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Il Popolo Veneto
post pubblicato in Società, il 21 luglio 2014



di Ivano Maddalena

Soffiano venti di violenza un po’ ovunque nel mondo. La pace è violata e violato è l’uomo nella sua dignità e nei suoi diritti.

C’è sete di pace e necessario è rinnovare l’impegno personale comunitario.

Una voce si leva sempre puntuale ed preoccupata ed è quella di Papa Francesco che anche ieri in Piazza San Pietro non ha fatto mancare il suo personale contributo e la preghiera. Accorato l’appello per le comunità cristiane perseguitate di Mosul, in Iraq. Uomini e donne costretti ad  abbandonare le loro case, le loro terre. Migrare per sopravvivere e non venire oppressi e uccisi.

Papa Francesco non ha fatto mancare il pensiero e la preghiera perché vengano meno le tensioni in Medio Oriente e in Ucraina.

In Medio Oriente le notizie che si rincorrono aggravano sempre più i tristi bilanci che l’uso delle armi, la violenza e la discordia alimentano giorno dopo giorno soprattutto in Palestina. Scriviamo all’indomani della giornata più sanguinosa dall’inizio dell’operazione israeliana, il bilancio delle vittime è salito a 509 morti e oltre 3000 feriti sul fronte palestinese e a 20 morti, fra cui 18 soldati, in campo israeliano.

Ecco alcuni significativi passaggi che il Papa Francesco ha esposto durante l’Angelus domenicale: “Il Dio della pace susciti in tutti un autentico desiderio di dialogo e di riconciliazione. La violenza non si vince con la violenza. La violenza si vince con la pace”.

La violenza si vince con la pace e non manca certo l’impegno ma l’odio sembra prevalere.

Oggi si torna a chiedere il cessate il fuoco, una tregua, attraverso la missione al Cairo del segretario dell’Onu, Ban Ki-moon, e del segretario di Stato Usa, Jonh Kerry. Si cercano accordi, si troveranno? Speriamo.

Solo ora, purtroppo, è stata convocata una riunione straordinaria del Consiglio Onu per i diritti  umani mercoledì prossimo dedicata alla crisi in atto.

L’opera di mediazione politica è di fondamentale importanza ma risulta difficile trovare un’intesa che porti a un cessate il fuoco, alla pacificazione, semmai potrà esserci pace.

Di fatto proseguono ininterrotte le operazioni militari israeliane all’indomani del giorno più violento del conflitto, che ha visto 130 morti palestinesi e 13 israeliani. Non cessa anche il lancio di missili dalla Striscia su Israele: due quelli intercettati dal sistema di difesa dello Stato ebraico. E il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha garantito il sostegno del gruppo sciita libanese alla lotta di Hamas contro Israele.

La fine delle violenze tra palestinesi e israeliani avrà mai fine?

Papa Francesco che parlando del male, della violenza, delle discordie e delle divisioni ha preso come riferimento la parabola del buon grano e della zizzania.

Tale parabola racconta di un padrone che semina in un campo del buon seme, ma anche il nemico proprio li semina la zizzania.

Grano e zizzania crescono insieme perché il padrone del campo impedisce ai suoi servitori di estirpare la zizzania, per evitare che con essa venga sradicato pure il grano. La parabola, spiega il Santo Padre, “affronta il problema del male nel mondo e mette in risalto la pazienza di Dio”: zizzania in ebraico deriva dalla stessa radice di Satana e richiama divisione. Il demonio, ricorda il Papa, “sempre cerca di dividere le persone, le famiglie, le Nazioni e i popoli”. È un nemico “astuto”, che semina “il male in mezzo al bene” in modo che risulti “impossibile a noi uomini separarli nettamente”. Ma: “alla fine Dio potrà farlo. Lui si prende il tempo” necessario, contrariamente a noi che: “a volte abbiamo una gran fretta di giudicare, classificare, mettere di qua i buoni, di là i cattivi: Dio invece sa aspettare. Egli guarda nel ‘campo’ della vita di ogni persona con pazienza e misericordia: vede molto meglio di noi la sporcizia e il male, ma vede anche i germi del bene e attende con fiducia che maturino. Dio è paziente, sa aspettare. Che bello è questo: il nostro Dio è un padre paziente, che sempre ci aspetta e ci aspetta con il cuore in mano per accoglierci, per perdonarci! Sempre ci perdona, se andiamo da lui”.

Dunque l’atteggiamento del padrone nella parabola: “è quello della speranza fondata sulla certezza che il male non ha né la prima né l’ultima parola”.

“Grazie a questa paziente speranza di Dio la stessa zizzania, cioè il cuore cattivo, con tanti peccati, alla fine, può diventare buon grano. Ma attenzione: la pazienza evangelica non è indifferenza al male; non si può fare confusione tra bene e male! Di fronte alla zizzania presente nel mondo il discepolo del Signore è chiamato a imitare la pazienza di Dio, alimentare la speranza con il sostegno di una incrollabile fiducia nella vittoria finale del bene, cioè di Dio”.

Alla fine, al tempo “del giudizio”, conclude Papa Francesco, “il male sarà tolto ed eliminato”, perché “il giudice sarà Gesù” e “saremo tutti giudicati con lo stesso metro”:

“Con lo stesso metro con cui abbiamo giudicato: la misericordia che avremo usato verso gli altri sarà usata anche con noi”.

Per quanto ancora la zizzania, la discordia e la violenza piegherà le spighe di buon grano cercando di soffocarle? Nel frattempo male e bene lottano e noi da che parte stiamo? La sete di pace non si spegne e il compito di perseguirla rimane vivo nella misura in cui si comincia a vivere in pace con se stessi e con chi ci vive accanto.

 
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permalink | inviato da ivano il 21/7/2014 alle 17:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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