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Cuba - USA: "Todos somos americanos"
post pubblicato in Da pensare, il 21 dicembre 2014




di Ivano Maddalena

Tutto è destinato ad avere una fine. Ma tra la reale fine e il proposito di porvi fine può passare molto tempo. Possono mancare le condizioni, può non esserci l’effettiva volontà. Ad un certo punto può sembrare fallimentare perseverare su una via e opportuno provi fine. Nel caso di cui andiamo a parlare ben 52 anni grosso modo son passati da quando un colosso mondiale come gli USA hanno “tagliato” i ponti dei rifornimenti e delle esportazioni nei confronti di un piccolo stato nemico Cuba e amico del nemico storico, l’ex URSS, che fin da subito si era dichiarata disponibile a sostenere Cuba.

Stiamo parlando della possibile, ormai certa fine, dell’Embargo contro Cuba. Embargo commerciale, economico e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America dopo la Rivoluzione promossa da Fidel Castro. Embargo fallimentare. Un problema non si risolve isolando il problema. Isolando Cuba, gli Stati Uniti hanno permesso al sistema di fare quello che voleva. Il regime di Castro per stabilizzare Cuba aveva bisogno di un nemico e gli Stati Uniti sono un grande nemico. La gente ha sofferto moltissimo per l’embargo questa è la verità dei fatti.

Quindi, quando si sente e si apre una possibilità di porre fine a un embargo, a una decisione che ha creato tensione, disagi, esilio, sofferenza per uomini e donne, difficoltà nei rapporti internazionali si tira un sospiro di sollievo. Questa che ci arriva è una bella notizia.

Facciamo a sommi capi un cammino storico.

Il blocco economico contro Cuba scatta ufficialmente con il Proclama 3447 nel 1962.

Già da prima però Cuba era stata al centro della lotta tra i due colossi USA – URSS che terminò con la Crisi dei Missili risoltasi con il ritiro dei missili sovietici da Cuba in cambio del ritiro dei missili statunitensi dalla Turchia e della garanzia che gli USA non avrebbero appoggiato un’invasione a Cuba.

L’8 luglio 1963 venne varato il Cuban Assets Control Regulations (CACR). Con questi regolamenti sul controllo dei patrimoni cubani si proibì l’esportazione di prodotti, tecnologie e servizi statunitensi a Cuba, sia direttamente che attraverso Stati terzi. Venne inoltre proibita l’importazione di prodotti cubani, sia direttamente che indirettamente, fatta eccezione per materiale informativo e opere d’arte con valore inferiore ai 25.000 dollari. Si sancì il totale congelamento dei patrimoni cubani (sia statali, sia dei cittadini) in possesso statunitense e venne posto l’assoluto divieto di mandare rimesse a Cuba o favorire viaggi verso gli Stati Uniti, prevedendo licenze particolari solo in caso di emergenze umanitarie.

La cessazione dell’embargo è stabilita dal Cuban Democracy Act. Tale documento stabilisce che verrà tolto l’embargo quando saranno soddisfatte alcune condizioni:

Svolgimento di elezioni libere e oneste

Ripristino dei partiti di opposizione, dando loro il tempo di riorganizzare la campagna elettorale

Rispetto delle libertà fondamentali e dei diritti umani dei cittadini cubani

Instaurazione di un regime economico di libero scambio

Modifiche costituzionali tali da permettere elezioni libere e oneste come al punto 1

Di fatto già le Nazioni Unite nell’ottobre 2011 ha approvato con 187 voti favorevoli, 2 contrari (Israele e Stati Uniti), e 3 astensioni (i piccoli stati di Palau, Isole Marshall e Micronesia) una mozione per chiedere agli Stati Uniti la cessazione dell’embargo. Ma già in passato l’ONU si era espressa con un crescendo continuo di voti a favore della fine dell’embargo.

L’ultima votazione si è tenuta nel 2013, la ventiduesima volta che l’ONU si esprimeva, l’Assemblea dell’ONU si è espressa contro l’embargo con 188 voti favorevoli, 2 contrari (USA e Israele) e 3 astenuti (Palau, Micronesia e Isole Marshall).

Il 17 dicembre 2014, il presidente americano Barack Obama ha annunciato l’intenzione di porvi fine. Tuttavia per poter essere effettivamente rimosso sarà necessario il voto favorevole del congresso americano e questo è uno scoglio considerevole. Così si è espresso Barak Obama: “Da oggi cambiano i rapporti tra il popolo americano e quello cubano. Si apre un capitolo nuovo nella storia delle Americhe”. Si tratta di una svolta storica che avvia alla  fine della crisi. Gli USA aprono a Cuba, ristabiliscono le relazioni diplomatiche, cancellano un embargo rovinoso per entrambe le parti e fallimentare.

Per sottolineare l’importanza della svolta il capo della Casa Bianca chiude con una frase in spagnolo: “Todos somos americanos”.

Da Cuba Raúl Castro ha ribadito questa volontà

Un ruolo importante nel disgelo è da riconoscere a Papa Francesco, che ha patrocinato lo sblocco per favorire una relazione positiva, tra Stati Uniti e Cuba, che era pessima. Come? Ospitando incontri segreti in Vaticano e grazie all’opera di mediazione indispensabile dell’arcivescovo dell’Avana, il cardinale Jaime Ortega.

Speriamo che il tempo della “liberazione dall’Embargo” non sia lontano e che vi sia la volontà e la decisione di porvi davvero fine e non solo per questioni di tipo economico e finanziario, ma soprattutto umanitarie.

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Il Popolo Veneto
post pubblicato in Da pensare, il 27 novembre 2014


 
di Ivano Maddalena
Pace. Vocabolo antico, lo troviamo in tutte le lingue; in latino pax, in ebraico shalom, in arabo salam, in greco irene e da secoli porta con sé un alone di idealità. Per secoli la parola pace è stata usata in modo errato quasi sempre a significare non una vera pace ma una tregua tra un conflitto armato e un altro. Continuiamo ad usare la parola pace e a invocarla ogni volta che sorge un conflitto tra Stati ma il suo significato decisivo e più profondo è la nostra pace interiore con Dio e con il prossimo. Di fatto abbiamo bisogno di riconciliarci con noi stessi e anche tra noi tutti. Ecco allora che rimane sempre di grande attualità il monito di Papa Benedetto XV: “La guerra è una inutile strage”. La lettura della situazione mondiale ci conferma nella consapevolezza che tale affermazione è drammaticamente vera e fondata. Sembra non bastare comunque. Non se ne parla mai abbastanza e finché non si capirà che nessuna civiltà potrà essere considerata tale se cercherà di prevalere sulle altre sorgeranno conflitti, distruzione e morte.
Si avvicina l’evento della 47° Marcia nazionale della Pace e quest’anno è stata scelta Vicenza come luogo di svolgimento. Perché la 47^ Marcia nazionale per la Pace a Vicenza? Tre sono i motivi fondamentali. Il primo in quanto Vicenza nel 1915, era città di confine, con il fronte a poche decine di chilometri, fu dichiarata zona di guerra già il 23 maggio del 1915, assieme all’intero territorio provinciale. Il secondo motivo è legato all’attualità. Della Diocesi di Vicenza sono i due sacerdoti che hanno vissuto l’esperienza di prigionia in Camerun lo scorso aprile-maggio 2014. Da ultimo ricordiamo che Vicenza è la città più militarizzata d'Europa.
I promotori della 47^ Marcia nazionale per la pace sono: Diocesi di Vicenza, Comune di Vicenza, Caritas Italiana, Paxchristi, Azione Cattolica Italiana, CEI, "Quelli dell'ultimo".
La prima Marcia di Capodanno per la pace si tenne il 31 dicembre 1968 a Sotto il Monte - Bergamo (23 Km) e aveva come tema: “La pace non è americana, come non è russa, romana o cinese; la pace vera è Cristo” (padre Davide Turoldo), voluta per contestare il modo consumistico di iniziare l’anno e per appoggiare l’impegno per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza.
Da allora le Marce della Pace diventeranno momenti di sensibilizzazione sui problemi urgenti della società civile ed ecclesiale. Si iniziò uno studio più approfondito e una azione più decisa in favore dell’obiezione di coscienza al servizio militare.
Il tema fu discusso in due tavole rotonde a Padova e a Bologna e fu poi oggetto di ulteriore approfondimento in due marce della pace, una a Peschiera nel 1969, con sit-in dinanzi al carcere della città dove erano detenuti i primi obiettori, e l’altra a Filetto, in Abruzzo, nel 1970, con la discussione sul singolare caso “Dreifegger”.
Le marce vennero dedicate al tema della “Giornata Mondiale della Pace” istituita da papa Paolo VI, il primo giorno dell’anno, fin dal 1968.
Così i temi scelti ogni anno dal Papa possono considerarsi altrettanti capitoli di un trattato sistematico sulla pace, e le riflessioni di Pax Christi, proposte durante la marcia di capodanno - sempre affollatissima, soprattutto di giovani - altrettante applicazioni alle situazioni concrete emergenti nel contesto italiano e internazionale.
Per la celebrazione della 47ª Giornata Mondiale della Pace del prossimo 1° gennaio 2014, Papa Francesco aveva scelto questo tema: “Fraterinità, fondamento e via per la pace”. L’attenzione di Papa Francesco si era focalizzata nel suo primo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace sul tema della fraternità. Fin da subito Papa Francesco ha sottolineato l’importanza di superare una “cultura dello scarto” e di promuovere la “cultura dell’incontro”, per camminare verso la realizzazione di un mondo più giusto e pacifico.
Sono passati 11 mesi. Cosa si è riusciti a mettere in pratica di quanto proposto?
Gli scenari mondiali offrono ad oggi numerosi esempi di non pace, violenze e conflitti sembrano nona vere mai fine e la fragilità del dialogo e del confronto non violento ma pacifico è messo sempre a dura prova.
Sembra che la storia continui a non essere maestra di vita e  che l’uomo non abbia ancora appreso le lezioni impartite a caro prezzo dalle guerre.
E guadiamo al nuovo anno che inizierà tra circa un mese gettando lo sguardo e il cuore, l’intelligenza e la volontà per fare nostro il tema che Papa Francesco ha scelto per  la 48^ Giornata Mondiale della Pace, che si celebrerà il 1° gennaio 2015. “Non più schiavi, ma fratelli”.
Facciamo nostre le parole di Papa Francesco: “Per contrastare efficacemente la schiavitù occorre innanzitutto riconoscere l’inviolabile dignità di ogni persona umana, e inoltre tenere fermo il riferimento alla fraternità, che richiede il superamento della diseguaglianza, in base alla quale un uomo può rendere schiavo un altro uomo, e il conseguente impegno di prossimità e gratuità per un cammino di liberazione e inclusione per tutti. L’obiettivo è la costruzione di una civiltà fondata sulla pari dignità di tutti gli esseri umani, senza discriminazione alcuna. Per questo, occorre anche l’impegno dell’informazione, dell’educazione, della cultura per una società rinnovata e improntata alla libertà, alla giustizia e, quindi, alla pace”.
Un progetto radicale ed esigente ma di vitale importanza. Da condividere a partir dal nostro piccolo quotidiano vivere.

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permalink | inviato da ivano il 27/11/2014 alle 11:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Aforisma
post pubblicato in Da pensare, il 2 aprile 2012


"Un uomo che vive la vita del corpo, che si lascia guidare dagli interessi temporali, è del tutto simile
ad un uccello che con
grande sforzo corre
con le sue misere
zampe sul suolo,
ignorando l'uso delle sue ali."

Leone Tolstoi

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permalink | inviato da ivano il 2/4/2012 alle 16:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Ricevo e posto...
post pubblicato in Da pensare, il 3 novembre 2011


 
Mi sembra una buona cosa…
 
 
 
 
Irena Sendler  




Poco tempo fa è venuta a mancare  una signora di 98 anni di nome Irena.

Durante la seconda guerra mondiale, Irena, ha ottenuto il permesso di lavorare nel ghetto di Varsavia, come Idraulica specialista.

Aveva un 'ulteriore motivo'.

Era al corrente dei piani che i nazisti avevano per gli ebrei (essendo tedesca).

Irena portò in salvo migliaia di neonati nascondendoli nel fondo della sua cassetta degli attrezzi che portava
nel retro del suo camion.
I bambini più grandi li nascondeva  un sacco di iuta ...

Teneva anche un cane nel retro del camion, che aveva addestrato ad abbaiare quando i soldati nazisti
entravano e uscivano dal ghetto..

I soldati, naturalmente, temevano il cane e il suo latrato copriva il pianto dei bambini.

Durante tutto questo tempo, è riuscita a salvare 2500 tra  bambini e neonati.



Fu catturata, e i nazisti le ruppero entrambe le gambe e le braccia picchiandola selvaggiamente.

Irena tenne un registro dei nomi di tutti i ragazzi che clandestinamente aveva portato fuori dai confini
e lo teneva in un barattolo di vetro, sepolto sotto un albero nel suo cortile.

Dopo la guerra, cercò di rintracciare tutti i genitori che potessero essere sopravvissuti per riunire le famiglie.

La maggior parte di loro erano stati gasati. Irena ha continuato a prendersi cura di questi ragazzi, mettendoli in case famiglia
o trovando loro famiglie affidatarie o adottive.

L'anno scorso Irena è stata proposta per il Premio Nobel della Pace.

Non è stata nominata.

 



IN MEMORIA - 63 ANNI DOPO

Io sto facendo la mia piccola parte per l'inoltro questo messaggio.

Spero che prenderete in considerazione il fatto di fare lo stesso ..
Sono trascorsi ormai più di 60 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Questa mail viene inviata in memoria dei sei milioni di ebrei, 20 milioni di russi, 10 milioni di Cristiani
e 1900 preti cattolici  che sono stati assassinati, massacrati, violentati, bruciati,
morti di stenti e umiliati!

È di importanza fondamentale che il mondo non dimentichi mai, affinchè una tale barbarie non accada mai più.

Questa mail ha lo scopo di raggiungere 40 milioni di persone in tutto il mondo!

Unisciti a noi per essere un anello della catena della memoria e aiutarci a diffonderla in tutto il mondo ..

Si prega di inviare questa e-mail alle persone che conosci e chiedere loro
di continuare la catena della memoria.

Per favore, non eliminarla.
 
  
 
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permalink | inviato da ivano il 3/11/2011 alle 20:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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post pubblicato in Da pensare, il 24 marzo 2011


 

Lo tsunami? “Un dono di Dio”

Radio Maria non è nuova ad esternazioni clamorose dal vago sapore medievale. Ma quello che gli ascoltatori hanno udito solo pochi giorni fa è clamoroso. Non un esorcista o un prete. Bensì a parlare è stato il vice presidente del CNR, Roberto De Mattei. Secondo il professore, lo tsunami non è stato altro che opera della Divina Provvidenza, una sorta di battesimo di sofferenza per il popolo giapponese che per volere di Dio è stato sollevato e risparmiato da una vita di dolori. "Le grandi catastrofi sono una voce paterna della volontà di Dio, che ci richiama al fine ultimo della nostra vita. Se la terra non avesse catastrofi, eserciterebbe su di noi un fascino irresistibile, e non ricorderemmo che siamo cittadini del cielo”, spiega De Mattei.

che ne dite? io alquanto perplesso.


Altro intervento


E' BESTEMMIA

 C'è chi, adirato per qualcosa che non è andato per il verso giusto, se la prende coscientemente con Dio e l'offende. C'è, invece, chi offende Dio senza saperlo, senza rendersene minimamente conto. Bestemmia per colpevole ignoranza. L'ignoranza è colpevole, quando si ha la possibilità di conoscere, di capire, e non lo si fa. Un esempio di questa ultima bestemmia, l'ha offerto recentemente Roberto De Mattei, vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che ha parlato ai microfoni di Radio Maria, dichiarando che il disastro naturale che ha colpito il Giappone, è una punizione divina. Ora, ritenere che il Dio della misericordia possa volere la sofferenza e la morte di persone innocenti, soprattutto di creaturine innocenti, significa non aver capito nulla del Vangelo. Significa bestemmiare.

Francesca Ribeiro

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permalink | inviato da ivano il 24/3/2011 alle 9:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Circa la relazione con se stessi e gli altri...
post pubblicato in Da pensare, il 13 febbraio 2011


Quando qualcuno conpie un errore verso di noi, significa che non ci siamo fatti abbastanza conoscere, che non abbiamo spiegato a sufficienza le nostre attese, i nostri bisogni.
Se interpretiamo l'errore in modo diverso,
la violenza non è lontana.
Le debolezze dunque invitano all'amore, alla solidarietà, riconoscendo la fragilità umana invece di negarla.

da Essere se stessi. Un impegno per la vita, di Albisetti Valerio



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Circa l'essere se stessi...
post pubblicato in Da pensare, il 4 febbraio 2011


"Superare la paura, alimentare la fiducia e ammettere le proprie debolezze. Soprattutto accettare se stessi, coltivare l'indipendenza e la respnsabilità personale e acquisire una buona autostima. E' importante. E di fronte all'amore, costruire una relazione fatta di lealtà e di rispetto vicendevole".

da Essere se stessi. Un impegno per la vita, di Albisetti Valerio


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permalink | inviato da ivano il 4/2/2011 alle 20:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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