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Il Popolo Veneto
post pubblicato in Società, il 13 maggio 2014



di Ivano Maddalena
 
“Non lasciamoci rubare l’amore per la scuola”. Questo: “non lasciamoci rubare…la gioia, la speranza, la novità del Vangelo, l’amore per la scuola” è un continuo monito di Papa Francesco per risvegliare la consapevolezza delle nostre responsabilità e la coscienza che siamo chiamati a fare scelte importanti, decisive e qualificanti per la nostra vita. Ogni persona è invitata a non lasciarsi ingannare dai furbi e invitata a studiare, conoscere, maturare il pensiero. Questa è la via per non cadere nella tentazione di lasciarci ingannare dalle false illusioni del mondo dei furbi. La via per non farci rubare la passione.

Sabato 10 maggio, in Piazza San Pietro, in via della Conciliazione e nelle vie adiacenti c’erano oltre 300 mila persone del mondo della scuola a vivere l’incontro con Papa Francesco, un pomeriggio di festa, di riflessione, di preghiera.

L’evento è stato promosso dalla Conferenza episcopale italiana, in primis dal cardinale Angelo Bagnasco, che ha ribadito come la prima risorsa per le scuole siano le persone.

E all’incontro eravamo davvero in tanti. Tutta la scuola italiana è stata coinvolta. Non uso la terminologia pubblica e privata. La scuola è pubblica per tutti, statale e non statale, la scuola paritaria legalmente riconosciuta è scuola pubblica.

Piazza San Pietro è stata pensata come una grande aula a cielo aperto. Una lavagna, un banco con dei libri sul sagrato con in cattedra Papa Francesco che dopo il giro in  jeep ha ascoltato testimonianze e riflessioni di diversi personaggi pubblici, cantanti, artisti. Toccante il momento in cui il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha ricordato anche le studentesse nigeriane rapite e le tante ragazze cui è stata impedita l'esperienza della formazione. Testimonianze che hanno toccato in profondità e che Papa Francesco ha ripreso in tanta parte nel suo intervento.
Papa Francesco così ha esordito: “Si vede che questa manifestazione non è 'contro', è 'per'! Non è un lamento, è una festa! Una festa per la scuola. Sappiamo bene che ci sono problemi e cose che non vanno, lo sappiamo. Ma voi siete qui, noi siamo qui perché amiamo la scuola”.
Il Papa ha sottolineato come la scuola sia stata per lui un’occasione di crescita in cui ha intrecciato legami forti, in particolare con la sua maestra venuta a mancare alla bella età di 98 anni con cui si è sempre mantenuto in contatto.

Papa Francesco ha identificato tre elementi costitutivi della scuola: l’apertura alla realtà, l’incontro, l’educazione al vero, al bene e al bello: “Amo la scuola perché è sinonimo di apertura alla realtà. Almeno così dovrebbe essere! Non sempre riesce ad esserlo, e allora vuol dire che bisogna cambiare un po’ l’impostazione”.

Non ci si deve lasciar spaventare dalla realtà e la scuola ci aiuta ad affrontare e capire la realtà: “Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. Questo è bellissimo!”
E ricordando la figura dell’educatore don Lorenzo Milani ha detto che “nei primi anni si impara a 360 gradi, poi piano piano si approfondisce un indirizzo e infine ci si specializza”: “Se uno ha imparato a imparare, questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà!”.

Colpisce molto come Papa Francesco metta in guardia gli insegnanti a mantenere una mente aperta, sempre pronta ad imparare: “Perché se un insegnante non è aperto a imparare, non è un buon insegnante, e non è nemmeno interessante; i ragazzi capiscono, hanno 'fiuto', e sono attratti dai professori che hanno un pensiero aperto, 'incompiuto', che cercano un 'di più', e così contagiano questo atteggiamento agli studenti. Questo è il primo motivo per cui amo la scuola”.
 
Nelle parole di papa Francesco si comprende come l’ideale della scuola sia improntato sul fatto che essa è luogo di incontro, di cammino e non un “parcheggio”. Un luogo dove si ama, si conosce si incontrano: “persone diverse da noi, diverse per età, per cultura, per origine, per capacità differenti”. La scuola, ha evidenziato, è la prima società che integra la famiglia: “La famiglia e la scuola non vanno mai contrapposte! Sono complementari, e dunque è importante che collaborino”. E per sottolineare la sinergia il Papa ha più volte scandito un proverbio africano con la piazza: “Per educare un figlio ci vuole un villaggio…”

L’educazione ricevuta a scuola deve poi essere improntata per Papa Francesco al vero, al bene e al bello, affermando che l’educazione non può essere neutra: “O è positiva o è negativa; o arricchisce o impoverisce; o fa crescere la persona o la deprime, persino può corromperla”.

Per Papa Francesco la missione della scuola è di sviluppare il senso del vero, del bene e del bello, che non sono mai dimensioni separate ma sempre intrecciate: “Insieme questi elementi ci fanno crescere e ci aiutano ad amare la vita, anche quando stiamo male, anche in mezzo ai problemi. La vera educazione ci fa amare la vita e ci apre alla pienezza della vita!”

Il Papa ha evidenziato che nella scuola non solo impariamo conoscenze, contenuti, ma impariamo anche abitudini e valori”. Ed ha augurato la lingua “della mente”, “del cuore” e “delle mani”: “Cioè pensare quello che tu senti e quello che tu fai; sentire bene quello che tu pensi e quello che tu fai; e fare bene quello che tu pensi e quello che tu senti. Le tre lingue, armoniose e insieme!” Papa Francesco ha anche esortato a non aver paura delle sconfitte citando una frase che ci rimane dentro e che ci aiuta ad essere uomini autentici: “Sempre è più bella una sconfitta pulita che una vittoria sporca”.

Concludendo il Papa Francesco ha pregato per tutti gli educatori incoraggiandoli a non lasciarsi rubare l’amore per la scuola.

Per noi tutti l’incontro gioioso con Papa Francesco è un’iniezione di grande coraggio e fiducia.
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permalink | inviato da ivano il 13/5/2014 alle 17:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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