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Il Popolo Veneto
post pubblicato in Società, il 26 maggio 2014



di Ivano Maddalena

Alla luce dei risultati emersi dalle urne si possono fare delle considerazioni. Alcune sorprese ci sono e vincitori e sconfitti pure. Diamo alcuni numeri perché hanno il loro peso. Il Ppe si conferma il primo partito al Parlamento Europeo con 212 seggi, anche se ne perde ben 62. I socialisti si confermano al secondo posto, con 185, perdendone 11. Terza forza diventano gli euroscettici che conquistano 129 seggi. Una settantina per i liberali, 55 per i verdi e 45 per la sinistra di Tsipras (che ne aveva 35). Questi i risultati del voto per il rinnovo del Parlamento europeo che, a dispetto delle previsioni, non si è distinto per l’astensionismo: l’affluenza è stata del 43,1%, praticamente pari al 43% del 2009. Si può parlare di una sostanziale tenuta. I dati più significativi e sorprendenti si trovano a livello nazionale.

Andiamo con ordine.

Francia. Vince l’estrema destra di Marine Le Pen che diventa primo partito con il 26% circa dei voti.

Grecia. Passiamo all’estrema sinistra con la sinistra di Tsipras.

Sia in Francia che in Grecia si può parlare di crisi della maggioranza al governo.

Gran Bretagna fa il pieno di anti-europeisti dell’Ukip di Farage con il 29% di preferenze circa.

Che gli inglesi fossero euroscettici non è una novità. Sarà da valutare come la possibilità del referendum nel 2017 potrà portare la Gran Bretagna all’uscita dell’Unione e la differenza potrebbe farla la Scozia se diventerà indipendente.

Olanda. Risultato significativo ma limitato degli eurofobi di Wilders che raccolgono un 13%.

Germania. Qui si continua a dare fiducia alla Cdu della Merkel anche se con un leggero calo sufficiente a registrare il peggior risultato dal 1979. Premiata di ben 7 punti invece la guida di Schultz ai socialisti dell’Spd, che dal 20 passano al 27%.

Il dato più sorprendente però lo troviamo in casa nostra.

Italia. Matteo Renzi è andata al di là delle più rosee previsioni. Oltre il 41% dei consensi e conquista 31 seggi. Un voto che è segno di fiducia e speranza. Ora Matteo Renzo può sentire il suo governo legittimato a lavorare ancora con più serietà e forza. La linea di Renzi sta pagando e il Pd si mostra unito. Il rinnovamento avviato deve continuare.

Colpisce ancora di più il distacco impresso a coloro che ventilavano senza dubbi il sorpasso e urlavano il “tutti a casa dopo il voto del 26 maggio” . A casa temo andranno loro nel giro di qualche anno. Stiamo parlando della sconfitta, perchè di sconfitta si tratta del Movimento 5 stelle di Grillo.

Grosso modo 19 punti percentuali di differenza. Un solco non indifferente.

Uno schiaffo del Pd al Movimento 5 stelle che avrà effetti nell’immediato.

Possiamo dire che il Pd con Renzi vince e il Movimento 5 stelle con Grillo perde.

Capitolo Forza Italia. Terza forza in campo con un 16.8% e poi a seguire la Lega con un 6,2% forse insperato ma che di fatto è li a dire che la Lega c’è.

Il centro destra paga l’incapacità di rinnovamento e lo strappo ha prodotto per il Nuovo centro destra che supera dello 0,4 la soglia di sbarramento del 4%.

In Italia ha votato il 58% degli aventi diritto al voto. Ulteriore forte calo e questo è un dato preoccupante. Non è bello dover constatare che la disaffezione cresce. Nel momento in cui scriviamo non abbiamo il dato dei votanti alle amministrative, ma non c’è da illudersi credo. Sarà una percentuale maggiore, ma coloro che non si recano alle urne sono tanti, troppi.

Tornando alle elezioni Europee possiamo dire questo:

1)   C’è un numero crescente di euroscettici, ma ci si poteva aspettare una percentuale maggiore e a bocce ferme gli europeisti possono tirare un sospiro di sollievo, ma il segnale deve essere recepito e non sottovalutato.

2)   I partiti tradizionali, il Partito popolare e il Partito socialista europeo hanno sostanzialmente retto, anche se perdono seggi, soprattutto il primo schieramento, e a questo punto la sfida sarà quella di fare una grande coalizione al parlamento. Ci riusciranno? C’è speranza, ma non sarà facile.

3)   Tra euroscettici e partiti tradizionali dobbiamo collocare coloro che hanno un’idea che si discosta in parte da quella dei popolari e dei socialisti. Stiamo parlando dei liberali e della lista Tsipras che non sono euroscettici, ma certamente rappresentano una posizione critica e certamente non si potrà non tenere conto di loro.

4)   Viene meno, visti i risultati, l’alleanza franco-tedesca, un fatto non trascurabile dovuto al fatto che Marine Le Pen in parlamento avrà grande spazio

5)   Come detto sopra, la voglia di Europa non è passata. Sarebbe davvero tempo di parlare di Stati uniti d’Europa. Il rischio di arrivare a una crisi è stato grande. Necessario, in un tempo di crisi, non vivere un’ulteriore crisi politica. C’è bisogno di stabilità.

6)   Il cammino è fatto di piccoli passi e il futuro dopo questo voto è meno buio, ma non certo chiaro e non privo di fatiche.

Concludo citando un passaggio del Messaggio pronunciato alla radio di New York il 29 gennaio 1943 dallo scrittore Thomas Mann: “Per me, e per coloro che condividono le mie opinioni, l'idea dell'unità europea fu sempre cara e preziosa; essa rappresentava qualcosa di naturale per il nostro pensiero e per la nostra volontà. [...] La vera Europa sarà creata da voi, con l'aiuto delle potenze libere. Sarà una federazione di liberi Stati, con eguali diritti, capaci di far fiorire la loro indipendenza spirituale e la loro cultura tradizionale, sottomessi contemporaneamente alla comune legge della ragione e della moralità”.

Augurio e impegno serio a tutti coloro che siederanno al Parlamento Europeo.
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Il Popolo Veneto
post pubblicato in Società, il 15 aprile 2014



di Ivano Maddalena

Vergognati Grillo! Non posso che cominciare così. Io mi indigno di fronte a una simile scelta da parte di Grillo. Usare il dramma di Auschwitz e Primo Levi per dare contro al capo dello Stato Giorgio Napolitano e al presidente del presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Si può criticare e non essere concordi con la politica attuale e i motivi ci sono, la classe dirigente si può criticare, chi ci governa se lo fa male lo si dice apertamente, ma non si può scendere a una simile bassezza per denunciare il proprio disaccordo e marcare il malcontento che comunque serpeggia in molti. Una vera e propria provocazione che non può lasciare indifferenti.

I modi della protesta, della contestazione, del dissenso devono avere una minima decenza e non oltrepassare mai il limite del rispetto.

In Grillo manca totalmente da tempo il senso della misura e questo non è accettabile per chi si propone a guidare il Paese. Ne abbiamo già avuto esperienza per un ventennio o quasi e guarda dove siamo finiti.

Un post che è criticabile a partire dal titolo stesso: “Se questo è un Paese”.  E poi la foto del cancello di Auschwitz “P2 macht frei”. Non c’è limite alla provocazione, allo squallore, Beppe Grillo ancora non era arrivato a tanto nelle sue invettive (per quanto di mia conoscenza) contro il degrado politico italiano, contro il capo dello Stato definito: “vecchio e impaurito” e contro il premier, “volgare mentitore” e “buffone di provincia”. Il comico genovese guru del M5S utilizza Primo Levi, parafrasa il titolo di un suo capolavoro che moltissimi di noi hanno letto “Se questo è un uomo” e apre il suo blog con un fotomontaggio dell’ingresso di Auschwitz in cui campeggia la scritta nazista il “lavoro rende liberi” e la cambia in la “P2 rende liberi”.  
Vergognoso e inaccettabile. Oltraggio alla memoria e alla cultura italiana e non solo.

Ovviamente le reazioni non sono mancate e basta quanto detto dal presidente dell’UCEI Renzo Gattegna: “Con l’ultima infame provocazione, Grillo solletica i più bassi sentimenti antisemiti e cavalca il malcontento popolare che si addensa in questi tempi di crisi”. E aggiunge: “Un’oscenità sulla quale non è possibile tacere. Si tratta infatti di una profanazione criminale del valore della memoria e del ricordo di milioni di vittime innocenti che offende l’Italia intera”.

Sentirsi offesi come cittadini italiani e come uomini e donne del mondo è un aspetto che deve maturare nelle coscienze educate al valore del rispetto, della memoria, della consapevolezza che il male viene dal di dentro dell’uomo e che può essere alimentato o spento dall’uso della parola e dai gesti riprovevoli o degni di plauso.

Grillo ancora una volta ha sbagliato, come spesso accade a uomini e donne che dovrebbero darci l’esempio di stile e tatto umano. Quando succede accade pure che chiedano scusa, ma non è nello stile di Grillo che tutto è fuorché persona umile. Dice di essere stato frainteso. Bella questa! Grillo novello pinocchio 2.0!

Il fatto è che da tempo la normalità è che chi si espone in pubblico a contestare il sistema si erge a idolo delle masse, e riconosciuto e divenuto tale, si sente poi onnipotente ed autorizzato a dire qualsiasi cosa, strumentalizzando la storia, facendo accostamenti offensivi con la quasi certezza di rimanere impunito o, comunque, protetto dai suoi sostenitori.

Grillo continua a cavalcare l’onda del malcontento con slogan super populisti di grande effetto e impatto ma le proposte serie e percorribili dove sono?

Non c’è limite alla vergogna. Dove può condurre un simile stile? Dove può portarci un comico che ha in odio il mondo intero o quasi e che da contro a tutti e tutto eccetto che ai suoi burattini?

Già molti che gli hanno accordato fiducia stanno aprendo gli occhi e abbiamo visto che chi dissente è fuori, escluso. Molti lo hanno criticato per questo suo ultimo post anche all’intenro del M5S e c’è forse da aspettarsi nuove epurazioni.

Forse per il M5S è davvero giunto il tempo di cambiare regista insieme al convalescente Casaleggio.

Domande e considerazioni: ma la colpa di tutto ciò è dei vari Grillo, Berlusconi o similari o è nell’indole di noi Italiani, il godere nel farci intortare dai venditori di fumo? D’altronde se facciamo un’analisi seria, almeno degli ultimi 25 anni, l’amoralità mi pare abbia raggiunto vertici davvero alti e regnato sovrana. Tuttora perdura una bassezza che allontana dalla politica, disaffeziona.

Mi chiedo per quale motivo non riusciamo ad essere un paese normale e dobbiamo essere spesso rappresentati da comici di bassa lega, nani e veline. Poi ci lamentiamo se in Europa ci ritengono non attendibili. Ancora una volta l’appello è a essere seri nell’accordare il nostro voto quando saremo chiamati a farlo.

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Il Popolo Veneto
post pubblicato in Società, il 28 marzo 2014



di Ivano Maddalena
 
Sono trascorsi alcuni giorni dal clamore suscitato dai numeri del “referendum” per l’indipendenza del Veneto promosso da Plebiscito.eu e guidato da Gianluca Busato, ex leghista. Che dire? Che si fosse di fronte a una farsa l’abbiamo già detto. Che il fenomeno non sia da sottovalutare resta vero. Che i numeri dati fossero gonfiati, non reali è altrettanto vero. Pensate il 10% dei voti provengono dal Cile. Non mi aspettavo tanto interesse da parte del popolo cileno per l’indipendenza del Veneto. Voti poi dalla Germania, dalla Spagna e dalla Serbia tutto dovuto a un artificio tecnico informatico.
 
Una vera e propria truffa, ecco che cosa è stato tale “referendum”.
 
La guerra dei numeri non si è fatta attendere. Circa una settimana fa il portavoce dei referendari venetisti aveva annunciato di aver ricevuto qualcosa come 2,3 milioni di voti online per l’indipendenza del Veneto. Questo numero l’ha dato il portavoce di Plebiscito.eu, l’ex leghista  Gianluca Busato, che però ad oggi non ha saputo e voluto dare spiegazioni convincenti e fondate sui numeri, ma intanto, dopo il boom mediatico ricevuto in questi giorni, ha pensato di lanciare un nuovo partito, Veneto Sì, dando vita anche alla Delegazione dei Dieci che possa già correre alle prossime europee. Ecco lo scopo di tutto, entrare in politica.

Ecco i dati pubblicati sul sito di Plebiscito.eu pubblicati sul sito:
VOTI VALIDI: 2.360.235, pari al 63,23% degli aventi diritto al voto
SI: 2.102.969, pari all’89,10% dei voti validi espressi
NO: 257.266, pari al 10,90% dei voti validi espressi
VOTI NON VALIDI: 6.815, corrispondenti allo 0,29% dei voti validi espressi
 
Colpisce come sul sito non siano più visibili. Come mai?
 
Una cosa è certa. Busato mostra un’abilità nel far crescere il numero dei voti a proprio torna conto.
 
Riportiamo uno stralcio del Corriere del Veneto che chiarisce per bene la faccenda: “Un elettore su dieci si è addirittura collegato da un indirizzo internet corrispondente a Santiago del Cile, capitale sudamericana che evidentemente ha a cuore l'indipendenza della nostra regione dallo Stato centrale. La spiegazione di queste presenze «straniere » tra i presunti sostenitori dell’indipendenza comunque non è così complessa. Da qualche anno a questa parte infatti i cosiddetti bot (abbreviazione di robot) hanno superato il numero di esseri umani collegati a internet ed eseguono operazioni di routine al pari dei normali utenti. Si tratta di programmi di società specializzate nati per accedere a pagine web, a chat e a videogiochi per eseguire compiti di routine, per garantire la sicurezza o per fare i passaggi necessari per votare a un referendum e aumentare così il traffico di dati e mettere più in vista una pagina internet sui motori di ricerca come Google. I canali utilizzati da Busato per pompare traffico sul sito Plebisicto.eu però non sono stati esclusivamente informatici. Anche se la scelta di utilizzare le webfarm islandesi (il sito risulta accreditato a Klapparstigur 101 Reykjavik) per sottostare a una legislazione internet più liberal e la decisione di registrare il sito 54.83.13.17 (Plebiscito.eu) ad Ashburn in Viriginia presso Amazon Tecnologies dimostra una conoscenza professionale della rete, ad alimentare il traffico (che si è fermato a un picco ragguardevole di 135 mila visitatori in sei giorni) è stato l’utilizzo sapiente dei media stranieri”.
 
Vi par serio indire un “referendum” online su un tema simile in tal modo? A me no! Ecco si tratta di tecniche di marketing e promozione politica, nulla di nuovo, una volta c’erano i numeri degli organizzatori e poi quelli della questura, oggi con la rete ci devono essere degli informatici che scoprono i trucchi e quello che mi stupisce sono i molti che ci cadono dentro. Informarsi per non farsi strumentalizzare è cosa seria.
 
Il Corriere del Veneto ha dato quindi numeri ben diversi dopo aver consultato ben tre operatori internazionali specializzate nel certificare il traffico web. Grosso modo 135.000 i voti dal web. Il direttore del Corriere del Veneto Alessandro Russello spiega che: “I dati che attribuiscono al referendum on line sull'indipendenza un massimo di 135 mila votanti (comunque tanti) invece dei 2,3 milioni annunciati, sono frutto delle stime di tre diverse importanti società di conteggio del traffico web: Alexa, Calculstat.com, Trafficestimate».
 
Di fronte a una tale smascherata Busato ha invitato i Veneti a boicottare il Corriere del Veneto e ha ribadito i numeri dati in piazza dei Signori a Treviso.
 
Di oggi la notizia che domani (29 marzo) a Sappada la Delegazione dei Dieci della Repubblica Veneta (i dieci più votati nel “referendum”) si riunirà presso il Municipio e forse saranno presenti gli osservatori internazionali per presentare il report sull’indipendenza del Veneto. Altra truffa!
 
Busato confonde abilmente i voti con i contatti legati al sito detto in modo semplice. Busato è smanioso di far politica e vuol cavalcare sull’onda emotiva di una protesta che ha le sue ragioni ma non si superano i problemi isolandosi, andando da soli, uscendo dal tanto vituperato euro.
 
Occorre dire a Busato che alimentare traffico è cosa ben diversa di provare voti. Di fatto alla prova delle urne io credo che 2,3 milioni di Veneti non andrebbero a votare.
 
Altro fatterello di cui avevamo già parlato. Sul sito Plebiscito.eu ora ci sono solo le ragioni del sì, la dicitura “a breve saranno pubblicate le ragioni del no” è sparita, ma non perché le ragioni del no siano state pubblicate e si che per Busato l’11% dei voti era un no all’indipendenza.
 
Da ultimo ribadiamo ancora una volta che spesso in Italia (ma non solo) si è abili nella truffa, si truccano i bilanci, si truccano gli appalti, si truccano i biglietti della Metro. Ecco se ce n’era proprio bisogno... si truccano pure i sondaggi perché di Referendum non si può parlare. Il Referendum è una cosa seria.

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permalink | inviato da ivano il 28/3/2014 alle 20:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il Popolo Veneto
post pubblicato in Società, il 20 marzo 2014




di Ivano Maddalena

Tra la posta in questi giorni in molte famiglie è stata recapitata una lettera. Non è una lettera del decaduto Cavaliere. In essa si espone un’iniziativa “referendaria” fatta in casa propria da Plebiscito.eu che non ha un valore effettivo, ma è un segnale da non sottovalutare affatto, visto che l’effetto Crimea ha la sua ricaduta e certamente soffia su quei movimenti separatisti e antieuropeisti.

Di chi stiamo parlando e di che cosa?

Parliamo di un referendum per l’indipendenza del Veneto. C’è un sito di riferimento appunto Plebiscito.eu. e una lettera recapitata a tutte le famiglie venete.

Nella lettera si dichiara la sostenibilità di un referendum separatista, la nomina di 10 delegati che negozieranno con lo Stato le modalità di ottenere l’autonomia o l’indipendenza, la garanzia di una presenza di osservatori internazionali e altre considerazioni che possiamo classificare delle vere e proprie baggianate.

Tra l’altro sorge spontaneo porsi alcune domande. La prima è quella di poter conoscere da quale provenienza possano essere arrivati i fondi certamente non di poca entità che sono impiegati per gestire questa iniziativa.

La seconda sarebbe interessante ancora un volta capire come sia possibile che un “privato” possa essere in possesso degli indirizzi di tutti gli adulti del veneto senza che ci sia una palese violazione di qualche norma perché è fuori di dubbio che sono state utilizzate fonti direttamente legate alle “anagrafi comunali” per la formazione delle liste elettorali, per l’invio delle lettere. Ricordate la lettera agli italiani del decaduto Cavaliere?

Veniamo alle modalità del “referendum”.

Il voto si può esprimere da parte di tutti i cittadini veneti dal 16 al 21 marzo.

Si vota rispondendo a una domanda secca con un sì o con un no: “Vuoi tu che il Veneto diventi una Repubblica Federale indipendente e sovrana?”,

C’è un Comitato del “Si” per l’indipendenza del Veneto, che si adopera per portare a conoscenza di più persone possibile le ragioni alla base dell’indipendenza. Per fare questo si è dato vita a una nuova organizzazione temporanea, il Comitato del Sì al Referendum per l’indipendenza del Veneto. Il Comitato assume la denominazione “Veneto Sì” e ha come sito internet www.venetosi.org.

C’è pure un Comitato del “No”, ma con grande sorpresa si scopre che sul sito non sono ancora pubblicate le ragioni del “No” all’indipendenza. Campeggia nella pagina un perentorio: “A breve pubblicheremo le ragioni del Comitato del no”.

Bella storia, che serietà dimostrano. Siamo al 20 marzo, ancora un giorno di voto e le ragioni del si sono spiegate ampiamente, quelle del no non sono pubblicate.

I promotori autonomisti di Plebiscito.eu per bocca del presidente del Comitato Gianluca Busato dichiarano: “Siamo a quota 1,3 milioni, oltre il 35%”, dati non verificabili.

La verità è che nella lettera, che è arrivata come un fulmine a ciel sereno, si propone una metodologia molto sofisticata di espressione del voto, ma soprattutto si danno notizie tendenziose e incentivati una forma di separazione dall’Italia che a mio parere non possono essere lasciate cadere come si trattasse di folclore.

Colpisce come per il governatore del Veneto Zaia tale iniziativa sia espressione di una volontà che si colloca all’interno di un percorso che viene da lontano e che lo stesso Zaia auspica si concretizzi in un provvedimento del Consiglio Regionale che indica ufficialmente il Referendum per l’indipendenza.

Zaia ha votato, lo ha ammesso lui stesso: “Io il referendum consultivo di questi giorni l’ho votato. E ho votato sì. Sondaggi ne girano e sono certo che più del 50% dei veneti la pensa come noi, per impostazione culturale ma anche perché in periodo di crisi quei 21 miliardi di residuo fiscale che ogni anno lasciamo a Roma pesano”.

La cosa è più seria di quanto si possa pensare. Necessario non sottovalutare la questione. In merito riporto il pensiero di Corrado Pertile, Segretario del Circolo del Partito Democratico del mio paese natale: “Credo che questo percorso sia stato colpevolmente sottostimato visto che, in quasi tutti i Consigli Comunali del Veneto, nei mesi scorsi sono state proposte delibere di supporto alla richiesta di indizione del referendum; è un risultato casualmente fortunato che solo circa 180 comuni abbiano adottato questi provvedimenti (per l’iniziativa di REFERENDUM.EU si lascerebbe capire che i comuni che hanno richiesto l'indizione in accordo con la Regione siano quasi la totalità). Purtroppo in quel percorso di avvicinamento ogni amministrazione è stata lasciata sola nel decidere mentre a mio parere si sarebbe dovuto sviluppare un forte coordinamento del partito per osteggiare sin dalla nascita, questa aberrazione producendo una documentazione adeguata a far capire che l’adozione di una siffatta delibera potrebbe anche essere penalmente perseguibile.”

Un’ultima cosa. I giornali esteri hanno dato grande risalto a tale iniziativa consultiva e alcuni giornali inglesi hanno titolato: “Venezia lascia l’Italia”. Il carnevale è finito e una simile boutade forse serve a vendere qualche copia in più

Credo che l’agenda politica abbia altre più urgenti priorità e che tale la spinta separatista sia solo da considerarsi poco più che folclore, ma non da sottovalutare mai.

Viva l’Italia, viva il Veneto.

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Il Popolo Veneto
post pubblicato in Società, il 6 marzo 2014



di Ivano Maddalena

La lista non è ancora nota, ma su nomi presenti ci sono certezze. Parliamo di coloro che sono candidati al Nobel per la pace 2014. La lista presenta un numero record di 278 candidati.

Il precedente record era stato battuto l’anno scorso con 259 candidature. L’ambito riconoscimento è andato nel 2013 all’Organizzazione per la messa al bando delle armi chimiche (Opac) implicata allora come adesso nello smantellamento dell’arsenale di Damasco.

Le candidature dovevano essere presentate entro il 1 febbraio 2014 e ai primi di marzo il vaglio si è concluso con la convalida o meno dei nominati.

Il direttore del Nobel Institute, Geir Lundestad, a conclusione del vaglio delle candidature ha detto: “Il numero di proposte aumenta di anno in anno, segno di un interesse crescente per il premio. Riceviamo candidature da tutto il mondo”.

I cinque membri del comitato, che vaglia le candidature, hanno la possibilità di aggiungere delle candidature ai nomi proposti dagli attori abituali: parlamentari e ministri di tutti i Paesi, accademici, ex premi Nobel, membri di organizzazioni internazionali. La lista dei candidati è tenuta segreta per almeno 50 anni. Lundestad si è limitato a dire che 47 dei 278 candidati sono organizzazioni. Anche se si fanno già i nomi del presidente russo Vladimir Putin,  il presidente dell’Uruguay José “Pepe” Mujica,  dell’ex informatico della Cia Edward Snowden e della pachistana Malala Yousafzai.

Sorpende come qualcuno dei sopra citati possa concorrere al Premio nobel per la pace 2014.

Ad esempio Vladimir Putin, avete capito bene. Proprio colui che in questi giorni tiene con il fiato sospeso il mondo intero. Cose da non credere. Chi l’ha proposto deve avere un’idea davvero strana della pace.

La pace non si ottiene con il rumore delle armi e tanto meno con certi proclami e intenti.

Chi lo sostiene nella candidatura? Un gruppo che si fa chiamare International Academy of Spiritual Unity and Cooperation of Peoples of the World. Hanno la possibilità di segnalare e sostenere e candidare e si dicono convinti della sincerità degli sforzi del leader russo nel prevenire bombardamenti in Siria da parte degli Stati Uniti.

Putin, sostengono, “promuove attivamente la risoluzione di ogni conflitto sulla faccia del pianeta”. I membri di questa “Academy” paiono altresì evidentemente ignari che la Russia sia il principale fra i fornitori d’armi del regime di Bashar al-Assad, né mostrano di sapere niente sulla Cecenia, né sulla Georgia.

“Putin ha fatto tutti gli sforzi necessari a garantire una risoluzione pacifica del conflitto siriano. Ha dimostrato il suo impegno per la pace nei fatti, non solo a parole”, così si è espresso Beslan Kobakhiya, vicepresidente dell’Accademia.

Il gruppo non ha chiesto sostegno al premio Nobel per la pace Gorbaciov nettamente contrario a tale candidatura. Devo dire che la mia linea e con Gorbaciov.

Sostiene Putin invece l’icona musicale dell’epoca sovietica Iosif Kobzon: “Mi offende che Barack Obama, che ha approvato atti di guerra in Iraq e Afghanistan, abbia ricevuto questo premio, e il nostro Vladimir Putin no”, ha dichiarato il cantante. Non ha tutti i torti, ma Putin è Putin un guerrafondaio, più di Obama.

Ignobile candidare Putin. Non c’è altro da dire.

E chissà cosa penserà Obama e con lui gli Stati uniti d’America nel sentire che anche Edward Snowden è candidato al nobel per la pace.

Due politici norvegesi hanno dichiarato di avere candidato congiuntamente Edward Snowden al premio Nobel per la Pace 2014. Baard Vegar Solhjell, ex ministro dell’Ambiente, e Snorre Valen hanno motivato la loro decisione sottolineando: “quanto le denunce e le rivelazioni dell’ex tecnico della Cia e della National Security Agency abbiano contribuito a creare un ordine mondiale più stabile e pacifico”. Sarà vero? Questione assai controversa.

Concludo con due citazioni sulla pace che chiariscono il mio ideale. La prima è di Baruch Spinoza: “La pace non è assenza di guerra è una virtù, uno stato d’animo, una disposizione alla benevolenza, alla fiducia, alla giustizia” e la seconda è di uno dei candidati al premio Nobel per la pace 2014; Papa Francesco. Si proprio lui e su di lui nulla da dire se non ricordare questo passaggio durante la veglia per la pace in Siria: “La guerra segna sempre una sconfitta per l’umanità, è un fallimento, porta solo morte e parla di morte”. Quella sera Papa Francesco lo gridò forte il suo monito all’impegno per la pace.

Il premio Nobel per la pace sarà assegnato ad ottobre ad Oslo. Chi sarà il vincitore?

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Il Popolo Veneto
post pubblicato in Società, il 25 febbraio 2014



di Ivano Maddalena

Sabato 22 febbraio 2014 si è tenuta presso la casa San Bastiano a Vicenza la giornata di formazione socio-politica promossa dal Laboratorio Cittadinanza Attiva dell’Azione Cattolica di Vicenza dal titolo: “Piacere Europa”.
Il convegno ha davvero dato l’occasione di parlare d’Europa con piacere, ma anche preoccupazione, mettendo in campo attese e desideri con la consapevolezza che il tema è di estrema attualità e non solo perché a fine maggio saremo chiamati a votare i nostri rappresentanti al Parlamento Europeo. Saremo chiamati ad un esercizio democratico in un tempo in cui apatia e disinteresse per la politica abitano i cittadini dove anche l’istituzione Europa viene messa in discussione, dipinta o percepita spesso come problema e non come opportunità.
Da più parti si sentono porre simili affermazioni: “L’Italia è un Paese europeo”, “siamo tutti cittadini europei”, “è importante far parte dell’Unione europea”... tutte espressioni quotidiane e note a ciascuno di noi. Secondo diverse indagini sono molti i cittadini europei che considerano l’appartenenza all’Unione europea in modo positivo. Allo stesso tempo, però, si registrano notevoli differenze fra i diversi paesi membri e alcune significative posizioni di diffidenza rispetto ai benefici apportati dall’adesione alla UE. Si sentono anche frasi del tipo: “L’Europa ci strozza…”, “L’Europa non tutela i nostri prodotti…”. Tale diffidenza è spesso generata da un’informazione scarsa o superficiale. Colpisce il fatto che molti chiedono di entrare a far parte dell’UE, nessuno degli stati che vi fanno parte chiedono di uscire.
Due relatori di indiscussa preparazione e competenza ci hanno dato l’opportunità di parlare d’Europa: Giuseppina Paterniti, Giornalista RAI corrispondente da Bruxelles e Matteo Roncarà, Segretario Regionale Veneto MFE e membro della Direzione Nazionale MFE. Sulla Paterniti non è necessario dire chi è la vediamo ogni giorno nelle reti RAI raccontarci l’Europa.
Diciamo qualcosa invece sul Movimento Federalista Europeo fondato a Milano il 27-28 agosto 1943 da Altiero Spinelli e da alcuni altri antifascisti, tra i quali Ernesto Rossi. Esso si fonda sui principi contenuti nel Manifesto di Ventotene, elaborato nel 1941 dagli stessi Spinelli e Rossi assieme ad Eugenio Colorni.
Cos’è veramente l’unione Europea dunque? Una domanda semplice che però, forse, nessuno si è mai posto e a cui forse non tutti sanno dare una risposta precisa.
L’ABC ci è stato propinato da Matteo Roverà. L’Unione europea si estende su oltre 4 milioni di km² e conta circa 495 milioni di abitanti; in termini di popolazione si colloca dunque al terzo posto nel mondo, dopo la Cina e l’India. Per estensione, la Francia è il paese più grande e Malta quello più piccolo.
Nata nel 1958 come Comunità economica europea (CEE), ossia come unione puramente economica fra sei paesi (Belgio, Germania, Francia, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi), col tempo l’Unione europea è diventata un’organizzazione attiva in tutti i settori, arrivando alla creazione di una moneta unica e di un mercato unico, con la libera circolazione di beni servizi, capitali e persone. Proprio per riflettere questo cambiamento, nel 1993 il nome CEE è stato sostituito da quelli di Unione europea. Caratterizzata come un partenariato economico e politico tra 28 paesi che ricoprono la quasi totalità del continente, la costruzione europea nasce sulle rovine della II Guerra mondiale con l’obiettivo di promuovere la cooperazione economica tra i paesi, incrementarne la interdipendenza commerciale e ridurre così il potenziale di conflitto.
Stato di diritto, dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza e rispetto dei diritti umani. Sono questi i valori di base su cui si fonda l’essenza e il significato stesso dell’Unione europea (UE).
Roncarà ci ha illuminati circa il MFE che ha obiettivi davvero alti e condivisibile volti a una vera realizzazione dell’unità.
In questo senso si sono chiariti gli obiettivi del MFE. Il punto di partenza del pensiero alla base del Movimento Federalista Europeo risiede nel vedere in crisi il modello dello stato nazionale e nell’individuare nelle caratteristiche fondamentali dello stato nazionale e del sistema internazionale di stati le cause principali delle due guerre mondiali e del nazifascismo.
Per queste ragioni, i federalisti ritengono che si debba superare la sovranità assoluta degli stati per conseguire e garantire la pace e il benessere. Da un lato, il modello dello stato nazionale va superato verso il basso, ovvero introducendo modelli di organizzazione politica e sociale il più vicini possibile ai cittadini, valorizzando ad esempio il ruolo degli enti locali o delle regioni. Dall’altro lato, il modello dello stato nazionale va superato verso l’alto, con la creazione di una federazione europea ed eventualmente anche mondiale. Il MFE vede nell’Unione europea una fase intermedia di progresso dell’integrazione europea, ma non il suo compimento. Secondo il MFE il processo di integrazione europea dovrebbe comprendere anche la sfera politica e portare alla totale cessione della sovranità dagli stati membri alle istituzioni europee.
Giuseppina Paterniti ci ha ricordato l’importanza dell’Unione Europea. Un dato in primis: per il Parlamento europeo passano circa il 75% delle leggi che hanno effetto nella nostra vita quotidiana. Un’azione di cui spesso non si ha piena consapevolezza e che trova le conferme più importanti nei diritti di cittadinanza, nei diritti economici e sociali acquisiti e rafforzati in più di sessant’anni di Unione. In questo senso basti pensare a quanto abbia inciso sulla vita degli europei la libera circolazione di persone, beni e servizi, con la libertà di lavorare e studiare all’esterno; i diritti degli utenti con l’abbassamento delle tariffe di rooming internazionale all’interno dei paesi dell’Unione; i diritti dei passeggeri su tutti i mezzi di trasporto, compresi i rimborsi e i risarcimenti per ritardi e cancellazioni; la lotta al cambiamento climatico.
La Paterniti ci ha ricordato che con lo scoppio della crisi economica Bruxelles è diventato il cuore pulsante dell’Europa dove si genera il confronto sulle problematiche che segnano il vissuto dei cittadini europei e non solo. Ha messo in evidenza il ruolo forte di Francia e Germania e a volte la pochezza della rilevanza politica degli altri paesi compresa l’Italia se si eccettua il tentativo in parte andato a segno con Mario Monti.
I giornalisti sono come al capezzale di un grande ammalato e cercano di raccontare ciò che accade.
Si afferma la grande responsabilità di chi racconta e l’urgenza dell’onesta e veridicità di ciò che si dice soprattutto in una fase dove si respira un certo euroscetticismo.
A volte si cade in un’informazione di regime o prona ai poteri, basti pensare a come è stata raccontata la crisi delle banche a cui sono stati dati 4.300 miliardi di euro, soldi pubblici, per salvarle.
Inoltre la Paterniti ha denunciato la mancanza di riforme serie e strutturali. Se non si innova, non si cresce. La necessità di camminare insieme è fondamentale ed è possibile solo mediante scelte serie che vanno rispettate da tutti gli stati membri.
Paterniti ha sostenuto la mancanza di una vera e propria alfabetizzazione sulle istituzioni europee. La confusione che regna nei cittadini, strumentalizzata a volte dai media, e che porta a conclusioni errate, basti pensare all’incapacità di distinguere tra Consiglio d’Europa e Unione europea. Due realtà differenti.
Sia la Paterniti che Roverà auspicano un’integrazione della politica degli stati membri e non delle politiche dei singoli. Questa è una grande sfida.
Molto altro è stato detto anche attraverso l’interazione con i partecipanti al convegno.
La sfida è anche quella di non disunirsi, ma di stare insieme per dire al mondo che è possibile trovare sempre un vantaggioso accordo e  vivere in pace, per condividere chi siamo, dove
vogliamo andare e contribuire a costruire un mondo migliore!
E quindi, Piacere, Europa!



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permalink | inviato da ivano il 25/2/2014 alle 16:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il Popolo Veneto
post pubblicato in Società, il 18 febbraio 2014




di Ivano Maddalena

Quelle che stiamo vivendo freneticamente sono ore decisive per la politica italiana. Renzi è sceso in campo, ma con “riserva”. Proprio così, ha accettato con riserva di formare un nuovo governo al termine di un colloquio con il capo dello Stato Giorgio Napolitano.

Il segretario del Pd ha assicurato tutto l’impegno in un contesto che giudica difficile. Occorre dire che la scelta di scendere in campo l’ha fatta, se ne assuma tutto l’onere e le responsabilità. Arriva la prova vera Renzi, quella che non lascia scampo. O la và o la spacca. Il problema è che a pagare sono sempre e solo i cittadini. Ma siamo positivi.

Dunque, dalle parole ai fatti. Non basterà più predicare rottamazione. Renzi si è reso disponibile ed è chiamato dal suo partito, che così si è dichiarato, e non solo ad assicurare continuità con quanto intrapreso e facendo i conti con tutte le forze della coalizione.

Queste le parole con cui si è espresso Renzi: “Ho ricevuto dal signor presidente della Repubblica l’incarico di provare a formare il nuovo governo. L’impegno che immaginiamo è quello di un allungamento della prospettiva politica di questa legislatura, che poi è quella che si colloca nell’orizzonte naturale, previsto dalla Costituzione. Pertanto, prima di qualsiasi discussione, è fondamentale che le forze politiche della maggioranza, per quello che riguarda il governo, e di tutto l’arco costituzionale, per quanto riguarda il profilo delle riforme, siano ben consapevoli dei prossimi passaggi. Significa, cioè, avere, nelle prossime ore, una straordinaria attenzione ai contenuti e alle scelte da fare”.

Ottimo cappello. Renzi chiarisce che quanto sta accadendo, lo si voglia o meno, non è da considerarsi come si è da più parti sentito: “dittatura”, “colpo di stato”, “al potere senza voto”, “fine della democrazia”. Niente di tutto questo.

Se tali termini risuonano da più parti la causa è da ricercarsi nell’informazione che non forma e informa bene e anche in una certa non conoscenza della Costituzione.

Tutto quanto sta accadendo è previsto dalla Costituzione, piaccia o no.

Il capo dello Stato ha dato incarico di trovare una maggioranza in Parlamento in grado di governare più serenamente. In questo modo la palla è ridata ai partiti presenti in Parlamento, in primis il Pd.

Vero che la soluzione presa appare poco rappresentativa del paese, strana, anomala, anche irrispettosa dei cittadini ma comunque legittima.

La verità è che la politica è tornata nell’alveo previsto dal nostro sistema politico e anche dalla Costituzione, cioè essere una politica di partiti. Comprendo che l’attuale situazione dei partiti non è delle migliori, ma così è. In più poi è da ammirare il tentativo di dare un taglio molto decisionista a questa politica, proprio per rispondere alle ansie di un Paese convinto che, se non si fa nulla, si finirà molto male. Per cui se Renzi fallisce, sarà ancora peggio, ci si troverà al gancio e i cittadini metteranno la parola fine all’affetto per la politica e i politici attuali che già godono di scarsa stima.

Renzi ha anche illustrato il programma dei prossimi mesi: “La piattaforma con la quale discuteremo assieme alle forze politiche è quella che prevede, entro il mese di febbraio, un lavoro urgente sulle riforme costituzionali, elettorali e, subito dopo, nei mesi successivi, immediatamente, nel mese di marzo la questione del lavoro, nel mese di aprile la riforma della pubblica amministrazione e nel mese di maggio quella del fisco”.

Sono questi i passaggi che Renzi aveva chiesto ben prima di ottenere l’incarico, anche se da più parti è stato accusato di nona vere idee, tanto meno un programma di governo. Chiaramente, queste riforme sono necessarie anche per mettere in campo un esecutivo e futuri governi capaci di lavoro e non sottoposti a ricatti.

Una riforma al mese dunque. Auguriamoci che così sia.

Matteo Renzi ha indicato, in particolare, un obiettivo: “Metterò tutto il coraggio, l’impegno, l’energia e l’entusiasmo di cui sono capace, partendo dall’emergenza più importante: quella, che riguarda non soltanto la mia generazione, che è l’emergenza del lavoro, dell’occupazione, e in qualche modo anche della rassegnazione”.

Domani, cominceranno le consultazioni. Poi, dopo lo scioglimento della riserva e il giuramento, venerdì prossimo il nuovo presidente del Consiglio dovrebbe andare in Senato e chiedere la fiducia. Dai mercati arrivano, intanto, reazioni positive: lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi ha aperto in ribasso a 195 punti, dopo la decisione di Moody's di alzare l’outlook dell'Italia da negativo a stabile.

Renzi ha delle possibilità di riuscita, ma naturalmente ha anche molti avversari. In primis coloro che godono di privilegi, situazioni particolari. Difficile rimuoverli, ma non impossibile. Il caso Mastrapasqua ne è un chiaro esempio, ma è ancora poco.

Per Renzi non sarà cosa facile formare un nuovo governo. Non lo si consideri uomo della provvidenza e speriamo non si riveli la versione più giovane di quell’esperienza che ci ha accompagnato per un ventennio e con cui Renzi intende interagire. Attento Matteo perché il Giaguaro in un sol balzo riesce a far fuori tutto e tutti, vivo più che mai e mai domo.

La politica deve tornare ad essere la cura per il bene comune e non luogo di esercizio del potere per il proprio tornaconto e di depredazione di risorse a scapito dei cittadini.

In bocca al… lupo, Renzi. Che tu possa sciogliere positivamente la riserva.

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permalink | inviato da ivano il 18/2/2014 alle 9:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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