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A volte portiamo, a volte siamo portati....
post pubblicato in Per riflettere, il 26 ottobre 2015


MIO FRATELLO

Lungo un sentiero ripido e pietroso ho incontrato una piccola bambina che portava sulla schiena il suo giovane fratello.
"Bambina mia - le ho detto - stai portando un pesante fardello!".
Lei mi ha guardato e mi ha detto: "Non è un fardello, signore, è mio fratello".
Sono rimasto interdetto. La parola di questa bimba coraggiosa si è impressa nel mio cuore. E quando la pena degli uomini mi schiaccia e perdo del tutto il coraggio, la parola di questa bimba mi ricorda: "Non è un fardello che tu porti, è tuo fratello".

Anonimo dell'America Latina




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Il Popolo Veneto
post pubblicato in Per riflettere, il 29 dicembre 2014



di Ivano Maddalena

L’avversario c’è. Presenta le sue credenziali. A volte è più vicino di quello che si possa immaginare.

A volte si nasconde, ma se provocato esce fuori allo scoperto o manda avanti le sue truppe assoldate e smaniose di farsi notare. Altre volte interviene direttamente e pare voglia sferrare un attacco senza precedenti e allora ecco che avvia di nuovo la macchina del fango che tanto bene conosciamo qui in Italia. 

Fango mediatico che l’avversario sparge a destra e a sinistra. Il bersaglio da colpire è sempre ben preciso. Lo scopo ineluttabile è quello di screditare, sminuire, isolare e via discorrendo.

C’è un mandante, l’avversario ideatore, un mandato, la firma operativa e un bersaglio che non sta certo li a  porgere l’altra guancia. Trattasi di una lotta tra persone che la pensano in modo diverso e ci può stare, ma nel rispetto reciproco. Sta di fatto che se colti in errore e smossi nel torpore della propria coscienza la prima reazione è quella di giocare sporco. Infangare appunto.

Chi infanga usa la macchina ben oliata della comunicazione che mette in prima pagina le parole che lasciano basiti, offesi e irritati. Stupefatti pure, anche perché chi si è prestato ad infangare, il mandato che appone la firma operativa, ha un curricolo di tutto rispetto e forse ha commesso una sciocchezza offendendo la sua lucida intelligenza che reputo un po’ offuscata dal tempo che passa.

Stiamo parlando dell’articolo apparso il giorno 24 dicembre sul Corriere della Sera a firma Vittorio Messori (“I dubbi sulla svolta di Papa Francesco” clicca qui per leggere). L’infangato è Papa Francesco, e i mandanti chi sono? Lo diremo dopo, più sotto.

L’articolo non passa inosservato. Una testata nazionale di così grande importanza s’impegna in una campagna che fin da subito era pensabile visto che, dopo alcune settimane, si era stati sconvolti dal nuovo Pontefice che tutto è tranne che a loro immagine e somiglianza. I mandanti non vi si riconoscono in questo Papa che ora per loro è scomodo.

Certo che Papa Francesco non ha peli sulla lingua. Ama la verità. Anzi ama la Verità e la testimonia con forza, fede, coraggio e gioia.

A qualcuno non sta bene. L’avversario manifesta il suo disappunto e ora scende in campo tirando un colpo di grande effetto, ma che credo e spero sortirà solo un pugno di polvere spazzata via dal vento della nuova primavera.

Non ci stiamo a vedere infangato un uomo venuto da lontano, animato da sincerità e amore per Dio e per la Chiesa per cui auspica una trasformazione e conversione evangelica autentica.

Papa Francesco i suoi “colpi” li tira e senza paura, ma per amore della verità, della Verità. Chiede il sostegno della preghiera di molti credenti che in lui vedono un segno tangibile di speranza. Mira a una Chiesa più credibile, povera e missionaria. Una Chiesa annunciatrice di una buona novella e non escludente, dogmatica, preoccupata di arroccarsi e mantenere privilegi.

Papa Francesco in occasione degli auguri alla Curia non è stato per nulla formale e non ha perso l’occasione per mettere in chiaro le carte, manifestare cioè i mali che segnano la vita della Curia ma anche di ciascuno di noi. Ha parlato a tutti Papa Francesco non solo ai porporati.

Ogni volta che Papa Francesco parla provoca un terremoto che scuote le coscienze, per chi si vuole lasciar interpellare e non rimane fermo nelle sue sicurezze.

Credo che alcuni porporati vivano un senso di angoscia e disperazione nel verificare che Papa Francesco non è arginabile, lavorabile, asservito al potere, ad un certo tipo di Chiesa che non ha futuro, ma che ha un presente risentito, osteggiante la novità che poi non è altro che un tornare al messaggio autentico del Vangelo.

Questo disturba l’avversario. L’avversario non rimane indifferente a chi lo pungola e scuote nelle sue malefatte. Smascherato invece di lasciarsi amare e convertirsi, si vendica.

Il discorso augurale di Papa Francesco si è trasformato in benzina per alimentare la macchina del fango ed ecco subito pronta la risposta appunto attraverso la via della comunicazione sulla prima pagina del Corriere della Sera proprio prima del Natale. Che gran bel dono, ben confezionato, ma che non ci smuove o spaventa. Certo ci interroga e ci fa anche un po’ soffrire.

Poveri Cardinali. Povero Cardinale Bertone e soci, povero Cardinale Scola tutti colpiti da sindrome di fobo-profezia. Stanno già temendo il prossimo discorso augurale di Papa Francesco potreste avere una ricaduta e allora sì che saranno dolori.

L’“avversario”, di biblica memoria, potrebbe insinuare nelle vostre menti e nel vostro cuore ulteriore fango da spargere con perfida finezza e mezzi più forti. Vigilate sul vostro operato.

Ma in sostanza cosa emerge dal testo di Messori? Un elenco di “errori” commessi da Papa Francesco, emerge chiaro il messaggio: Papa Francesco “NON CI PIACE”. Questa è la sentenza che vi si desume. Alle malattie che colpiscono i curiali e anche noi si risponde con un elenco di azioni di Papa Francesco che è reo di avere “turbato il cattolico medio”.

Un cattolico turbato dall’imprevedibilità del Papa.

Dopo aver elencato questi gravi imperdonabili errori che evidentemente lo hanno molto turbato, sentenzia: “Chi sono io per giudicare?”. E già, e che cosa è l’articolo se non un giudizio negativo sul Papa Francesco?

Anzi dirò di più. Un articolo infangante e offensivo.

Io “Cattolico-medio”, anzi meno ancora, non mi sento per nulla turbato da Papa Francesco.

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Aforisma
post pubblicato in Per riflettere, il 8 novembre 2013


"La felicità è una scelta quotidiana. Non la trovi in assenza di problemi. La trovi nonostante i problemi."

Stephen Littleword, Aforismi

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Vangelo
post pubblicato in Per riflettere, il 31 maggio 2013


Corpus Domini

Il miracolo della condivisione: Luca 9,11-17

“Voi stessi date loro da mangiare”

 

11Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.

12Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». 13Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». 14C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». 15Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. 16Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. 17Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

 

“Prese a parlare alle folle del regno di Dio

e a guarire quanti avevano bisogno di cure.”

Gesù parla del Regno di Dio

e guarisce chi è bisognoso di cure.

Gesù chiede a ciascuno di noi di fare altrettanto.

Donarsi senza se e senza ma.

Occorre anche imparare a riconoscere il bisogno

e dare una risposta giusta, pensata e concreta.

Il giorno finisce e l’uomo ha bisogno di attenzione.

C’è bisogno di curare l’uomo nella sua interezza.

I Dodici richiamano Gesù:

“Congeda la folla…”

Essi aggiungono le motivazioni di tale invito.

Tutto plausibile e opportuno ma…

Si dimenticano di chiedere a Gesù che cosa pensa di fare.

Certamente Gesù sa bene ciò che vuole fare,

Gesù vive la preoccupazione dello spirito e non pensa al terreno.

Di fatto ci dice ciò che più conta con una parola che spiazza:

“Dategli voi stessi da mangiare”.

Apriti cielo, tutto si poteva immaginare, ma questo è troppo.

Come dire; io ho parlato voi ora operate, fate.

Pensateci voi, coraggio.

Sorge la lecita e spontanea obiezione:

“Non abbiamo che cinque pani e due pesci,

a meno che non andiamo noi a comprare viveri

 per tutta questa gente”.

 C'erano infatti circa cinquemila uomini.

Tanti, troppe persone, come fare?

“Fateli sedere per gruppi di cinquanta”.

L’uomo si siede e attende l’iniziativa di Dio,

ma non senza l’uomo Dio si fa presente.

Gesù non crea i pani e i pesci, prende quelli che hanno i suoi.

E li spezza. La grandezza della fede è qui.

L’uomo collabora alla condivisione benedetta,

il poco che siamo e abbiamo

diventa tanto e se ne avanza pure.

Con Gesù tutto è possibile.

Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate

 furono portate via dodici ceste.

Dodici quanti gli apostoli.

Il messaggio è chiaro:

Dare se stessi agli altri come Gesù fa di sé.

Noi siamo cibo per il prossimo.

La condivisone di ciò che si è e si ha

è la via per ritrovarsi interi e moltiplicati.

 

 


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Vangelo
post pubblicato in Per riflettere, il 18 maggio 2013


Pentecoste

Lo Spirito dono del Padre e del Figlio: Giovanni 14,15-16.23-26

Il primo Paraclito è Gesù

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
 
 

Il brano è parte del discorso di addio, pronunciato da Gesù,

 ai suoi discepoli durante l'ultima cena;

Gesù saluta i suoi, ma al tempo stesso assicura

che non li lascerà soli.

La sua presenza continuerà in un modo diverso,

ma non meno reale, assicurata dall'altro Paraclito,

lo Spirito suo e del Padre.
 “Se mi amate osserverete i miei comandamenti.”
Amare Gesù significa osservare i suoi comandamenti.

Ma cosa intende Giovanni con il termine comandamento?
Intende il comandamento che Gesù ha ricevuto dal Padre

e cioè fare la Sua volontà, offrendo la vita.

Ecco il mistero dell'obbedienza di Gesù,

 totalmente consegnato nelle mani del Padre,

libero nel compiere solo la volontà del Padre

e proprio per questa sua obbedienza innalzato nella gloria.
Giovanni indica anche il comandamento che Gesù

dona ai suoi discepoli la cui osservanza produce gioia.

In terzo luogo la fedeltà al Vangelo

e a seguire l’esempio stesso di Gesù.

Si può parlare anche del comandamento nuovo,

il comandamento dell’amore:

“Che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato,

così amatevi anche voi gli uni gli altri.

L’amore al prossimo diviene il segno

Dell’amore che si ha nei confronti di Gesù.

“e io pregherò il Padre e egli vi darà un altro Consolatore

perché rimanga con voi per sempre.”
Ecco il dono del Paraclito, il sostenitore, colui che assiste,

definiamolo l’avvocato.

Il primo Paraclito è Gesù stesso.

Andandosene manderà un altro Paraclito.

Egli sarà sempre con voi. Lo Spirito sarà con i discepoli,

presso i discepoli, e nei discepoli.

Egli è dato perché trasformi l'assenza di Gesù in una presenza,

 "nello Spirito" e perche i discepoli non si sentano abbandonati.

“Se uno mi ama, osserverà la mia parola,

 e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui

e prenderemo dimora presso di lui.”
Continuare ad amare Gesù,

osservare la sua Parola,

dimorare, cioè rimanere disponibili

ad essere abitati e abitare nell’Amore.

Se qualcuno ama Gesù e osserva la sua Parola

Gesù viene e con lui il Padre,

perché essi sono una cosa sola.

La dimora era per eccellenza il Tempio di Gerusalemme,

il luogo della presenza di Dio in mezzo agli uomini.

Davvero Dio ha preso dimora tra gli uomini.

Nel mistero dell’Incarnazione,

si compie la promessa della presenza di Dio tra gli uomini.

“Chi non mi ama, non osserva le mie parole;

 e la parola che ascoltate non è mia,

ma del Padre che mi ha mandato.”

C’è poco da dire, chi non ama si autoesclude.

Se si rifiuta Gesù, si rifiuta colui che l’ha mandato.

“Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi.

Ma il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel nome mio,

lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.”
Lo spirito Santo è la chiave di lettura della Scrittura,

della vicenda umana e divina di Gesù,

della sua predicazione e della sua opera che

continuerà nei discepoli con il sostegno dello Spirito.

Il Paraclito, insegnerà e ricorderà

le parole di Gesù per i discepoli con chiarezza,

molto più che al tempo in cui le avevano ascoltate.

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Vangelo
post pubblicato in Per riflettere, il 3 maggio 2013


Figlio e Spirito uniti nel condurre alla fede

VI° Domenica di Pasqua: Giovanni 14,23-29

Lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto

Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
27Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 28Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. 29Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. 30Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla, 31ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco. Alzatevi, andiamo via di qui».

 

Ancora uno stralcio del discorso di addio che Gesù

rivolge ai suoi discepoli durante l'ultima cena.

L’addio di Gesù è preludio della sua morte,

la sua missione sta per volgere al termine.

Egli aveva già annunciato più volte la sua dipartita.

Ora, Gesù, ricorda ai suoi come dovranno comportarsi.

Dice ai suoi cosa gli accadrà, sta per lasciarli,

ma presto sarebbe tornato e avrebbe donato lo Spirito.

Quelle di Gesù, sono parole di rara profondità,

valide allora e pure oggi per noi tutti.

“Se uno mi ama, osserverà la mia parola,

 e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui

 e prenderemo dimora presso di lui”.
Gesù ricorda l’importanza dei comandamenti

e della conoscenza di Dio.

Ogni uomo è chiamato ad amare Gesù, in modo fedele.

Come? Attraverso l’osservanza della Parola di Gesù.

Parola da custodire, meditare e testimoniare.

Chi ama il Figlio verrà amato dal Padre

nel senso che nell'ascolto della parola e nel desiderio

 di essere unito a Dio, si renderà conto di questo amore

che viene riversato su di lui e non potrà che gioirne.

Al contrario...

“Chi non mi ama non osserva le mie parole;

e la parola che voi ascoltate non è mia,

ma del Padre che mi ha mandato.
Chi ama Gesù comprende la sua Parola,

chi non lo ama, non comprende le sue parole.

La Parola non è neppure di Gesù, ma è del Padre,

Egli la comunica in piena comunione con il Padre.

Vi è comunione di amore tra il Padre e il Figlio,

 chi osserva la Parola è coinvolto in tale comunione.

“Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi.”
Gesù cerca di chiarire il suo futuro, non è molto chiaro.

I discepoli comprendono poco.

Le verità si comprendono vivendo e poco per volta.

Si comprenderà in pienezza Gesù e la sua missione

dopo la sua morte e risurrezione,

quando verrà lo Spirito. Infatti…

“Ma il Paraclito, lo Spirito Santo,

 che il Padre manderà nel mio nome,

egli vi insegnerà ogni cosa

 e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.”
Lo Spirito ha due compiti fondamentali:

insegnare e ricordare.

Interpretare la Scrittura in modo autentico

e attualizzarla nel presente e nel futuro.

Ricordare, non solo fare memoria,

ma comprendere in profondità il messaggio di Gesù.

“Vi  lascio la pace, vi do la mia pace.

Non come la dà il mondo, io la do a voi.

Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.”
Il discorso di Gesù volge al termine.

Rassicura nonostante un tempo di sua assenza.

Ne turbamento, ne timore colpirà i discepoli di Gesù.

Egli dona la pace e l’invito a non lasciarsi spaventare.

“Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò da voi.

 Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre,

perché il Padre è più grande di me .”
Gesù ripete il concetto: se ne sta andando.

Invita i discepoli alla gioia.

Gesù torna al Padre e così sarà per tutti.

Ve l'ho detto ora, prima che avvenga,

perché, quando avverrà, voi crediate.”
Gesù ha provato a preparare i suoi discepoli,

non servirà a molto,

sarà necessario il dono dello Spirito come annunciato.

Lo Spirito aiuterà a riflettere, a comprendere

e ad essere capaci di una testimonianza forte.




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Vangelo
post pubblicato in Per riflettere, il 19 aprile 2013


Io e il Padre siamo una cosa sola

IV° Domenica di Pasqua: Giovanni 10,27-30

“le mie pecore ascoltano la mia voce”

27Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. 28Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. 29Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. 30Io e il Padre siamo una cosa sola.

 

Il capitolo decimo di Giovanni si divide in due sezioni:

 vv. 1-21 rivelazione di Gesù come buon pastore;

vv. 22-42, durante la festa della Dedicazione,

Gesù si rivela come Figlio di Dio.

 

Siamo nel bel mezzo della festa della Dedicazione

che faceva memoria della riconsacrazione del Tempio

avvenuta nel 164 a.C. dopo la profanazione attuata da Antioco IV.

Otto giorni di festa, in cui si leggevano testi sacri,

in particolare Ezechiele 34 contro i cattivi pastori d’Israele.

Si ripeteva il rito dell'accensione delle lampade

per significare che la libertà aveva brillato

contro ogni speranza.

“Le mie pecore ascoltano la mia voce

 e io le conosco ed esse mi seguono.
Gesù si trova nel portico di Salomone,

e parla delle “sue pecore” che sono chiamate a:

ascoltare, seguire e quindi non perire, non perderesi.

L’ascolto è il fondamento di ogni possibile atto di fede,

del credere e implica il seguire,

ma non in modo passivo,

bensì con impegno e fatti concreti.

In dono si riceve molto di più di quanto si spera:

 “Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno

 e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Seguire Gesù Maestro, Colui che ha parole di vita eterna,

dona la vita per i suoi, e li custodisce,

ci conosce uno ad uno, significa sperimentare la salvezza,

essere al sicuro, non perdersi,

avere in dono la grazia della vita in pienezza, la vita eterna.

Certo la prova e la persecuzione,

sono una realtà nella vita del gregge,

non sono scansate, ma semmai affrontate con coraggio.

“Il Padre mio, che me le ha date,

 è più grande di tutti e nessuno può strapparle

 dalla mano del Padre.
Ecco la garanzia, forte e chiara,

la comunione tra il Padre e il Figlio

esprime un’unica volontà di amore fedele

e di una volontà di salvezza.

Chi riconosce in Gesù il Salvatore,

fa esperienza della prossimità del Padre

e della comunione con Lui.

Nel Figlio siamo figli amati e prediletti,

mai condannati, giudicati con amore.

Noi siamo le sue pecore, invitate ad ascoltare la sua voce.

Siamo una ricchezza nel cuore di Dio.

Il Figlio, a cui è affidato il gregge,

 ci custodisce come buon pastore,

un pastore decisamente speciale, unico,

che stipula un’assicurazione con il Padre

dalle cui mani nessuno potrà predenderle

“Io e il Padre siamo una cosa sola.”
Siamo al vertice della rivelazione,

Gesù si rivela come Figlio di Dio.

Una voce che è garanzia, da cui non ci si deve allontanare,

altrimenti ci si perde o si è portati via.

La vera fortuna è che la voce, quella Voce,

è dentro ciascuno di noi

come il respiro

non se ne può fare a meno.

Chi respira la Sua presenza

sta saldo e non si smarrisce.

Della Sua cura, guida, incoraggiamento e custodia

non si può fare a meno.


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permalink | inviato da ivano il 19/4/2013 alle 19:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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