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un racconto...
post pubblicato in A pensarci bene, il 3 maggio 2010


 

Oggi al parco

 

Da qualche tempo frequento il parco vicino a casa dove attualmente abito. Non è un parco curatissimo (anche per le cattive abitudini di qualcuno), ma sicuramente frequentato e il verde  è sempre meglio del cemento degli alti palazzi che lo circondano. Ci sono fiori, piante, panchine, stradine, la fontana. Molte persone vi usufruiscono. Chi lo percorre veloce per recarsi in ufficio e chi vi corre sudando come un treno a vapore in salita. C’è l’immancabile nonnina in carrozzina con a seguito la badante dell’est. Ci sono le coppiette di giovani fidanzatini. Le signore con i cani al guinzaglio (non sempre). Le mamme con i bimbi. Ci sono colonie di piccioni che, incuranti di tutto tra una beccata e l’altra, ogni tanto decidono di alzarsi in volo attirando l’attenzione dei presenti. Sto seduto su di una panchina collocata in un punto strategico da cui si osserva tutto ciò che accade.

Ho appena chiuso una telefonata con una persona cara e ripreso a leggere un libro di Mauro Corona: Nel legno e nella pietra. Nel frattempo mi è passato davanti un gruppo di ragazzini con un bel pallone. Devono avere appena concluso la scuola e mollato gli zaini alle madri che sono costrette a rincorrerli nel parco chiedendo loro di prendere la merenda o di bere qualcosa. Non c’è tempo. Osservo. Sta per avere inizio una partita a pallone. Il campo di gioco è un quadrato del parco delimitata da tutti i lati dalle stradine. Ci sono due panchine, quattro lampioni fanno da corner, quattro maglie, due da una parte e due al lato opposto, fungono da pali dell’immaginaria ma fondamentale porta in cui si deve far goal. Qualche minuto per determinare le squadre e via, si comincia con i calci al pallone che passa da una parte all’altra del prato. Fascino del gioco del calcio. Basta così poco per correre a perdifiato e divertirsi, anche arrabbiarsi, scontrarsi e riappacificarsi… amici come prima. E le voci si rincorrono incalzanti… “Passa, passa. Lascia la palla. Fallo… punizione, rigore! Tira, tira, noooooooooooooo, è fuori!!! Goal. Cambio portiere…. Fine primo tempo”.

Il mio pensiero corre alla partita del campionato italiano di serie A, Lazio Inter; “disputata” ieri sera e che ha visto l’affermazione dei nerazzurri per 2 a 0. Che differenza tra i giocatori in campo all’Olimpico di Roma rispetto ai bimbi nel prato del parco cittadino. Che grinta, che grida, che corse… Quanto sano impegno. Hanno pure le maglie dei loro eroi sportivi, delle squadre per cui tifano, ma la grinta e la corsa che mettono i bimbi non l’ho vista ieri sera nei giocatori laziali.

La mia mente torna a quand’ero bambino, trent’anni orsono, quando anch’io nel nostro “campetto” si tirava calci a un pallone che non finiva mai di rotolare da un lato all’altro del prato di gioco. Ero bambino anch’io e correvo, correvo e sbuffavo… mi impegnavo tantissimo. Volevo vincere, volevo segnare, o meglio parare visto che giocavo sempre in porta o quasi.

Del tempo di allora non mi è rimasto molto se non i ricordi. Ricordi che le voci, o meglio le grida dei giovanissimi giocatori che rincorrono la palla spensierati, riaccendono rendendoli presenti e suscitando un po’ di nostalgia. Ma non per questo meno graditi a me che in fondo in fondo mi sento ancora un fanciullo. Che bello vedere che nell’era della playstation, internet e diavolerie varie un gruppo di ragazzini si diverte ancora a rincorrere un pallone su un prato verde.

 


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permalink | inviato da ivano il 3/5/2010 alle 22:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Paradiso e Inferno, dentro e fuori di noi!
post pubblicato in A pensarci bene, il 9 febbraio 2010


 ....ricevo e dono alla lettura e riflessione di tutti, prima di tutto a me comunque.

Un sant'uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese:
Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno.
Dio condusse il sant'uomo verso due porte. Ne aprì una e gli permise di guardare all'interno.
C'era una grandissima tavola rotonda. Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso.
Il sant' uomo sentì l'acquolina in bocca. Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall'aspetto livido e malato.
Avevano tutti l'aria affamata.
Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia.
Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po', ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio
non potevano accostare il cibo alla bocca. Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze.
Dio disse: "Hai appena visto l'Inferno".
Dio e l'uomo si diressero verso la seconda porta. Dio l'aprì. La scena che l'uomo vide era identica alla precedente.
C'era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire l'acquolina.
Le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi manici.
Questa volta, però, erano ben nutrite, felici e conversavano tra di loro sorridendo.
Il sant'uomo disse a Dio: "Non capisco!" E' semplice, rispose Dio, essi hanno imparato anutrirsi gli uni con gli altri!
I primi, invece, non pensano che a loro stessi... Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura...
La differenza la portiamo dentro di noi!!! "

 


"Sulla terra c'è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti ma non per soddisfare l'ingordigia di pochi. Sono le azioni che contano.
I nostri pensieri,per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni.
Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo".
Mahatma Gandhi.


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Cibo di vita eterna dato per tutti...
post pubblicato in A pensarci bene, il 2 febbraio 2010


 

Una delle cose che hanno creato in me una crisi di coscienza e ministeriale. Mi son trovato più volte ad incontrare cristiani a cui era "negato il pane spezzato" (l'Eucarestia). E notizie come questa sono all'ordine del giorno con le dovute riflessioni e distinguo da parte degli interessati. Leggete: "Ad Avellino il parroco don Rocco Mansueto, ha negato la prima comunione a una bimba disabile di 10 anni, perché, a suo dire, bambina e famiglia non hanno seguito il catechismo. Il sacerdote ha fatto lo stesso errore che fa la Chiesa, negando la comunione ai divorziati risposati. Come la Chiesa, si è messo in una posizione diversa da Cristo".
Quale era la posizione di Cristo? Gesù disse: "Questo è il mio corpo che è dato per voi. Fate questo in memoria di me" (Luca 22,19), non pose nessuna condizione alla distribuzione del "pane spezzato". Giovanni riferisce che il Signore lavò i piedi anche a chi non capiva il suo gesto: "Arriva dunque a Simon Pietro. Gli dice: Signore, tu mi lavi i piedi? Gli rispose Gesù: Ciò che io ti faccio, tu ora non lo sai; lo comprenderai in seguito", (Gv 13,6-7). Nel miracolo della moltiplicazione dei pani, Gesù, delegò gli apostoli la distribuzione alla folla del pane e pesci, dicendo: "Non è necessario che se ne vadano; voi date loro da mangiare",(Mt 14,16). Non disse: "Niente pane ai divorziati risposati, e niente pane ai disabili che non conoscono le Scritture". Nessuna discriminazione per coloro che chiedono il "pane spezzato" dunque, la famosa comunione che ormai divide piuttosto che unire tra chi è degno e chi no... ma questo chi lo decide? Io, povero uomo peccatore? Evidentemente la Chiesa e il prete di Avellino non si sentono compresi in quel "voi". Evidentemente la Chiesa antepone la legge del diritto canonico, la sua legge, all'Amore che si è donato senza se e senza ma, senza distinguo, senza chiedere anima ben disposta e via dicendo. A volte leggo in certi libri le "Disposizioni per accostarsi alla Santa Comunione", ma chi ne è degno? 


Vai a vedere: http://anami.ilcannocchiale.it/2010/02/03/messaggio.html


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VicenzaPopolare
post pubblicato in A pensarci bene, il 11 gennaio 2010


 
Terre Rosse e nuove resistenze

http://vicenzapopolare.blogspot.com/2010/01/terre-rosse-e-nuove-resistenze.html


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Rispetto reciproco, giustizia! Solidarietà e benevolenza.
post pubblicato in A pensarci bene, il 8 dicembre 2009


 

Il Cardinale di Milano è anche con i poveri e gli ultimi e la Lega attacca. Si sente di ribadire che prima occorre pensare ai poveri di casa nostra e poi forse agli altri. Credete che esitano poveri di serie A o serie B? Non credo.

Calderoli:   “Tettamanzi con Milano non c'entra proprio nulla, sarebbe come mettere un prete mafioso in Sicilia”. La Lega alza la voce e offende con i suoi uomini strenui difensori del Crocifisso nelle aule scolastiche. Offende l’operato del Cardinale che fa politica, per fortuna. Cosa ha detto di male il Cardinale? Ecco un breve passaggio: “La risposta della città e delle istituzioni alla presenza dei rom non può essere l'azione di forza, senza alternative e prospettive, senza finalità costruttive. La Chiesa di Milano, il volontariato e altre forze positive della città hanno dimostrato, e rinnovano, la propria disponibilità per costruire un percorso di integrazione”. Ecco perchè i leghisti si arrabbiano tanto. Si sentono trascurati nel loro attaccamento alle tradizioni svuotate del loro significato più profondo.

Tettamanzi si è appellato alle coscienze di tutti, il suo era un preciso riferimento all'ennesimo sgombero compiuto dalla giunta Moratti ai danni di 250 rom accampati in via Rubattino, 40 dei quali sono bambini e frequentano le elementari (abbiamo visto e sentito tutti la solidarietà delle maestre, e incredibile la manifestazione in favore dei rom che ha sfilato in San Babila giovedì scorso).  Molti i politici che in queste ore si sono schierati in difesa del cardinale. Bindi (Pd): “Inaccettabile”. Formigoni (Pdl): “Non condivido gli attacchi”. Casini (Udc): “Sono scandalizzato”. Donadi (Idv): “Attacco becero e di stampo fascista”. Vendola (Sl): “Attacco ignobile e razzista”. Pezzotta: “Osceno”. Pisanu: “Attacco rozzo e volgare da esperto di nozze celtiche”.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha preso posizione a difesa del cardinale. “L'impegno della Chiesa è essenziale anche da un punto di vista della società civile”. Grazie Presidente!

La Chiesa gerarchica solo oggi per mezzo del Cardinale Bertone ha preso una posizione di piena solidarietà e appoggio al Cardinale, almeno a parole: “Non c'è nessun problema - ha dichiarato Bertone - raccomando rispetto e verità per Tettamanzi, che è pastore della chiesa ambrosiana che dà la vita per il suo popolo”, ma mi sa che il Cardinale di Santa Romana Chiesa resterà solo ancora una volta. Solo, ma uomo libero. Impagabile libertà di dirla dritta senza peli sulla lingua.

Mi viene spontaneo porre alcune domande a chi si riconosce nella lega e a tutti coloro che sono pervasi da una vena razzista che è l’esatto contrario del rispetto e dell’arte della politica.

Cari leghisti: come pensate il mondo in cui vivete? Come giudicate le persone che incontrate? Chi è l’altro per voi? Cosa significa per voi solidarietà? Cosa implica la difesa dei valori cristiani per voi? E io dico, ma lasciate stare, preoccupatevi di altri problemi, no di Crocifisso! E se proprio volete: perché siete paladini del Crocifisso e i “cristi” per strada non vi interessano, li rigettate in mare, li respingete, li volete addirittura sfruttare? Credete che alla fine avrete la meglio sul bene? Si perché voi vi ergete a paladini del bene. Quale poi? Guide cieche, lecchini, ai piedi di chi vi ha insegnato l’interesse personale rispetto al bene comune. Uscite inaccettabili le vostre. Vergogna!

Siete offensivi con le vostre parole e il vostro modo di agire, chiaramente così esprimete ciò che avete dentro… Ditemi se non è così. Può essere che mi sbaglio. Chiedo venia.

Rispettare: sapete cosa vuol dire tra le tante possibili definizioni?

Guardare alla persona, ad ogni persona, facendo molta attenzione per non ostacolare e compromettere la realizzazione della persona stessa, della sua ricchezza. Guardando alla persona ne comprendiamo il valore, la ricchezza e la aiutiamo indipendentemente che sia un povero di casa nostra o un povero “straniero”.  Solo rispettando possiamo vedere la dignità di ogni essere umano, averne cura, prenderci a cuore la sua vita e così facendo la nostra.

 

Cari politici tutti leggetevi di Platone, il Protagora: l’arte della politica. Due principi ordinatori: rispetto reciproco e giustizia. Due vincoli tra cittadini: solidarietà e benevolenza. Piccolo passaggio: “Quando gli dei ebbero plasmato le stirpi animali, incaricarono Epimeteo di distribuire le facoltà…Epimeteo non si accorse di aver distribuite tutte le facoltà agli animali irragionevoli: il genere umano rimaneva ancora sfornito di tutto..nudo, scalzo, indifeso, inerme..,Prometeo pensò di rubare a Efesto e ad Atena il fuoco e l’abilità meccanica e di farne dono all’uomo…ma ciò non bastava a garantire la vita degli uomini perché essi…non possedendo l’arte politica, cioè l’arte di vivere assieme, si facevano torto a vicenda…si disperdevano e morivano…Dovette allora intervenire Zeus…,egli inviò Hermes a portare agli uomini il rispetto reciproco e la giustizia affinché fossero principi ordinatori delle comunità umane e creassero presso i cittadini vincoli di solidarietà e di benevolenza […] Zeus stabilì che tutti partecipassero dell’arte politica, cioè del rispetto reciproco e della giustizia”.(Platone, Il Protagora, Mito di Prometeo e Epimeteo )

 

Rispetto reciproco, giustizia! Solidarietà e benevolenza.

Per Zeus! Quanto ne abbiamo bisogno. Cose antiche… attuali.


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Il vero PIL
post pubblicato in A pensarci bene, il 30 novembre 2009


 

In questo tempo si parla molto del cosiddetto PIL.

Che sarà mai? Vogliamo definirlo e per farlo prendo in prestito ciò che tutti possono trovare su Wikipedia, l'enciclopedia libera. In essa si legge: “Il reddito pro capite è spesso usato per misurare il grado di benessere della popolazione di un paese, comparato agli altri paesi. Perché i diversi dati siano comparabili dev'essere espresso in termini di una moneta usata internazionalmente come l'Euro o il Dollaro. Da sottolineare comunque che questo indice non sempre rappresenta in maniera corretta il benessere di un paese, soprattutto quando si confrontano paesi economicamente e culturalmente molto diversi. Inoltre diversi studiosi sono convinti che il PIL non sia effettivamente in grado di calcolare il grado di benessere di un paese.” Suggerirei il grado di benessere di un cittadino, di una persona.

Diamo alcuni numeri. Pil in crescita dell'1,1% nel 2010 e dell'1,5% nel 2011, dopo una flessione del 4,8% nel 2009. Queste le nuove previsioni Ocse per l'Italia riviste in rialzo rispetto alla crescita dello 0,4% per l'anno prossimo. La disoccupazione e' rivista al ribasso all'8,5% nel 2010 (dal 10,2% indicato 6 mesi fa) ed e' attesa all'8,7% nel 2011. L'attivita' e' rimbalzata nel terzo trimestre sulla spinta della domanda interna favorita dal miglioramento delle condizioni finanziarie, spiega l'Ocse, ma ''tempi e forza del rimbalzo sono incerti''.

Credo che però non si possa misurare il benessere in relazione al PIL. Il PIL misura tutto eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta. Robert Kennedy, ormai cinquant’anni fa, diceva che: “Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base del Down Jons ne tanto meno sul PIL”. Parole sacrosante, checche ne dicano i nostri politici impelagati in beghe che non tangono certamente conto del bene comune, del benessere reale dei cittadini i quali vedono sempre più spesso i bisogni reali insoddisfatti. Prendo in prestito Maslow per ricordarli velocemente la piramide da lui dettata partendo dalla base ovviamente: bisogni fisiologici, bisogno di sicurezza, bisogni di appartenenza o affettivi (sentirsi amati, accolti e desiderati per ciò che si è), bisogno di stima (valorizzati) e da ultimo il bisogno di autorealizzazione. Ciascun bisogno può essere soddisfatto solo se sono soddisfatti quelli precedenti. Credo sia difficile se non impossibile costruire una piramide iniziando dalla punta, ma dalla base si. Sentirsi cittadini significa avere il diritto e il dovere di adoperarsi perchè tutti i bisogni siano soddisfatti. Stanno bene gli italiani tutti? Sono soddisfatti nei loro bisogni? Forse qualcuno. Ho il tarlo del dubbio che rode.

A me pare che i ricchi siano sempre più ricchi e sempre meno, mentre cresce il numero di coloro che non arrivano a fine mese, non hanno lavoro, non vivono serenamente il presente e non guardano al futuro con grande speranza. Io non voglio essere pessimista, anche perché delle idee le maturo in ordine alle scelte e al vivere ma di fatto il reddito pro capite non indica la distribuzione del reddito all'interno di un paese. In molti paesi infatti un piccolo gruppo di persone straricche può far aumentare notevolmente il reddito medio dell'intera popolazione di cui la maggioranza può essere poverissima (vedi tanti stati del mondo, soprattutto Africa).

Cari politici imparate a prendervi veramente a cuore i cittadini.

Heidegger in Essere e tempo, parla della “Cura”. Tra il pensiero vi è l’idea del farsi carico e vi si legge: “Poiché infatti fu la Cura che per prima diede forma all’uomo, la Cura lo possiede finchè esso sia”.

Lo vogliamo riscoprire che è nell’essenza dell’uomo il prendersi cura delle cose e delle persone?

Con Heideger riconosciamo i due modi di prendersi cura. Quello negativo e quello positivo.

Quello negativo è: “avere  cura degli altri”, cioè sottrarre agli altri le loro cure, procurare loro delle cose. Ciò porti a una vita non autentica.

Quello positivo è: “aiutare gli altri ad essere liberi di assumersi le loro cure (onorarle), aprirli a trovare se stessi e di realizzare il proprio benessere, coesistere. Ciò porta a una vita autentica. Degna di essere vissuta. Ciò procura un benessere impagabile e non c’è moneta che possa misurarlo.

Sapete cosa mi fa star bene veramente? Sapete come misuro il mio benessere?

Ciò che ricevo in dono per guarire le mie povertà. E ciò che ricevo lo rimetto in circolo offrendolo.

Una frase che ho trovato in un libro di Wayne Dyer riassume bene ciò che intendo: “Nessuno può chiedere a un altro di essere guarito. Ma può permettere a se stesso di essere guarito e offrire così all’altro ciò che ha ricevuto. Chi può donare a un altro ciò che non ha? E chi può condividere ciò che si nega?”

Il mio benessere lo misuro tutti i giorni quando a sera riesco a veder che ho dato e accolto, ho lavorato con le mie mani e ho condiviso con qualcuno le verdure coltivate nel mio orto, ho dedicato al mondo una poesia, ho letto un buon libro, ho fatto bene il mio lavoro di insegnante e con ciò che guadagno e vivo e non vivo per guadagnare chissà quale cifra. Apprezzo ciò che ho e soprattutto ciò che sono. Apprezzo la presenza degli altri e sono riconoscente. Il mio benessere lo misuro quando nelle mie relazioni mi sento amato, stimato e valorizzato. Sveglia! Ognuno di noi è la sua opera e di ciò che ci ha costruito e costituito qui e ora. Lavoriamo per un “PIL”  che renda a tutti la possibilità di vivere con dignità, in modo autentico e realizzante, di benessere che non è solo stare bene ma di essere bene.


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permalink | inviato da ivano il 30/11/2009 alle 19:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Acqua: indisponibile!
post pubblicato in A pensarci bene, il 21 novembre 2009


 
 lago di Fimon

Parliamo dell’oro blue visto che quello nero sembra essere stabile e che a quanto pare, se si scioglie ancora un po’ di ghiaccio, ne potremo estrarre ancora tantissimo ed è già partita la corsa al polo Sud. Qualcuno diceva che la terza guerra mondiale si sarebbe combattuta per l’acqua. Non cadiamo nella tentazione apocalittica già si guarda al 21 12 2012 come data della fine. Quanti pensieri. Ma uno mi interpella veramente in profondità.

Ma io mi domando: l’acqua è proprietà privata? L’acqua fonte della vita. Ma chi è che l'acqua la vuole mettere in vendita? Il nostro governo, o meglio chi ci governa, che ponendo la fiducia sul decreto legge Ronchi, ha ceduto ai privati il diritto alla gestione del rubinetto di casa mia e di tanti uomini e donne che di acqua in tanta parte sono fatti?

Io sono nettamente contro la privatizzazione dell'acqua.

Alcuni numeri. In Italia abbiamo 181 mila chilometri di acquedotti e reti idriche che sono un colabrodo. In tutta Italia perdiamo il 42% dell'acqua.

Questa è una delle motivazioni utilizzate dal governo per giustificare la privatizzazione.
Come possiamo capire c’è chi ne guadagna da questa decisione del Governo.
Ci guadagnano i privati, ci guadagna il capitale. I potenti dell’economia.
La verità è che lo Stato ha investito sempre meno nelle reti idriche (vedi conseguenze sopra). Per l'acqua non ci sono soldi.
Ci perde la politica (governo del bene comune), i nostri politici dicono di “affidare” ai privati interessati e ricchi già di molti altri beni, i costi che gli enti pubblici non possono sostenere, ma si sa benissimo che i privati i soldi e i lavori non se li sobbarcheranno a gratis e scaricheranno comunque i costi sui cittadini “vendendo l’acqua” a un costo maggiore e quindi ci perdono i cittadini che vedranno crescere le bollette e soprattutto un loro diritto venire meno.

Cosa fare, oltre ad indignarsi, di fronte a una legge simile?

C’è chi sostiene che nonostante questa legge i comuni possono fare un'azienda pubblica e gestire la propria acqua in chiave totalmente pubblica. Dicono che giuridicamente ciò sia possibile. “Le vecchie municipalizzate, per intenderci quelle che noi chiamiamo 'aziende speciali', con totale capitale pubblico si possono fare.” In questo senso ha parlato padre Alex Zanotelli. Si, ma caro Alex, ti rendi conto che i comuni sono stati ormai prosciugati. Se penso ai consorzi di bonifica anche della mia zona o al “fontanaro” che un tempo gestiva i vari acquedotti del mio paese e ora chi ci pensa più? O come ci pensavano? Perché già qualcuno se ne approfittava anche tra loro purtroppo.
Ricordiamo che le regioni autonome decidono loro sull'acqua perché, checché ne dica il governo, regioni come Trentino, Valle d'Aosta e Sicilia possono decidere per conto loro.

Qualcuno pensa di poter percorrere la via che ritiene che l’acqua è un bene talmente particolare che è importante evidenziare che la norma è incostituzionale. Ti credo: l'acqua è questione di vita o di morte.

Qualcuno propone il referendum per favorire la discussione fra la gente, anche se è chiaro che il governo ponendo la fiducia vuole dire no e quindi impedirlo… Grave! E pensare che la maggioranza anche su questo punto “fa acqua” mi vien spontaneo. Mi sa che goccia dopo goccia si erode la solidità della maggioranza… ma questo è altro tema.

L'Onu, propone che a ogni uomo sia garantito almeno 50 litri di acqua per lavarsi, per cucinare, per bere, per i bisogni essenziali.

Il Papa è stato chiaro nella sua enciclica, ha parlato dell'acqua come di diritto fondamentale umano.

L’acqua è un bene pubblico, l'acqua è un bene di non rilevanza economica, non ci si può speculare sopra, e come tale va gestito. A meno che non si voglia far riflettere sul fatto che anch’io cittadino la posso gestire nel mio privato, a partire da me con un corretto uso del rubinetto quando mi lavo i denti.

"Non illudiamoci, è pura ipocrisia se la gestiscono i privati è inutile che venga chiamata acqua pubblica, è una presa in giro". Così dice padre Zanotelli e questo lo penso pure io e alla prossima magari con l’aria e allora adotteremo uno slogan della pubblicità modificandolo a d’uopo: toglietemi tutto ma non l’aria… altrimenti: muoio.

E io? Io, mi voglio impegnare a fare attenzione a non sprecarla. Mi ha fatto riflettere un dato della mia bolletta: in sette mesi ho consumato ben 27 metri cubi d’acqua. Pochi? Tanti? Beh spero che nei successivi mesi sia meno, e non solo per pagare meno, ma perché l’acqua è un bene prezioso, perché io ne ho e altri no. Anche l’acqua è un bene “indisponibile”, come l’aria, la vita!

Che dite?

Per approfondire:

Campagna nazionale "SALVA L’ACQUA" del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua www.acquabenecomune.org

Testo ufficiale del decreto - Parlamento, www.parlamento.it/parlam/leggi/decreti/09135d.htm





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