.
Annunci online

Il Popolo Veneto
post pubblicato in Società, il 21 luglio 2014



di Ivano Maddalena

Soffiano venti di violenza un po’ ovunque nel mondo. La pace è violata e violato è l’uomo nella sua dignità e nei suoi diritti.

C’è sete di pace e necessario è rinnovare l’impegno personale comunitario.

Una voce si leva sempre puntuale ed preoccupata ed è quella di Papa Francesco che anche ieri in Piazza San Pietro non ha fatto mancare il suo personale contributo e la preghiera. Accorato l’appello per le comunità cristiane perseguitate di Mosul, in Iraq. Uomini e donne costretti ad  abbandonare le loro case, le loro terre. Migrare per sopravvivere e non venire oppressi e uccisi.

Papa Francesco non ha fatto mancare il pensiero e la preghiera perché vengano meno le tensioni in Medio Oriente e in Ucraina.

In Medio Oriente le notizie che si rincorrono aggravano sempre più i tristi bilanci che l’uso delle armi, la violenza e la discordia alimentano giorno dopo giorno soprattutto in Palestina. Scriviamo all’indomani della giornata più sanguinosa dall’inizio dell’operazione israeliana, il bilancio delle vittime è salito a 509 morti e oltre 3000 feriti sul fronte palestinese e a 20 morti, fra cui 18 soldati, in campo israeliano.

Ecco alcuni significativi passaggi che il Papa Francesco ha esposto durante l’Angelus domenicale: “Il Dio della pace susciti in tutti un autentico desiderio di dialogo e di riconciliazione. La violenza non si vince con la violenza. La violenza si vince con la pace”.

La violenza si vince con la pace e non manca certo l’impegno ma l’odio sembra prevalere.

Oggi si torna a chiedere il cessate il fuoco, una tregua, attraverso la missione al Cairo del segretario dell’Onu, Ban Ki-moon, e del segretario di Stato Usa, Jonh Kerry. Si cercano accordi, si troveranno? Speriamo.

Solo ora, purtroppo, è stata convocata una riunione straordinaria del Consiglio Onu per i diritti  umani mercoledì prossimo dedicata alla crisi in atto.

L’opera di mediazione politica è di fondamentale importanza ma risulta difficile trovare un’intesa che porti a un cessate il fuoco, alla pacificazione, semmai potrà esserci pace.

Di fatto proseguono ininterrotte le operazioni militari israeliane all’indomani del giorno più violento del conflitto, che ha visto 130 morti palestinesi e 13 israeliani. Non cessa anche il lancio di missili dalla Striscia su Israele: due quelli intercettati dal sistema di difesa dello Stato ebraico. E il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha garantito il sostegno del gruppo sciita libanese alla lotta di Hamas contro Israele.

La fine delle violenze tra palestinesi e israeliani avrà mai fine?

Papa Francesco che parlando del male, della violenza, delle discordie e delle divisioni ha preso come riferimento la parabola del buon grano e della zizzania.

Tale parabola racconta di un padrone che semina in un campo del buon seme, ma anche il nemico proprio li semina la zizzania.

Grano e zizzania crescono insieme perché il padrone del campo impedisce ai suoi servitori di estirpare la zizzania, per evitare che con essa venga sradicato pure il grano. La parabola, spiega il Santo Padre, “affronta il problema del male nel mondo e mette in risalto la pazienza di Dio”: zizzania in ebraico deriva dalla stessa radice di Satana e richiama divisione. Il demonio, ricorda il Papa, “sempre cerca di dividere le persone, le famiglie, le Nazioni e i popoli”. È un nemico “astuto”, che semina “il male in mezzo al bene” in modo che risulti “impossibile a noi uomini separarli nettamente”. Ma: “alla fine Dio potrà farlo. Lui si prende il tempo” necessario, contrariamente a noi che: “a volte abbiamo una gran fretta di giudicare, classificare, mettere di qua i buoni, di là i cattivi: Dio invece sa aspettare. Egli guarda nel ‘campo’ della vita di ogni persona con pazienza e misericordia: vede molto meglio di noi la sporcizia e il male, ma vede anche i germi del bene e attende con fiducia che maturino. Dio è paziente, sa aspettare. Che bello è questo: il nostro Dio è un padre paziente, che sempre ci aspetta e ci aspetta con il cuore in mano per accoglierci, per perdonarci! Sempre ci perdona, se andiamo da lui”.

Dunque l’atteggiamento del padrone nella parabola: “è quello della speranza fondata sulla certezza che il male non ha né la prima né l’ultima parola”.

“Grazie a questa paziente speranza di Dio la stessa zizzania, cioè il cuore cattivo, con tanti peccati, alla fine, può diventare buon grano. Ma attenzione: la pazienza evangelica non è indifferenza al male; non si può fare confusione tra bene e male! Di fronte alla zizzania presente nel mondo il discepolo del Signore è chiamato a imitare la pazienza di Dio, alimentare la speranza con il sostegno di una incrollabile fiducia nella vittoria finale del bene, cioè di Dio”.

Alla fine, al tempo “del giudizio”, conclude Papa Francesco, “il male sarà tolto ed eliminato”, perché “il giudice sarà Gesù” e “saremo tutti giudicati con lo stesso metro”:

“Con lo stesso metro con cui abbiamo giudicato: la misericordia che avremo usato verso gli altri sarà usata anche con noi”.

Per quanto ancora la zizzania, la discordia e la violenza piegherà le spighe di buon grano cercando di soffocarle? Nel frattempo male e bene lottano e noi da che parte stiamo? La sete di pace non si spegne e il compito di perseguirla rimane vivo nella misura in cui si comincia a vivere in pace con se stessi e con chi ci vive accanto.

 
Postato da

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Il Popolo Veneto

permalink | inviato da ivano il 21/7/2014 alle 17:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il Popolo Veneto
post pubblicato in Società, il 26 maggio 2014



di Ivano Maddalena

Alla luce dei risultati emersi dalle urne si possono fare delle considerazioni. Alcune sorprese ci sono e vincitori e sconfitti pure. Diamo alcuni numeri perché hanno il loro peso. Il Ppe si conferma il primo partito al Parlamento Europeo con 212 seggi, anche se ne perde ben 62. I socialisti si confermano al secondo posto, con 185, perdendone 11. Terza forza diventano gli euroscettici che conquistano 129 seggi. Una settantina per i liberali, 55 per i verdi e 45 per la sinistra di Tsipras (che ne aveva 35). Questi i risultati del voto per il rinnovo del Parlamento europeo che, a dispetto delle previsioni, non si è distinto per l’astensionismo: l’affluenza è stata del 43,1%, praticamente pari al 43% del 2009. Si può parlare di una sostanziale tenuta. I dati più significativi e sorprendenti si trovano a livello nazionale.

Andiamo con ordine.

Francia. Vince l’estrema destra di Marine Le Pen che diventa primo partito con il 26% circa dei voti.

Grecia. Passiamo all’estrema sinistra con la sinistra di Tsipras.

Sia in Francia che in Grecia si può parlare di crisi della maggioranza al governo.

Gran Bretagna fa il pieno di anti-europeisti dell’Ukip di Farage con il 29% di preferenze circa.

Che gli inglesi fossero euroscettici non è una novità. Sarà da valutare come la possibilità del referendum nel 2017 potrà portare la Gran Bretagna all’uscita dell’Unione e la differenza potrebbe farla la Scozia se diventerà indipendente.

Olanda. Risultato significativo ma limitato degli eurofobi di Wilders che raccolgono un 13%.

Germania. Qui si continua a dare fiducia alla Cdu della Merkel anche se con un leggero calo sufficiente a registrare il peggior risultato dal 1979. Premiata di ben 7 punti invece la guida di Schultz ai socialisti dell’Spd, che dal 20 passano al 27%.

Il dato più sorprendente però lo troviamo in casa nostra.

Italia. Matteo Renzi è andata al di là delle più rosee previsioni. Oltre il 41% dei consensi e conquista 31 seggi. Un voto che è segno di fiducia e speranza. Ora Matteo Renzo può sentire il suo governo legittimato a lavorare ancora con più serietà e forza. La linea di Renzi sta pagando e il Pd si mostra unito. Il rinnovamento avviato deve continuare.

Colpisce ancora di più il distacco impresso a coloro che ventilavano senza dubbi il sorpasso e urlavano il “tutti a casa dopo il voto del 26 maggio” . A casa temo andranno loro nel giro di qualche anno. Stiamo parlando della sconfitta, perchè di sconfitta si tratta del Movimento 5 stelle di Grillo.

Grosso modo 19 punti percentuali di differenza. Un solco non indifferente.

Uno schiaffo del Pd al Movimento 5 stelle che avrà effetti nell’immediato.

Possiamo dire che il Pd con Renzi vince e il Movimento 5 stelle con Grillo perde.

Capitolo Forza Italia. Terza forza in campo con un 16.8% e poi a seguire la Lega con un 6,2% forse insperato ma che di fatto è li a dire che la Lega c’è.

Il centro destra paga l’incapacità di rinnovamento e lo strappo ha prodotto per il Nuovo centro destra che supera dello 0,4 la soglia di sbarramento del 4%.

In Italia ha votato il 58% degli aventi diritto al voto. Ulteriore forte calo e questo è un dato preoccupante. Non è bello dover constatare che la disaffezione cresce. Nel momento in cui scriviamo non abbiamo il dato dei votanti alle amministrative, ma non c’è da illudersi credo. Sarà una percentuale maggiore, ma coloro che non si recano alle urne sono tanti, troppi.

Tornando alle elezioni Europee possiamo dire questo:

1)   C’è un numero crescente di euroscettici, ma ci si poteva aspettare una percentuale maggiore e a bocce ferme gli europeisti possono tirare un sospiro di sollievo, ma il segnale deve essere recepito e non sottovalutato.

2)   I partiti tradizionali, il Partito popolare e il Partito socialista europeo hanno sostanzialmente retto, anche se perdono seggi, soprattutto il primo schieramento, e a questo punto la sfida sarà quella di fare una grande coalizione al parlamento. Ci riusciranno? C’è speranza, ma non sarà facile.

3)   Tra euroscettici e partiti tradizionali dobbiamo collocare coloro che hanno un’idea che si discosta in parte da quella dei popolari e dei socialisti. Stiamo parlando dei liberali e della lista Tsipras che non sono euroscettici, ma certamente rappresentano una posizione critica e certamente non si potrà non tenere conto di loro.

4)   Viene meno, visti i risultati, l’alleanza franco-tedesca, un fatto non trascurabile dovuto al fatto che Marine Le Pen in parlamento avrà grande spazio

5)   Come detto sopra, la voglia di Europa non è passata. Sarebbe davvero tempo di parlare di Stati uniti d’Europa. Il rischio di arrivare a una crisi è stato grande. Necessario, in un tempo di crisi, non vivere un’ulteriore crisi politica. C’è bisogno di stabilità.

6)   Il cammino è fatto di piccoli passi e il futuro dopo questo voto è meno buio, ma non certo chiaro e non privo di fatiche.

Concludo citando un passaggio del Messaggio pronunciato alla radio di New York il 29 gennaio 1943 dallo scrittore Thomas Mann: “Per me, e per coloro che condividono le mie opinioni, l'idea dell'unità europea fu sempre cara e preziosa; essa rappresentava qualcosa di naturale per il nostro pensiero e per la nostra volontà. [...] La vera Europa sarà creata da voi, con l'aiuto delle potenze libere. Sarà una federazione di liberi Stati, con eguali diritti, capaci di far fiorire la loro indipendenza spirituale e la loro cultura tradizionale, sottomessi contemporaneamente alla comune legge della ragione e della moralità”.

Augurio e impegno serio a tutti coloro che siederanno al Parlamento Europeo.
Postato da

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Il Popolo Veneto politica

permalink | inviato da ivano il 26/5/2014 alle 17:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il Popolo Veneto
post pubblicato in Società, il 13 maggio 2014



di Ivano Maddalena
 
“Non lasciamoci rubare l’amore per la scuola”. Questo: “non lasciamoci rubare…la gioia, la speranza, la novità del Vangelo, l’amore per la scuola” è un continuo monito di Papa Francesco per risvegliare la consapevolezza delle nostre responsabilità e la coscienza che siamo chiamati a fare scelte importanti, decisive e qualificanti per la nostra vita. Ogni persona è invitata a non lasciarsi ingannare dai furbi e invitata a studiare, conoscere, maturare il pensiero. Questa è la via per non cadere nella tentazione di lasciarci ingannare dalle false illusioni del mondo dei furbi. La via per non farci rubare la passione.

Sabato 10 maggio, in Piazza San Pietro, in via della Conciliazione e nelle vie adiacenti c’erano oltre 300 mila persone del mondo della scuola a vivere l’incontro con Papa Francesco, un pomeriggio di festa, di riflessione, di preghiera.

L’evento è stato promosso dalla Conferenza episcopale italiana, in primis dal cardinale Angelo Bagnasco, che ha ribadito come la prima risorsa per le scuole siano le persone.

E all’incontro eravamo davvero in tanti. Tutta la scuola italiana è stata coinvolta. Non uso la terminologia pubblica e privata. La scuola è pubblica per tutti, statale e non statale, la scuola paritaria legalmente riconosciuta è scuola pubblica.

Piazza San Pietro è stata pensata come una grande aula a cielo aperto. Una lavagna, un banco con dei libri sul sagrato con in cattedra Papa Francesco che dopo il giro in  jeep ha ascoltato testimonianze e riflessioni di diversi personaggi pubblici, cantanti, artisti. Toccante il momento in cui il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha ricordato anche le studentesse nigeriane rapite e le tante ragazze cui è stata impedita l'esperienza della formazione. Testimonianze che hanno toccato in profondità e che Papa Francesco ha ripreso in tanta parte nel suo intervento.
Papa Francesco così ha esordito: “Si vede che questa manifestazione non è 'contro', è 'per'! Non è un lamento, è una festa! Una festa per la scuola. Sappiamo bene che ci sono problemi e cose che non vanno, lo sappiamo. Ma voi siete qui, noi siamo qui perché amiamo la scuola”.
Il Papa ha sottolineato come la scuola sia stata per lui un’occasione di crescita in cui ha intrecciato legami forti, in particolare con la sua maestra venuta a mancare alla bella età di 98 anni con cui si è sempre mantenuto in contatto.

Papa Francesco ha identificato tre elementi costitutivi della scuola: l’apertura alla realtà, l’incontro, l’educazione al vero, al bene e al bello: “Amo la scuola perché è sinonimo di apertura alla realtà. Almeno così dovrebbe essere! Non sempre riesce ad esserlo, e allora vuol dire che bisogna cambiare un po’ l’impostazione”.

Non ci si deve lasciar spaventare dalla realtà e la scuola ci aiuta ad affrontare e capire la realtà: “Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. Questo è bellissimo!”
E ricordando la figura dell’educatore don Lorenzo Milani ha detto che “nei primi anni si impara a 360 gradi, poi piano piano si approfondisce un indirizzo e infine ci si specializza”: “Se uno ha imparato a imparare, questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà!”.

Colpisce molto come Papa Francesco metta in guardia gli insegnanti a mantenere una mente aperta, sempre pronta ad imparare: “Perché se un insegnante non è aperto a imparare, non è un buon insegnante, e non è nemmeno interessante; i ragazzi capiscono, hanno 'fiuto', e sono attratti dai professori che hanno un pensiero aperto, 'incompiuto', che cercano un 'di più', e così contagiano questo atteggiamento agli studenti. Questo è il primo motivo per cui amo la scuola”.
 
Nelle parole di papa Francesco si comprende come l’ideale della scuola sia improntato sul fatto che essa è luogo di incontro, di cammino e non un “parcheggio”. Un luogo dove si ama, si conosce si incontrano: “persone diverse da noi, diverse per età, per cultura, per origine, per capacità differenti”. La scuola, ha evidenziato, è la prima società che integra la famiglia: “La famiglia e la scuola non vanno mai contrapposte! Sono complementari, e dunque è importante che collaborino”. E per sottolineare la sinergia il Papa ha più volte scandito un proverbio africano con la piazza: “Per educare un figlio ci vuole un villaggio…”

L’educazione ricevuta a scuola deve poi essere improntata per Papa Francesco al vero, al bene e al bello, affermando che l’educazione non può essere neutra: “O è positiva o è negativa; o arricchisce o impoverisce; o fa crescere la persona o la deprime, persino può corromperla”.

Per Papa Francesco la missione della scuola è di sviluppare il senso del vero, del bene e del bello, che non sono mai dimensioni separate ma sempre intrecciate: “Insieme questi elementi ci fanno crescere e ci aiutano ad amare la vita, anche quando stiamo male, anche in mezzo ai problemi. La vera educazione ci fa amare la vita e ci apre alla pienezza della vita!”

Il Papa ha evidenziato che nella scuola non solo impariamo conoscenze, contenuti, ma impariamo anche abitudini e valori”. Ed ha augurato la lingua “della mente”, “del cuore” e “delle mani”: “Cioè pensare quello che tu senti e quello che tu fai; sentire bene quello che tu pensi e quello che tu fai; e fare bene quello che tu pensi e quello che tu senti. Le tre lingue, armoniose e insieme!” Papa Francesco ha anche esortato a non aver paura delle sconfitte citando una frase che ci rimane dentro e che ci aiuta ad essere uomini autentici: “Sempre è più bella una sconfitta pulita che una vittoria sporca”.

Concludendo il Papa Francesco ha pregato per tutti gli educatori incoraggiandoli a non lasciarsi rubare l’amore per la scuola.

Per noi tutti l’incontro gioioso con Papa Francesco è un’iniezione di grande coraggio e fiducia.
Postato da

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Il Popolo Veneto

permalink | inviato da ivano il 13/5/2014 alle 17:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il Popolo Veneto
post pubblicato in Società, il 28 aprile 2014



di Ivano Maddalena
 
“Ad onore della Santissima Trinità, per l’esaltazione della fede cattolica e l’incremento della vita cristiana, con l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e Nostra, dopo aver lungamente riflettuto, invocato più volte l’aiuto divino e ascoltato il parere di molti Nostri Fratelli nell’Episcopato, dichiariamo e definiamo Santi i Beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II e li iscriviamo nell’Albo dei Santi e stabiliamo che in tutta la Chiesa essi siano devotamente onorati tra i Santi. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Con questa formula, ieri, Francesco ha proclamato santi due suoi predecessori, papa Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.
Emozione, applausi, una folla immensa,oltre un milione di persone. Un evento unico nella storia della cristianità ma non solo. Il giorno dei quattro Papi: due canonizzati e due celebranti. Una Canonizzazione senza precedenti. Mai era accaduto nella storia un simile evento. Più di cento delegazioni ufficiali, 34 capi di Stato, 150 Cardinali oltre 700 Vescovi. Sono i numeri di un evento che difficilmente troverà eguali, ma nella Chiesa e non solo, mai dire mai. Chi avrebbe mai immaginato una simile giornata, un evento di tale portata per la Chiesa? Il rinnovamento della Chiesa passa anche attraverso una così importante giornata, memorabile. Tempi difficili quelli che stiamo attraversando, ma anche ricchi di segni e messaggi che ci invitano ad essere uomini intelligenti e se credenti, a cogliere il dato della fede che simile fatto racchiude.
Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II due personalità dallo spessore umano, spirituale e apostolico grande. Due uomini, preti, vescovi e papi che hanno caratterizzato la storia della Chiesa dal Concilio Vaticano II ai nostri giorni, senza dimenticare i non meno significativi Paolo VI che io personalmente, ma non solo io, definisco il più grande Papa del secolo scorso.
Bene ha detto di loro Papa Francesco: “ Sono stati sacerdoti, vescovi e papi del XX secolo. Ne hanno conosciuto le tragedie ma non ne sono stati sopraffatti. Che entrambi ci insegnino a non scandalizzarci delle piaghe di Cristo, ad addentrarci nel mistero della misericordia divina che sempre spera, sempre perdona, perché sempre ama”. Certamente papa Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II riflettono la spiritualità del popolo cristiano, dal quale essi stessi provengono, pur con esperienze diverse sia familiari, che sociali e religiose. Due personalità molto diverse, con storie pastorali differenti ma da una spiritualità comune.
Prendo in prestito l’intervento di un caro amico prete, don Giandomenico Tamiozzo, che delinea tre elementi comuni della spiritualità di papa Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II: “Vi sono tre elementi comuni della spiritualità di papa Giovanni e di Giovanni Paolo II. Il primo è un identico e profondo amore a Cristo e una fede sincera e fiduciosa nell’opera dello Spirito Santo. Vi è poi un grande amore alla Chiesa pellegrinante e alla Chiesa del cielo, quindi non soltanto amore alla Chiesa che erano stati chiamati a servire, ma anche attenzione e devozione ai santi, in primis alla Madre di Dio e a San Giuseppe. Un terzo aspetto è lo stesso sincero amore all’uomo, all’umanità a tutto campo, a cominciare dai bambini, dagli ammalati, dai disabili, dai detenuti, fino ai lavoratori, a i preti, agli uomini e alle donne di ogni ceto sociale e di ogni popolo e nazione. Potremmo intravedere in questa triplice dimensione la spiritualità del buon pastore, espressione di quel ministero petrino che si manifesta nella responsabilità paterna su tutte le chiese e al servizio di tutta l’umanità. Un Papa pertanto che è chiamato a essere papà di tutti. E di questo, noi più anziani, siamo testimoni, perché sia papa Giovanni, con la sua grande affabilità e quella bontà d’animo così spontanea e naturale da essere chiamato il Papa buono, sia Giovanni Paolo II, con la sua intraprendenza a tutti i livelli e con una carica umana e missionaria incomparabile attraverso la quale ha dimostrato la sua sollecitudine paterna verso tutti i continenti del mondo, hanno vissuto una spiritualità di amore e di comunione dentro e fuori la Chiesa: veramente due padri dell’umanità.”
Da ultimo è importante ricordare il loro magistero, cioè il loro insegnamento e ancora mi rifaccio al lavoro di don Giandomenico. “Due i testi di Papa Giovanni XXIII che più sono passati alla storia: le encicliche Mater et Magistra, del 1961, e Pacem in terris, del 1963, con le quali il Papa buono ha mostrato al mondo il suo cuore attento alla questione sociale e alla causa della pace in un momento molto delicato per i rapporti tra le superpotenze di allora, con la minaccia di una guerra reale. Papa Giovanni non invocava una pace qualsiasi, ma la pace basata sulla verità, la giustizia, l’amore e la libertà. Questa stessa sua preoccupazione l’aveva espressa anche nella prima lettera enciclica, la Ad Petri cathedram del 1959, con la quale chiedeva di restaurare l’unità e la pace nella carità. Giovanni Paolo II, lascia a noi un magistero molto significativo e corposo. Va senz’altro ricordata la pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, un’opera di grande lavorio ecclesiale con cui il Papa, rispondendo alle richieste dei vescovi, voleva offrire alla Chiesa il punto di riferimento sicuro di una sana dottrina cattolica. E poi la trilogia trinitaria con cui ci invitava a guardare ammirati al mistero di Dio che ci è Padre (l’enciclica Dives in misericordia), che ci è Salvatore, Maestro e Amico nel Signore Gesù (l’enciclica Redemptor hominis), che ci è Maestro interiore e Donatore di vita nello Spirito Santo (l’enciclica Dominum et Vivificantem). Papa Giovanni Paolo II, guardando al mistero di Dio, non ha dimenticato lo sguardo all’umanità nel documento Laborem Exercens e poi nell’enciclica Centesimus Annus sui temi del lavoro. Si è poi espresso per la difesa della vita dal concepimento al suo tramonto con un altro testo magisteriale: l’Evangelium Vitae.”
Ricordiamo di Giovanni Paolo II la proclamazione dell’anno giubilare, con la richiesta di perdono fatta in San Pietro a Roma durante la Quaresima del 2000, un gesto umanissimo e di grande spessore ecumenico con cui voleva non solo riconoscere gli errori dei membri della Chiesa lungo i secoli, ma anche manifestare pubblicamente l’umiltà di fronte a Dio, al quale veniva chiesto il perdono.
Concludiamo con l’augurio con cui Papa Francesco ha terminato l’omelia in San Pietro: “Che entrambi questi nuovi santi Pastori del Popolo di Dio intercedano per la Chiesa affinché, durante questi due anni di cammino sinodale, sia docile allo Spirito Santo nel servizio pastorale alla famiglia. Che entrambi ci insegnino a non scandalizzarci delle piaghe di Cristo, ad addentrarci nel mistero della misericordia divina che sempre spera, sempre perdona, perché sempre ama”.
Da ultimo non sono mancate le critiche a tale scelta di Papa Francesco, ma non si può certo dire che Papa Francesco sia non autentico nella fede e nella sequela del Vangelo. Chi parla di mondanità della Chiesa in simile evento si sbaglia. Ho visto sobrietà nella celebrazione. Ovvio che simili eventi incrementano il turismo religioso e il mercato del tempio dal quale i commercianti, tanto sacri che profani, traggono benefici tutt’altro che spirituali. Vorrei dire da ultimo che modello di autentica vita cristiana sono anche figure come il vescovo Romero o don Milani. Quando saranno proclamati santi secondo la Chiesa?


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Il Popolo Veneto

permalink | inviato da ivano il 28/4/2014 alle 11:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il Popolo Veneto
post pubblicato in Società, il 15 aprile 2014



di Ivano Maddalena

Vergognati Grillo! Non posso che cominciare così. Io mi indigno di fronte a una simile scelta da parte di Grillo. Usare il dramma di Auschwitz e Primo Levi per dare contro al capo dello Stato Giorgio Napolitano e al presidente del presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Si può criticare e non essere concordi con la politica attuale e i motivi ci sono, la classe dirigente si può criticare, chi ci governa se lo fa male lo si dice apertamente, ma non si può scendere a una simile bassezza per denunciare il proprio disaccordo e marcare il malcontento che comunque serpeggia in molti. Una vera e propria provocazione che non può lasciare indifferenti.

I modi della protesta, della contestazione, del dissenso devono avere una minima decenza e non oltrepassare mai il limite del rispetto.

In Grillo manca totalmente da tempo il senso della misura e questo non è accettabile per chi si propone a guidare il Paese. Ne abbiamo già avuto esperienza per un ventennio o quasi e guarda dove siamo finiti.

Un post che è criticabile a partire dal titolo stesso: “Se questo è un Paese”.  E poi la foto del cancello di Auschwitz “P2 macht frei”. Non c’è limite alla provocazione, allo squallore, Beppe Grillo ancora non era arrivato a tanto nelle sue invettive (per quanto di mia conoscenza) contro il degrado politico italiano, contro il capo dello Stato definito: “vecchio e impaurito” e contro il premier, “volgare mentitore” e “buffone di provincia”. Il comico genovese guru del M5S utilizza Primo Levi, parafrasa il titolo di un suo capolavoro che moltissimi di noi hanno letto “Se questo è un uomo” e apre il suo blog con un fotomontaggio dell’ingresso di Auschwitz in cui campeggia la scritta nazista il “lavoro rende liberi” e la cambia in la “P2 rende liberi”.  
Vergognoso e inaccettabile. Oltraggio alla memoria e alla cultura italiana e non solo.

Ovviamente le reazioni non sono mancate e basta quanto detto dal presidente dell’UCEI Renzo Gattegna: “Con l’ultima infame provocazione, Grillo solletica i più bassi sentimenti antisemiti e cavalca il malcontento popolare che si addensa in questi tempi di crisi”. E aggiunge: “Un’oscenità sulla quale non è possibile tacere. Si tratta infatti di una profanazione criminale del valore della memoria e del ricordo di milioni di vittime innocenti che offende l’Italia intera”.

Sentirsi offesi come cittadini italiani e come uomini e donne del mondo è un aspetto che deve maturare nelle coscienze educate al valore del rispetto, della memoria, della consapevolezza che il male viene dal di dentro dell’uomo e che può essere alimentato o spento dall’uso della parola e dai gesti riprovevoli o degni di plauso.

Grillo ancora una volta ha sbagliato, come spesso accade a uomini e donne che dovrebbero darci l’esempio di stile e tatto umano. Quando succede accade pure che chiedano scusa, ma non è nello stile di Grillo che tutto è fuorché persona umile. Dice di essere stato frainteso. Bella questa! Grillo novello pinocchio 2.0!

Il fatto è che da tempo la normalità è che chi si espone in pubblico a contestare il sistema si erge a idolo delle masse, e riconosciuto e divenuto tale, si sente poi onnipotente ed autorizzato a dire qualsiasi cosa, strumentalizzando la storia, facendo accostamenti offensivi con la quasi certezza di rimanere impunito o, comunque, protetto dai suoi sostenitori.

Grillo continua a cavalcare l’onda del malcontento con slogan super populisti di grande effetto e impatto ma le proposte serie e percorribili dove sono?

Non c’è limite alla vergogna. Dove può condurre un simile stile? Dove può portarci un comico che ha in odio il mondo intero o quasi e che da contro a tutti e tutto eccetto che ai suoi burattini?

Già molti che gli hanno accordato fiducia stanno aprendo gli occhi e abbiamo visto che chi dissente è fuori, escluso. Molti lo hanno criticato per questo suo ultimo post anche all’intenro del M5S e c’è forse da aspettarsi nuove epurazioni.

Forse per il M5S è davvero giunto il tempo di cambiare regista insieme al convalescente Casaleggio.

Domande e considerazioni: ma la colpa di tutto ciò è dei vari Grillo, Berlusconi o similari o è nell’indole di noi Italiani, il godere nel farci intortare dai venditori di fumo? D’altronde se facciamo un’analisi seria, almeno degli ultimi 25 anni, l’amoralità mi pare abbia raggiunto vertici davvero alti e regnato sovrana. Tuttora perdura una bassezza che allontana dalla politica, disaffeziona.

Mi chiedo per quale motivo non riusciamo ad essere un paese normale e dobbiamo essere spesso rappresentati da comici di bassa lega, nani e veline. Poi ci lamentiamo se in Europa ci ritengono non attendibili. Ancora una volta l’appello è a essere seri nell’accordare il nostro voto quando saremo chiamati a farlo.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Il Popolo Veneto politica

permalink | inviato da ivano il 15/4/2014 alle 18:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il Popolo Veneto
post pubblicato in Società, il 28 marzo 2014



di Ivano Maddalena
 
Sono trascorsi alcuni giorni dal clamore suscitato dai numeri del “referendum” per l’indipendenza del Veneto promosso da Plebiscito.eu e guidato da Gianluca Busato, ex leghista. Che dire? Che si fosse di fronte a una farsa l’abbiamo già detto. Che il fenomeno non sia da sottovalutare resta vero. Che i numeri dati fossero gonfiati, non reali è altrettanto vero. Pensate il 10% dei voti provengono dal Cile. Non mi aspettavo tanto interesse da parte del popolo cileno per l’indipendenza del Veneto. Voti poi dalla Germania, dalla Spagna e dalla Serbia tutto dovuto a un artificio tecnico informatico.
 
Una vera e propria truffa, ecco che cosa è stato tale “referendum”.
 
La guerra dei numeri non si è fatta attendere. Circa una settimana fa il portavoce dei referendari venetisti aveva annunciato di aver ricevuto qualcosa come 2,3 milioni di voti online per l’indipendenza del Veneto. Questo numero l’ha dato il portavoce di Plebiscito.eu, l’ex leghista  Gianluca Busato, che però ad oggi non ha saputo e voluto dare spiegazioni convincenti e fondate sui numeri, ma intanto, dopo il boom mediatico ricevuto in questi giorni, ha pensato di lanciare un nuovo partito, Veneto Sì, dando vita anche alla Delegazione dei Dieci che possa già correre alle prossime europee. Ecco lo scopo di tutto, entrare in politica.

Ecco i dati pubblicati sul sito di Plebiscito.eu pubblicati sul sito:
VOTI VALIDI: 2.360.235, pari al 63,23% degli aventi diritto al voto
SI: 2.102.969, pari all’89,10% dei voti validi espressi
NO: 257.266, pari al 10,90% dei voti validi espressi
VOTI NON VALIDI: 6.815, corrispondenti allo 0,29% dei voti validi espressi
 
Colpisce come sul sito non siano più visibili. Come mai?
 
Una cosa è certa. Busato mostra un’abilità nel far crescere il numero dei voti a proprio torna conto.
 
Riportiamo uno stralcio del Corriere del Veneto che chiarisce per bene la faccenda: “Un elettore su dieci si è addirittura collegato da un indirizzo internet corrispondente a Santiago del Cile, capitale sudamericana che evidentemente ha a cuore l'indipendenza della nostra regione dallo Stato centrale. La spiegazione di queste presenze «straniere » tra i presunti sostenitori dell’indipendenza comunque non è così complessa. Da qualche anno a questa parte infatti i cosiddetti bot (abbreviazione di robot) hanno superato il numero di esseri umani collegati a internet ed eseguono operazioni di routine al pari dei normali utenti. Si tratta di programmi di società specializzate nati per accedere a pagine web, a chat e a videogiochi per eseguire compiti di routine, per garantire la sicurezza o per fare i passaggi necessari per votare a un referendum e aumentare così il traffico di dati e mettere più in vista una pagina internet sui motori di ricerca come Google. I canali utilizzati da Busato per pompare traffico sul sito Plebisicto.eu però non sono stati esclusivamente informatici. Anche se la scelta di utilizzare le webfarm islandesi (il sito risulta accreditato a Klapparstigur 101 Reykjavik) per sottostare a una legislazione internet più liberal e la decisione di registrare il sito 54.83.13.17 (Plebiscito.eu) ad Ashburn in Viriginia presso Amazon Tecnologies dimostra una conoscenza professionale della rete, ad alimentare il traffico (che si è fermato a un picco ragguardevole di 135 mila visitatori in sei giorni) è stato l’utilizzo sapiente dei media stranieri”.
 
Vi par serio indire un “referendum” online su un tema simile in tal modo? A me no! Ecco si tratta di tecniche di marketing e promozione politica, nulla di nuovo, una volta c’erano i numeri degli organizzatori e poi quelli della questura, oggi con la rete ci devono essere degli informatici che scoprono i trucchi e quello che mi stupisce sono i molti che ci cadono dentro. Informarsi per non farsi strumentalizzare è cosa seria.
 
Il Corriere del Veneto ha dato quindi numeri ben diversi dopo aver consultato ben tre operatori internazionali specializzate nel certificare il traffico web. Grosso modo 135.000 i voti dal web. Il direttore del Corriere del Veneto Alessandro Russello spiega che: “I dati che attribuiscono al referendum on line sull'indipendenza un massimo di 135 mila votanti (comunque tanti) invece dei 2,3 milioni annunciati, sono frutto delle stime di tre diverse importanti società di conteggio del traffico web: Alexa, Calculstat.com, Trafficestimate».
 
Di fronte a una tale smascherata Busato ha invitato i Veneti a boicottare il Corriere del Veneto e ha ribadito i numeri dati in piazza dei Signori a Treviso.
 
Di oggi la notizia che domani (29 marzo) a Sappada la Delegazione dei Dieci della Repubblica Veneta (i dieci più votati nel “referendum”) si riunirà presso il Municipio e forse saranno presenti gli osservatori internazionali per presentare il report sull’indipendenza del Veneto. Altra truffa!
 
Busato confonde abilmente i voti con i contatti legati al sito detto in modo semplice. Busato è smanioso di far politica e vuol cavalcare sull’onda emotiva di una protesta che ha le sue ragioni ma non si superano i problemi isolandosi, andando da soli, uscendo dal tanto vituperato euro.
 
Occorre dire a Busato che alimentare traffico è cosa ben diversa di provare voti. Di fatto alla prova delle urne io credo che 2,3 milioni di Veneti non andrebbero a votare.
 
Altro fatterello di cui avevamo già parlato. Sul sito Plebiscito.eu ora ci sono solo le ragioni del sì, la dicitura “a breve saranno pubblicate le ragioni del no” è sparita, ma non perché le ragioni del no siano state pubblicate e si che per Busato l’11% dei voti era un no all’indipendenza.
 
Da ultimo ribadiamo ancora una volta che spesso in Italia (ma non solo) si è abili nella truffa, si truccano i bilanci, si truccano gli appalti, si truccano i biglietti della Metro. Ecco se ce n’era proprio bisogno... si truccano pure i sondaggi perché di Referendum non si può parlare. Il Referendum è una cosa seria.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Il Popolo Veneto politica

permalink | inviato da ivano il 28/3/2014 alle 20:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il Popolo Veneto
post pubblicato in Società, il 20 marzo 2014




di Ivano Maddalena

Tra la posta in questi giorni in molte famiglie è stata recapitata una lettera. Non è una lettera del decaduto Cavaliere. In essa si espone un’iniziativa “referendaria” fatta in casa propria da Plebiscito.eu che non ha un valore effettivo, ma è un segnale da non sottovalutare affatto, visto che l’effetto Crimea ha la sua ricaduta e certamente soffia su quei movimenti separatisti e antieuropeisti.

Di chi stiamo parlando e di che cosa?

Parliamo di un referendum per l’indipendenza del Veneto. C’è un sito di riferimento appunto Plebiscito.eu. e una lettera recapitata a tutte le famiglie venete.

Nella lettera si dichiara la sostenibilità di un referendum separatista, la nomina di 10 delegati che negozieranno con lo Stato le modalità di ottenere l’autonomia o l’indipendenza, la garanzia di una presenza di osservatori internazionali e altre considerazioni che possiamo classificare delle vere e proprie baggianate.

Tra l’altro sorge spontaneo porsi alcune domande. La prima è quella di poter conoscere da quale provenienza possano essere arrivati i fondi certamente non di poca entità che sono impiegati per gestire questa iniziativa.

La seconda sarebbe interessante ancora un volta capire come sia possibile che un “privato” possa essere in possesso degli indirizzi di tutti gli adulti del veneto senza che ci sia una palese violazione di qualche norma perché è fuori di dubbio che sono state utilizzate fonti direttamente legate alle “anagrafi comunali” per la formazione delle liste elettorali, per l’invio delle lettere. Ricordate la lettera agli italiani del decaduto Cavaliere?

Veniamo alle modalità del “referendum”.

Il voto si può esprimere da parte di tutti i cittadini veneti dal 16 al 21 marzo.

Si vota rispondendo a una domanda secca con un sì o con un no: “Vuoi tu che il Veneto diventi una Repubblica Federale indipendente e sovrana?”,

C’è un Comitato del “Si” per l’indipendenza del Veneto, che si adopera per portare a conoscenza di più persone possibile le ragioni alla base dell’indipendenza. Per fare questo si è dato vita a una nuova organizzazione temporanea, il Comitato del Sì al Referendum per l’indipendenza del Veneto. Il Comitato assume la denominazione “Veneto Sì” e ha come sito internet www.venetosi.org.

C’è pure un Comitato del “No”, ma con grande sorpresa si scopre che sul sito non sono ancora pubblicate le ragioni del “No” all’indipendenza. Campeggia nella pagina un perentorio: “A breve pubblicheremo le ragioni del Comitato del no”.

Bella storia, che serietà dimostrano. Siamo al 20 marzo, ancora un giorno di voto e le ragioni del si sono spiegate ampiamente, quelle del no non sono pubblicate.

I promotori autonomisti di Plebiscito.eu per bocca del presidente del Comitato Gianluca Busato dichiarano: “Siamo a quota 1,3 milioni, oltre il 35%”, dati non verificabili.

La verità è che nella lettera, che è arrivata come un fulmine a ciel sereno, si propone una metodologia molto sofisticata di espressione del voto, ma soprattutto si danno notizie tendenziose e incentivati una forma di separazione dall’Italia che a mio parere non possono essere lasciate cadere come si trattasse di folclore.

Colpisce come per il governatore del Veneto Zaia tale iniziativa sia espressione di una volontà che si colloca all’interno di un percorso che viene da lontano e che lo stesso Zaia auspica si concretizzi in un provvedimento del Consiglio Regionale che indica ufficialmente il Referendum per l’indipendenza.

Zaia ha votato, lo ha ammesso lui stesso: “Io il referendum consultivo di questi giorni l’ho votato. E ho votato sì. Sondaggi ne girano e sono certo che più del 50% dei veneti la pensa come noi, per impostazione culturale ma anche perché in periodo di crisi quei 21 miliardi di residuo fiscale che ogni anno lasciamo a Roma pesano”.

La cosa è più seria di quanto si possa pensare. Necessario non sottovalutare la questione. In merito riporto il pensiero di Corrado Pertile, Segretario del Circolo del Partito Democratico del mio paese natale: “Credo che questo percorso sia stato colpevolmente sottostimato visto che, in quasi tutti i Consigli Comunali del Veneto, nei mesi scorsi sono state proposte delibere di supporto alla richiesta di indizione del referendum; è un risultato casualmente fortunato che solo circa 180 comuni abbiano adottato questi provvedimenti (per l’iniziativa di REFERENDUM.EU si lascerebbe capire che i comuni che hanno richiesto l'indizione in accordo con la Regione siano quasi la totalità). Purtroppo in quel percorso di avvicinamento ogni amministrazione è stata lasciata sola nel decidere mentre a mio parere si sarebbe dovuto sviluppare un forte coordinamento del partito per osteggiare sin dalla nascita, questa aberrazione producendo una documentazione adeguata a far capire che l’adozione di una siffatta delibera potrebbe anche essere penalmente perseguibile.”

Un’ultima cosa. I giornali esteri hanno dato grande risalto a tale iniziativa consultiva e alcuni giornali inglesi hanno titolato: “Venezia lascia l’Italia”. Il carnevale è finito e una simile boutade forse serve a vendere qualche copia in più

Credo che l’agenda politica abbia altre più urgenti priorità e che tale la spinta separatista sia solo da considerarsi poco più che folclore, ma non da sottovalutare mai.

Viva l’Italia, viva il Veneto.

Postato da

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Il Popolo Veneto politica

permalink | inviato da ivano il 20/3/2014 alle 11:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sfoglia maggio       
il mio profilo
rubriche
links
tag cloud
cerca
calendario
adv