati di queste scelte disavvedute e stolte. Si protesta giustamente contro l’asservimento dell’Italia agli USA che sempre più vogliono essere presenti militarmente nel territorio sottraendo spazi, risorse e creando problemi logistici che ricadono su chi vive e amministra il paese.

E la protesta c’è stata, domenica 2 settembre a Longare, si è svolta una manifestazione e un vero e proprio blitz. Davanti ai cancelli c’erano più di cento manifestanti che gridavano slogan contro la guerra, mentre sulle colline piccoli gruppetti di no base coperti dai cappucci si sono infilati fra i boschi dietro le recinzioni di Pluto. Tutto documentato e registrato: alcuni tagliavano le reti con le tronchesi, altri preparavano i pali con i fuochi d’artificio puntati verso la base. Ci saranno altre manifestazioni come diremo più sotto. In vista di esse l’attenzione della Digos continuerà ad essere alta. “Nessun allarme né particolare preoccupazione, ha comunque tenuto a precisare il dirigente della Digos Nevio Di Vincenzo. Vigileremo come abbiamo sempre fatto in passato e del resto, anche per quel che riguarda la protesta di domenica scorsa, possiamo dire che sia stata un’azione simbolica senza gravi ripercussioni”.

A tal proposito per chi passa davanti alla base Pluto sarà facile vedere e comprendere come a pagare la sorveglianza esterna è il contribuente italiano. Uomini e mezzi della polizia italiana presenti 24 ore su 24 presso i cancelli per vigilare.

La prossima manifestazione però si svolgerà in centro a Vicenza avrà come tema: No Pluto: stop alle servitù militari. Così si esprime il comunicato dei No Dal Molin per l’evento: “Vicenza è la nostra terra; è lo spazio che viviamo e che vogliamo difendere, il luogo nel quale vogliamo costruire i nostri sogni e realizzare le nostre ambizioni. Ancora una volta, vogliono sottrarci il futuro, vincolandolo a strutture militari che nulla hanno a che fare con la nostra vita e la nostra quotidianità, sottraendoci terra e spazi, inquinando aria e acqua. E’il tempo di tornare in piazza con le nostre fiaccole. Giovedì 13 settembre, 20.30, Piazza Castello. Per la nostra terra, contro la guerra. Contro una nuova, ennesima, base militare nella nostra provincia. Per il nostro futuro e la nostra dignità. Per noi, donne e uomini che rifiutano l’imposizione. Perché abbiamo voce, pensieri, cuore, sogni. Perché Vicenza non è suddita di nessuno.”

Basta con le servitù militari!


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permalink | inviato da ivano il 9/9/2012 alle 17:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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