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Il Popolo Veneto
post pubblicato in Da pensare, il 27 novembre 2014


 
di Ivano Maddalena
Pace. Vocabolo antico, lo troviamo in tutte le lingue; in latino pax, in ebraico shalom, in arabo salam, in greco irene e da secoli porta con sé un alone di idealità. Per secoli la parola pace è stata usata in modo errato quasi sempre a significare non una vera pace ma una tregua tra un conflitto armato e un altro. Continuiamo ad usare la parola pace e a invocarla ogni volta che sorge un conflitto tra Stati ma il suo significato decisivo e più profondo è la nostra pace interiore con Dio e con il prossimo. Di fatto abbiamo bisogno di riconciliarci con noi stessi e anche tra noi tutti. Ecco allora che rimane sempre di grande attualità il monito di Papa Benedetto XV: “La guerra è una inutile strage”. La lettura della situazione mondiale ci conferma nella consapevolezza che tale affermazione è drammaticamente vera e fondata. Sembra non bastare comunque. Non se ne parla mai abbastanza e finché non si capirà che nessuna civiltà potrà essere considerata tale se cercherà di prevalere sulle altre sorgeranno conflitti, distruzione e morte.
Si avvicina l’evento della 47° Marcia nazionale della Pace e quest’anno è stata scelta Vicenza come luogo di svolgimento. Perché la 47^ Marcia nazionale per la Pace a Vicenza? Tre sono i motivi fondamentali. Il primo in quanto Vicenza nel 1915, era città di confine, con il fronte a poche decine di chilometri, fu dichiarata zona di guerra già il 23 maggio del 1915, assieme all’intero territorio provinciale. Il secondo motivo è legato all’attualità. Della Diocesi di Vicenza sono i due sacerdoti che hanno vissuto l’esperienza di prigionia in Camerun lo scorso aprile-maggio 2014. Da ultimo ricordiamo che Vicenza è la città più militarizzata d'Europa.
I promotori della 47^ Marcia nazionale per la pace sono: Diocesi di Vicenza, Comune di Vicenza, Caritas Italiana, Paxchristi, Azione Cattolica Italiana, CEI, "Quelli dell'ultimo".
La prima Marcia di Capodanno per la pace si tenne il 31 dicembre 1968 a Sotto il Monte - Bergamo (23 Km) e aveva come tema: “La pace non è americana, come non è russa, romana o cinese; la pace vera è Cristo” (padre Davide Turoldo), voluta per contestare il modo consumistico di iniziare l’anno e per appoggiare l’impegno per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza.
Da allora le Marce della Pace diventeranno momenti di sensibilizzazione sui problemi urgenti della società civile ed ecclesiale. Si iniziò uno studio più approfondito e una azione più decisa in favore dell’obiezione di coscienza al servizio militare.
Il tema fu discusso in due tavole rotonde a Padova e a Bologna e fu poi oggetto di ulteriore approfondimento in due marce della pace, una a Peschiera nel 1969, con sit-in dinanzi al carcere della città dove erano detenuti i primi obiettori, e l’altra a Filetto, in Abruzzo, nel 1970, con la discussione sul singolare caso “Dreifegger”.
Le marce vennero dedicate al tema della “Giornata Mondiale della Pace” istituita da papa Paolo VI, il primo giorno dell’anno, fin dal 1968.
Così i temi scelti ogni anno dal Papa possono considerarsi altrettanti capitoli di un trattato sistematico sulla pace, e le riflessioni di Pax Christi, proposte durante la marcia di capodanno - sempre affollatissima, soprattutto di giovani - altrettante applicazioni alle situazioni concrete emergenti nel contesto italiano e internazionale.
Per la celebrazione della 47ª Giornata Mondiale della Pace del prossimo 1° gennaio 2014, Papa Francesco aveva scelto questo tema: “Fraterinità, fondamento e via per la pace”. L’attenzione di Papa Francesco si era focalizzata nel suo primo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace sul tema della fraternità. Fin da subito Papa Francesco ha sottolineato l’importanza di superare una “cultura dello scarto” e di promuovere la “cultura dell’incontro”, per camminare verso la realizzazione di un mondo più giusto e pacifico.
Sono passati 11 mesi. Cosa si è riusciti a mettere in pratica di quanto proposto?
Gli scenari mondiali offrono ad oggi numerosi esempi di non pace, violenze e conflitti sembrano nona vere mai fine e la fragilità del dialogo e del confronto non violento ma pacifico è messo sempre a dura prova.
Sembra che la storia continui a non essere maestra di vita e  che l’uomo non abbia ancora appreso le lezioni impartite a caro prezzo dalle guerre.
E guadiamo al nuovo anno che inizierà tra circa un mese gettando lo sguardo e il cuore, l’intelligenza e la volontà per fare nostro il tema che Papa Francesco ha scelto per  la 48^ Giornata Mondiale della Pace, che si celebrerà il 1° gennaio 2015. “Non più schiavi, ma fratelli”.
Facciamo nostre le parole di Papa Francesco: “Per contrastare efficacemente la schiavitù occorre innanzitutto riconoscere l’inviolabile dignità di ogni persona umana, e inoltre tenere fermo il riferimento alla fraternità, che richiede il superamento della diseguaglianza, in base alla quale un uomo può rendere schiavo un altro uomo, e il conseguente impegno di prossimità e gratuità per un cammino di liberazione e inclusione per tutti. L’obiettivo è la costruzione di una civiltà fondata sulla pari dignità di tutti gli esseri umani, senza discriminazione alcuna. Per questo, occorre anche l’impegno dell’informazione, dell’educazione, della cultura per una società rinnovata e improntata alla libertà, alla giustizia e, quindi, alla pace”.
Un progetto radicale ed esigente ma di vitale importanza. Da condividere a partir dal nostro piccolo quotidiano vivere.

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permalink | inviato da ivano il 27/11/2014 alle 11:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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