.
Annunci online

A volte portiamo, a volte siamo portati....
post pubblicato in Per riflettere, il 26 ottobre 2015


MIO FRATELLO

Lungo un sentiero ripido e pietroso ho incontrato una piccola bambina che portava sulla schiena il suo giovane fratello.
"Bambina mia - le ho detto - stai portando un pesante fardello!".
Lei mi ha guardato e mi ha detto: "Non è un fardello, signore, è mio fratello".
Sono rimasto interdetto. La parola di questa bimba coraggiosa si è impressa nel mio cuore. E quando la pena degli uomini mi schiaccia e perdo del tutto il coraggio, la parola di questa bimba mi ricorda: "Non è un fardello che tu porti, è tuo fratello".

Anonimo dell'America Latina




permalink | inviato da ivano il 26/10/2015 alle 11:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Il Popolo Veneto
post pubblicato in Per riflettere, il 29 dicembre 2014



di Ivano Maddalena

L’avversario c’è. Presenta le sue credenziali. A volte è più vicino di quello che si possa immaginare.

A volte si nasconde, ma se provocato esce fuori allo scoperto o manda avanti le sue truppe assoldate e smaniose di farsi notare. Altre volte interviene direttamente e pare voglia sferrare un attacco senza precedenti e allora ecco che avvia di nuovo la macchina del fango che tanto bene conosciamo qui in Italia. 

Fango mediatico che l’avversario sparge a destra e a sinistra. Il bersaglio da colpire è sempre ben preciso. Lo scopo ineluttabile è quello di screditare, sminuire, isolare e via discorrendo.

C’è un mandante, l’avversario ideatore, un mandato, la firma operativa e un bersaglio che non sta certo li a  porgere l’altra guancia. Trattasi di una lotta tra persone che la pensano in modo diverso e ci può stare, ma nel rispetto reciproco. Sta di fatto che se colti in errore e smossi nel torpore della propria coscienza la prima reazione è quella di giocare sporco. Infangare appunto.

Chi infanga usa la macchina ben oliata della comunicazione che mette in prima pagina le parole che lasciano basiti, offesi e irritati. Stupefatti pure, anche perché chi si è prestato ad infangare, il mandato che appone la firma operativa, ha un curricolo di tutto rispetto e forse ha commesso una sciocchezza offendendo la sua lucida intelligenza che reputo un po’ offuscata dal tempo che passa.

Stiamo parlando dell’articolo apparso il giorno 24 dicembre sul Corriere della Sera a firma Vittorio Messori (“I dubbi sulla svolta di Papa Francesco” clicca qui per leggere). L’infangato è Papa Francesco, e i mandanti chi sono? Lo diremo dopo, più sotto.

L’articolo non passa inosservato. Una testata nazionale di così grande importanza s’impegna in una campagna che fin da subito era pensabile visto che, dopo alcune settimane, si era stati sconvolti dal nuovo Pontefice che tutto è tranne che a loro immagine e somiglianza. I mandanti non vi si riconoscono in questo Papa che ora per loro è scomodo.

Certo che Papa Francesco non ha peli sulla lingua. Ama la verità. Anzi ama la Verità e la testimonia con forza, fede, coraggio e gioia.

A qualcuno non sta bene. L’avversario manifesta il suo disappunto e ora scende in campo tirando un colpo di grande effetto, ma che credo e spero sortirà solo un pugno di polvere spazzata via dal vento della nuova primavera.

Non ci stiamo a vedere infangato un uomo venuto da lontano, animato da sincerità e amore per Dio e per la Chiesa per cui auspica una trasformazione e conversione evangelica autentica.

Papa Francesco i suoi “colpi” li tira e senza paura, ma per amore della verità, della Verità. Chiede il sostegno della preghiera di molti credenti che in lui vedono un segno tangibile di speranza. Mira a una Chiesa più credibile, povera e missionaria. Una Chiesa annunciatrice di una buona novella e non escludente, dogmatica, preoccupata di arroccarsi e mantenere privilegi.

Papa Francesco in occasione degli auguri alla Curia non è stato per nulla formale e non ha perso l’occasione per mettere in chiaro le carte, manifestare cioè i mali che segnano la vita della Curia ma anche di ciascuno di noi. Ha parlato a tutti Papa Francesco non solo ai porporati.

Ogni volta che Papa Francesco parla provoca un terremoto che scuote le coscienze, per chi si vuole lasciar interpellare e non rimane fermo nelle sue sicurezze.

Credo che alcuni porporati vivano un senso di angoscia e disperazione nel verificare che Papa Francesco non è arginabile, lavorabile, asservito al potere, ad un certo tipo di Chiesa che non ha futuro, ma che ha un presente risentito, osteggiante la novità che poi non è altro che un tornare al messaggio autentico del Vangelo.

Questo disturba l’avversario. L’avversario non rimane indifferente a chi lo pungola e scuote nelle sue malefatte. Smascherato invece di lasciarsi amare e convertirsi, si vendica.

Il discorso augurale di Papa Francesco si è trasformato in benzina per alimentare la macchina del fango ed ecco subito pronta la risposta appunto attraverso la via della comunicazione sulla prima pagina del Corriere della Sera proprio prima del Natale. Che gran bel dono, ben confezionato, ma che non ci smuove o spaventa. Certo ci interroga e ci fa anche un po’ soffrire.

Poveri Cardinali. Povero Cardinale Bertone e soci, povero Cardinale Scola tutti colpiti da sindrome di fobo-profezia. Stanno già temendo il prossimo discorso augurale di Papa Francesco potreste avere una ricaduta e allora sì che saranno dolori.

L’“avversario”, di biblica memoria, potrebbe insinuare nelle vostre menti e nel vostro cuore ulteriore fango da spargere con perfida finezza e mezzi più forti. Vigilate sul vostro operato.

Ma in sostanza cosa emerge dal testo di Messori? Un elenco di “errori” commessi da Papa Francesco, emerge chiaro il messaggio: Papa Francesco “NON CI PIACE”. Questa è la sentenza che vi si desume. Alle malattie che colpiscono i curiali e anche noi si risponde con un elenco di azioni di Papa Francesco che è reo di avere “turbato il cattolico medio”.

Un cattolico turbato dall’imprevedibilità del Papa.

Dopo aver elencato questi gravi imperdonabili errori che evidentemente lo hanno molto turbato, sentenzia: “Chi sono io per giudicare?”. E già, e che cosa è l’articolo se non un giudizio negativo sul Papa Francesco?

Anzi dirò di più. Un articolo infangante e offensivo.

Io “Cattolico-medio”, anzi meno ancora, non mi sento per nulla turbato da Papa Francesco.

Postato da

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Il Popolo Veneto

permalink | inviato da ivano il 29/12/2014 alle 14:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Cuba - USA: "Todos somos americanos"
post pubblicato in Da pensare, il 21 dicembre 2014




di Ivano Maddalena

Tutto è destinato ad avere una fine. Ma tra la reale fine e il proposito di porvi fine può passare molto tempo. Possono mancare le condizioni, può non esserci l’effettiva volontà. Ad un certo punto può sembrare fallimentare perseverare su una via e opportuno provi fine. Nel caso di cui andiamo a parlare ben 52 anni grosso modo son passati da quando un colosso mondiale come gli USA hanno “tagliato” i ponti dei rifornimenti e delle esportazioni nei confronti di un piccolo stato nemico Cuba e amico del nemico storico, l’ex URSS, che fin da subito si era dichiarata disponibile a sostenere Cuba.

Stiamo parlando della possibile, ormai certa fine, dell’Embargo contro Cuba. Embargo commerciale, economico e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America dopo la Rivoluzione promossa da Fidel Castro. Embargo fallimentare. Un problema non si risolve isolando il problema. Isolando Cuba, gli Stati Uniti hanno permesso al sistema di fare quello che voleva. Il regime di Castro per stabilizzare Cuba aveva bisogno di un nemico e gli Stati Uniti sono un grande nemico. La gente ha sofferto moltissimo per l’embargo questa è la verità dei fatti.

Quindi, quando si sente e si apre una possibilità di porre fine a un embargo, a una decisione che ha creato tensione, disagi, esilio, sofferenza per uomini e donne, difficoltà nei rapporti internazionali si tira un sospiro di sollievo. Questa che ci arriva è una bella notizia.

Facciamo a sommi capi un cammino storico.

Il blocco economico contro Cuba scatta ufficialmente con il Proclama 3447 nel 1962.

Già da prima però Cuba era stata al centro della lotta tra i due colossi USA – URSS che terminò con la Crisi dei Missili risoltasi con il ritiro dei missili sovietici da Cuba in cambio del ritiro dei missili statunitensi dalla Turchia e della garanzia che gli USA non avrebbero appoggiato un’invasione a Cuba.

L’8 luglio 1963 venne varato il Cuban Assets Control Regulations (CACR). Con questi regolamenti sul controllo dei patrimoni cubani si proibì l’esportazione di prodotti, tecnologie e servizi statunitensi a Cuba, sia direttamente che attraverso Stati terzi. Venne inoltre proibita l’importazione di prodotti cubani, sia direttamente che indirettamente, fatta eccezione per materiale informativo e opere d’arte con valore inferiore ai 25.000 dollari. Si sancì il totale congelamento dei patrimoni cubani (sia statali, sia dei cittadini) in possesso statunitense e venne posto l’assoluto divieto di mandare rimesse a Cuba o favorire viaggi verso gli Stati Uniti, prevedendo licenze particolari solo in caso di emergenze umanitarie.

La cessazione dell’embargo è stabilita dal Cuban Democracy Act. Tale documento stabilisce che verrà tolto l’embargo quando saranno soddisfatte alcune condizioni:

Svolgimento di elezioni libere e oneste

Ripristino dei partiti di opposizione, dando loro il tempo di riorganizzare la campagna elettorale

Rispetto delle libertà fondamentali e dei diritti umani dei cittadini cubani

Instaurazione di un regime economico di libero scambio

Modifiche costituzionali tali da permettere elezioni libere e oneste come al punto 1

Di fatto già le Nazioni Unite nell’ottobre 2011 ha approvato con 187 voti favorevoli, 2 contrari (Israele e Stati Uniti), e 3 astensioni (i piccoli stati di Palau, Isole Marshall e Micronesia) una mozione per chiedere agli Stati Uniti la cessazione dell’embargo. Ma già in passato l’ONU si era espressa con un crescendo continuo di voti a favore della fine dell’embargo.

L’ultima votazione si è tenuta nel 2013, la ventiduesima volta che l’ONU si esprimeva, l’Assemblea dell’ONU si è espressa contro l’embargo con 188 voti favorevoli, 2 contrari (USA e Israele) e 3 astenuti (Palau, Micronesia e Isole Marshall).

Il 17 dicembre 2014, il presidente americano Barack Obama ha annunciato l’intenzione di porvi fine. Tuttavia per poter essere effettivamente rimosso sarà necessario il voto favorevole del congresso americano e questo è uno scoglio considerevole. Così si è espresso Barak Obama: “Da oggi cambiano i rapporti tra il popolo americano e quello cubano. Si apre un capitolo nuovo nella storia delle Americhe”. Si tratta di una svolta storica che avvia alla  fine della crisi. Gli USA aprono a Cuba, ristabiliscono le relazioni diplomatiche, cancellano un embargo rovinoso per entrambe le parti e fallimentare.

Per sottolineare l’importanza della svolta il capo della Casa Bianca chiude con una frase in spagnolo: “Todos somos americanos”.

Da Cuba Raúl Castro ha ribadito questa volontà

Un ruolo importante nel disgelo è da riconoscere a Papa Francesco, che ha patrocinato lo sblocco per favorire una relazione positiva, tra Stati Uniti e Cuba, che era pessima. Come? Ospitando incontri segreti in Vaticano e grazie all’opera di mediazione indispensabile dell’arcivescovo dell’Avana, il cardinale Jaime Ortega.

Speriamo che il tempo della “liberazione dall’Embargo” non sia lontano e che vi sia la volontà e la decisione di porvi davvero fine e non solo per questioni di tipo economico e finanziario, ma soprattutto umanitarie.

Postato da

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Il Popolo Veneto

permalink | inviato da ivano il 21/12/2014 alle 19:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il Popolo Veneto
post pubblicato in Da pensare, il 27 novembre 2014


 
di Ivano Maddalena
Pace. Vocabolo antico, lo troviamo in tutte le lingue; in latino pax, in ebraico shalom, in arabo salam, in greco irene e da secoli porta con sé un alone di idealità. Per secoli la parola pace è stata usata in modo errato quasi sempre a significare non una vera pace ma una tregua tra un conflitto armato e un altro. Continuiamo ad usare la parola pace e a invocarla ogni volta che sorge un conflitto tra Stati ma il suo significato decisivo e più profondo è la nostra pace interiore con Dio e con il prossimo. Di fatto abbiamo bisogno di riconciliarci con noi stessi e anche tra noi tutti. Ecco allora che rimane sempre di grande attualità il monito di Papa Benedetto XV: “La guerra è una inutile strage”. La lettura della situazione mondiale ci conferma nella consapevolezza che tale affermazione è drammaticamente vera e fondata. Sembra non bastare comunque. Non se ne parla mai abbastanza e finché non si capirà che nessuna civiltà potrà essere considerata tale se cercherà di prevalere sulle altre sorgeranno conflitti, distruzione e morte.
Si avvicina l’evento della 47° Marcia nazionale della Pace e quest’anno è stata scelta Vicenza come luogo di svolgimento. Perché la 47^ Marcia nazionale per la Pace a Vicenza? Tre sono i motivi fondamentali. Il primo in quanto Vicenza nel 1915, era città di confine, con il fronte a poche decine di chilometri, fu dichiarata zona di guerra già il 23 maggio del 1915, assieme all’intero territorio provinciale. Il secondo motivo è legato all’attualità. Della Diocesi di Vicenza sono i due sacerdoti che hanno vissuto l’esperienza di prigionia in Camerun lo scorso aprile-maggio 2014. Da ultimo ricordiamo che Vicenza è la città più militarizzata d'Europa.
I promotori della 47^ Marcia nazionale per la pace sono: Diocesi di Vicenza, Comune di Vicenza, Caritas Italiana, Paxchristi, Azione Cattolica Italiana, CEI, "Quelli dell'ultimo".
La prima Marcia di Capodanno per la pace si tenne il 31 dicembre 1968 a Sotto il Monte - Bergamo (23 Km) e aveva come tema: “La pace non è americana, come non è russa, romana o cinese; la pace vera è Cristo” (padre Davide Turoldo), voluta per contestare il modo consumistico di iniziare l’anno e per appoggiare l’impegno per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza.
Da allora le Marce della Pace diventeranno momenti di sensibilizzazione sui problemi urgenti della società civile ed ecclesiale. Si iniziò uno studio più approfondito e una azione più decisa in favore dell’obiezione di coscienza al servizio militare.
Il tema fu discusso in due tavole rotonde a Padova e a Bologna e fu poi oggetto di ulteriore approfondimento in due marce della pace, una a Peschiera nel 1969, con sit-in dinanzi al carcere della città dove erano detenuti i primi obiettori, e l’altra a Filetto, in Abruzzo, nel 1970, con la discussione sul singolare caso “Dreifegger”.
Le marce vennero dedicate al tema della “Giornata Mondiale della Pace” istituita da papa Paolo VI, il primo giorno dell’anno, fin dal 1968.
Così i temi scelti ogni anno dal Papa possono considerarsi altrettanti capitoli di un trattato sistematico sulla pace, e le riflessioni di Pax Christi, proposte durante la marcia di capodanno - sempre affollatissima, soprattutto di giovani - altrettante applicazioni alle situazioni concrete emergenti nel contesto italiano e internazionale.
Per la celebrazione della 47ª Giornata Mondiale della Pace del prossimo 1° gennaio 2014, Papa Francesco aveva scelto questo tema: “Fraterinità, fondamento e via per la pace”. L’attenzione di Papa Francesco si era focalizzata nel suo primo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace sul tema della fraternità. Fin da subito Papa Francesco ha sottolineato l’importanza di superare una “cultura dello scarto” e di promuovere la “cultura dell’incontro”, per camminare verso la realizzazione di un mondo più giusto e pacifico.
Sono passati 11 mesi. Cosa si è riusciti a mettere in pratica di quanto proposto?
Gli scenari mondiali offrono ad oggi numerosi esempi di non pace, violenze e conflitti sembrano nona vere mai fine e la fragilità del dialogo e del confronto non violento ma pacifico è messo sempre a dura prova.
Sembra che la storia continui a non essere maestra di vita e  che l’uomo non abbia ancora appreso le lezioni impartite a caro prezzo dalle guerre.
E guadiamo al nuovo anno che inizierà tra circa un mese gettando lo sguardo e il cuore, l’intelligenza e la volontà per fare nostro il tema che Papa Francesco ha scelto per  la 48^ Giornata Mondiale della Pace, che si celebrerà il 1° gennaio 2015. “Non più schiavi, ma fratelli”.
Facciamo nostre le parole di Papa Francesco: “Per contrastare efficacemente la schiavitù occorre innanzitutto riconoscere l’inviolabile dignità di ogni persona umana, e inoltre tenere fermo il riferimento alla fraternità, che richiede il superamento della diseguaglianza, in base alla quale un uomo può rendere schiavo un altro uomo, e il conseguente impegno di prossimità e gratuità per un cammino di liberazione e inclusione per tutti. L’obiettivo è la costruzione di una civiltà fondata sulla pari dignità di tutti gli esseri umani, senza discriminazione alcuna. Per questo, occorre anche l’impegno dell’informazione, dell’educazione, della cultura per una società rinnovata e improntata alla libertà, alla giustizia e, quindi, alla pace”.
Un progetto radicale ed esigente ma di vitale importanza. Da condividere a partir dal nostro piccolo quotidiano vivere.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Il Popolo Veneto

permalink | inviato da ivano il 27/11/2014 alle 11:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Il Popolo Veneto
post pubblicato in Società, il 21 luglio 2014



di Ivano Maddalena

Soffiano venti di violenza un po’ ovunque nel mondo. La pace è violata e violato è l’uomo nella sua dignità e nei suoi diritti.

C’è sete di pace e necessario è rinnovare l’impegno personale comunitario.

Una voce si leva sempre puntuale ed preoccupata ed è quella di Papa Francesco che anche ieri in Piazza San Pietro non ha fatto mancare il suo personale contributo e la preghiera. Accorato l’appello per le comunità cristiane perseguitate di Mosul, in Iraq. Uomini e donne costretti ad  abbandonare le loro case, le loro terre. Migrare per sopravvivere e non venire oppressi e uccisi.

Papa Francesco non ha fatto mancare il pensiero e la preghiera perché vengano meno le tensioni in Medio Oriente e in Ucraina.

In Medio Oriente le notizie che si rincorrono aggravano sempre più i tristi bilanci che l’uso delle armi, la violenza e la discordia alimentano giorno dopo giorno soprattutto in Palestina. Scriviamo all’indomani della giornata più sanguinosa dall’inizio dell’operazione israeliana, il bilancio delle vittime è salito a 509 morti e oltre 3000 feriti sul fronte palestinese e a 20 morti, fra cui 18 soldati, in campo israeliano.

Ecco alcuni significativi passaggi che il Papa Francesco ha esposto durante l’Angelus domenicale: “Il Dio della pace susciti in tutti un autentico desiderio di dialogo e di riconciliazione. La violenza non si vince con la violenza. La violenza si vince con la pace”.

La violenza si vince con la pace e non manca certo l’impegno ma l’odio sembra prevalere.

Oggi si torna a chiedere il cessate il fuoco, una tregua, attraverso la missione al Cairo del segretario dell’Onu, Ban Ki-moon, e del segretario di Stato Usa, Jonh Kerry. Si cercano accordi, si troveranno? Speriamo.

Solo ora, purtroppo, è stata convocata una riunione straordinaria del Consiglio Onu per i diritti  umani mercoledì prossimo dedicata alla crisi in atto.

L’opera di mediazione politica è di fondamentale importanza ma risulta difficile trovare un’intesa che porti a un cessate il fuoco, alla pacificazione, semmai potrà esserci pace.

Di fatto proseguono ininterrotte le operazioni militari israeliane all’indomani del giorno più violento del conflitto, che ha visto 130 morti palestinesi e 13 israeliani. Non cessa anche il lancio di missili dalla Striscia su Israele: due quelli intercettati dal sistema di difesa dello Stato ebraico. E il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha garantito il sostegno del gruppo sciita libanese alla lotta di Hamas contro Israele.

La fine delle violenze tra palestinesi e israeliani avrà mai fine?

Papa Francesco che parlando del male, della violenza, delle discordie e delle divisioni ha preso come riferimento la parabola del buon grano e della zizzania.

Tale parabola racconta di un padrone che semina in un campo del buon seme, ma anche il nemico proprio li semina la zizzania.

Grano e zizzania crescono insieme perché il padrone del campo impedisce ai suoi servitori di estirpare la zizzania, per evitare che con essa venga sradicato pure il grano. La parabola, spiega il Santo Padre, “affronta il problema del male nel mondo e mette in risalto la pazienza di Dio”: zizzania in ebraico deriva dalla stessa radice di Satana e richiama divisione. Il demonio, ricorda il Papa, “sempre cerca di dividere le persone, le famiglie, le Nazioni e i popoli”. È un nemico “astuto”, che semina “il male in mezzo al bene” in modo che risulti “impossibile a noi uomini separarli nettamente”. Ma: “alla fine Dio potrà farlo. Lui si prende il tempo” necessario, contrariamente a noi che: “a volte abbiamo una gran fretta di giudicare, classificare, mettere di qua i buoni, di là i cattivi: Dio invece sa aspettare. Egli guarda nel ‘campo’ della vita di ogni persona con pazienza e misericordia: vede molto meglio di noi la sporcizia e il male, ma vede anche i germi del bene e attende con fiducia che maturino. Dio è paziente, sa aspettare. Che bello è questo: il nostro Dio è un padre paziente, che sempre ci aspetta e ci aspetta con il cuore in mano per accoglierci, per perdonarci! Sempre ci perdona, se andiamo da lui”.

Dunque l’atteggiamento del padrone nella parabola: “è quello della speranza fondata sulla certezza che il male non ha né la prima né l’ultima parola”.

“Grazie a questa paziente speranza di Dio la stessa zizzania, cioè il cuore cattivo, con tanti peccati, alla fine, può diventare buon grano. Ma attenzione: la pazienza evangelica non è indifferenza al male; non si può fare confusione tra bene e male! Di fronte alla zizzania presente nel mondo il discepolo del Signore è chiamato a imitare la pazienza di Dio, alimentare la speranza con il sostegno di una incrollabile fiducia nella vittoria finale del bene, cioè di Dio”.

Alla fine, al tempo “del giudizio”, conclude Papa Francesco, “il male sarà tolto ed eliminato”, perché “il giudice sarà Gesù” e “saremo tutti giudicati con lo stesso metro”:

“Con lo stesso metro con cui abbiamo giudicato: la misericordia che avremo usato verso gli altri sarà usata anche con noi”.

Per quanto ancora la zizzania, la discordia e la violenza piegherà le spighe di buon grano cercando di soffocarle? Nel frattempo male e bene lottano e noi da che parte stiamo? La sete di pace non si spegne e il compito di perseguirla rimane vivo nella misura in cui si comincia a vivere in pace con se stessi e con chi ci vive accanto.

 
Postato da

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Il Popolo Veneto

permalink | inviato da ivano il 21/7/2014 alle 17:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il Popolo Veneto
post pubblicato in Società, il 26 maggio 2014



di Ivano Maddalena

Alla luce dei risultati emersi dalle urne si possono fare delle considerazioni. Alcune sorprese ci sono e vincitori e sconfitti pure. Diamo alcuni numeri perché hanno il loro peso. Il Ppe si conferma il primo partito al Parlamento Europeo con 212 seggi, anche se ne perde ben 62. I socialisti si confermano al secondo posto, con 185, perdendone 11. Terza forza diventano gli euroscettici che conquistano 129 seggi. Una settantina per i liberali, 55 per i verdi e 45 per la sinistra di Tsipras (che ne aveva 35). Questi i risultati del voto per il rinnovo del Parlamento europeo che, a dispetto delle previsioni, non si è distinto per l’astensionismo: l’affluenza è stata del 43,1%, praticamente pari al 43% del 2009. Si può parlare di una sostanziale tenuta. I dati più significativi e sorprendenti si trovano a livello nazionale.

Andiamo con ordine.

Francia. Vince l’estrema destra di Marine Le Pen che diventa primo partito con il 26% circa dei voti.

Grecia. Passiamo all’estrema sinistra con la sinistra di Tsipras.

Sia in Francia che in Grecia si può parlare di crisi della maggioranza al governo.

Gran Bretagna fa il pieno di anti-europeisti dell’Ukip di Farage con il 29% di preferenze circa.

Che gli inglesi fossero euroscettici non è una novità. Sarà da valutare come la possibilità del referendum nel 2017 potrà portare la Gran Bretagna all’uscita dell’Unione e la differenza potrebbe farla la Scozia se diventerà indipendente.

Olanda. Risultato significativo ma limitato degli eurofobi di Wilders che raccolgono un 13%.

Germania. Qui si continua a dare fiducia alla Cdu della Merkel anche se con un leggero calo sufficiente a registrare il peggior risultato dal 1979. Premiata di ben 7 punti invece la guida di Schultz ai socialisti dell’Spd, che dal 20 passano al 27%.

Il dato più sorprendente però lo troviamo in casa nostra.

Italia. Matteo Renzi è andata al di là delle più rosee previsioni. Oltre il 41% dei consensi e conquista 31 seggi. Un voto che è segno di fiducia e speranza. Ora Matteo Renzo può sentire il suo governo legittimato a lavorare ancora con più serietà e forza. La linea di Renzi sta pagando e il Pd si mostra unito. Il rinnovamento avviato deve continuare.

Colpisce ancora di più il distacco impresso a coloro che ventilavano senza dubbi il sorpasso e urlavano il “tutti a casa dopo il voto del 26 maggio” . A casa temo andranno loro nel giro di qualche anno. Stiamo parlando della sconfitta, perchè di sconfitta si tratta del Movimento 5 stelle di Grillo.

Grosso modo 19 punti percentuali di differenza. Un solco non indifferente.

Uno schiaffo del Pd al Movimento 5 stelle che avrà effetti nell’immediato.

Possiamo dire che il Pd con Renzi vince e il Movimento 5 stelle con Grillo perde.

Capitolo Forza Italia. Terza forza in campo con un 16.8% e poi a seguire la Lega con un 6,2% forse insperato ma che di fatto è li a dire che la Lega c’è.

Il centro destra paga l’incapacità di rinnovamento e lo strappo ha prodotto per il Nuovo centro destra che supera dello 0,4 la soglia di sbarramento del 4%.

In Italia ha votato il 58% degli aventi diritto al voto. Ulteriore forte calo e questo è un dato preoccupante. Non è bello dover constatare che la disaffezione cresce. Nel momento in cui scriviamo non abbiamo il dato dei votanti alle amministrative, ma non c’è da illudersi credo. Sarà una percentuale maggiore, ma coloro che non si recano alle urne sono tanti, troppi.

Tornando alle elezioni Europee possiamo dire questo:

1)   C’è un numero crescente di euroscettici, ma ci si poteva aspettare una percentuale maggiore e a bocce ferme gli europeisti possono tirare un sospiro di sollievo, ma il segnale deve essere recepito e non sottovalutato.

2)   I partiti tradizionali, il Partito popolare e il Partito socialista europeo hanno sostanzialmente retto, anche se perdono seggi, soprattutto il primo schieramento, e a questo punto la sfida sarà quella di fare una grande coalizione al parlamento. Ci riusciranno? C’è speranza, ma non sarà facile.

3)   Tra euroscettici e partiti tradizionali dobbiamo collocare coloro che hanno un’idea che si discosta in parte da quella dei popolari e dei socialisti. Stiamo parlando dei liberali e della lista Tsipras che non sono euroscettici, ma certamente rappresentano una posizione critica e certamente non si potrà non tenere conto di loro.

4)   Viene meno, visti i risultati, l’alleanza franco-tedesca, un fatto non trascurabile dovuto al fatto che Marine Le Pen in parlamento avrà grande spazio

5)   Come detto sopra, la voglia di Europa non è passata. Sarebbe davvero tempo di parlare di Stati uniti d’Europa. Il rischio di arrivare a una crisi è stato grande. Necessario, in un tempo di crisi, non vivere un’ulteriore crisi politica. C’è bisogno di stabilità.

6)   Il cammino è fatto di piccoli passi e il futuro dopo questo voto è meno buio, ma non certo chiaro e non privo di fatiche.

Concludo citando un passaggio del Messaggio pronunciato alla radio di New York il 29 gennaio 1943 dallo scrittore Thomas Mann: “Per me, e per coloro che condividono le mie opinioni, l'idea dell'unità europea fu sempre cara e preziosa; essa rappresentava qualcosa di naturale per il nostro pensiero e per la nostra volontà. [...] La vera Europa sarà creata da voi, con l'aiuto delle potenze libere. Sarà una federazione di liberi Stati, con eguali diritti, capaci di far fiorire la loro indipendenza spirituale e la loro cultura tradizionale, sottomessi contemporaneamente alla comune legge della ragione e della moralità”.

Augurio e impegno serio a tutti coloro che siederanno al Parlamento Europeo.
Postato da

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Il Popolo Veneto politica

permalink | inviato da ivano il 26/5/2014 alle 17:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il Popolo Veneto
post pubblicato in Società, il 13 maggio 2014



di Ivano Maddalena
 
“Non lasciamoci rubare l’amore per la scuola”. Questo: “non lasciamoci rubare…la gioia, la speranza, la novità del Vangelo, l’amore per la scuola” è un continuo monito di Papa Francesco per risvegliare la consapevolezza delle nostre responsabilità e la coscienza che siamo chiamati a fare scelte importanti, decisive e qualificanti per la nostra vita. Ogni persona è invitata a non lasciarsi ingannare dai furbi e invitata a studiare, conoscere, maturare il pensiero. Questa è la via per non cadere nella tentazione di lasciarci ingannare dalle false illusioni del mondo dei furbi. La via per non farci rubare la passione.

Sabato 10 maggio, in Piazza San Pietro, in via della Conciliazione e nelle vie adiacenti c’erano oltre 300 mila persone del mondo della scuola a vivere l’incontro con Papa Francesco, un pomeriggio di festa, di riflessione, di preghiera.

L’evento è stato promosso dalla Conferenza episcopale italiana, in primis dal cardinale Angelo Bagnasco, che ha ribadito come la prima risorsa per le scuole siano le persone.

E all’incontro eravamo davvero in tanti. Tutta la scuola italiana è stata coinvolta. Non uso la terminologia pubblica e privata. La scuola è pubblica per tutti, statale e non statale, la scuola paritaria legalmente riconosciuta è scuola pubblica.

Piazza San Pietro è stata pensata come una grande aula a cielo aperto. Una lavagna, un banco con dei libri sul sagrato con in cattedra Papa Francesco che dopo il giro in  jeep ha ascoltato testimonianze e riflessioni di diversi personaggi pubblici, cantanti, artisti. Toccante il momento in cui il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha ricordato anche le studentesse nigeriane rapite e le tante ragazze cui è stata impedita l'esperienza della formazione. Testimonianze che hanno toccato in profondità e che Papa Francesco ha ripreso in tanta parte nel suo intervento.
Papa Francesco così ha esordito: “Si vede che questa manifestazione non è 'contro', è 'per'! Non è un lamento, è una festa! Una festa per la scuola. Sappiamo bene che ci sono problemi e cose che non vanno, lo sappiamo. Ma voi siete qui, noi siamo qui perché amiamo la scuola”.
Il Papa ha sottolineato come la scuola sia stata per lui un’occasione di crescita in cui ha intrecciato legami forti, in particolare con la sua maestra venuta a mancare alla bella età di 98 anni con cui si è sempre mantenuto in contatto.

Papa Francesco ha identificato tre elementi costitutivi della scuola: l’apertura alla realtà, l’incontro, l’educazione al vero, al bene e al bello: “Amo la scuola perché è sinonimo di apertura alla realtà. Almeno così dovrebbe essere! Non sempre riesce ad esserlo, e allora vuol dire che bisogna cambiare un po’ l’impostazione”.

Non ci si deve lasciar spaventare dalla realtà e la scuola ci aiuta ad affrontare e capire la realtà: “Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. Questo è bellissimo!”
E ricordando la figura dell’educatore don Lorenzo Milani ha detto che “nei primi anni si impara a 360 gradi, poi piano piano si approfondisce un indirizzo e infine ci si specializza”: “Se uno ha imparato a imparare, questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà!”.

Colpisce molto come Papa Francesco metta in guardia gli insegnanti a mantenere una mente aperta, sempre pronta ad imparare: “Perché se un insegnante non è aperto a imparare, non è un buon insegnante, e non è nemmeno interessante; i ragazzi capiscono, hanno 'fiuto', e sono attratti dai professori che hanno un pensiero aperto, 'incompiuto', che cercano un 'di più', e così contagiano questo atteggiamento agli studenti. Questo è il primo motivo per cui amo la scuola”.
 
Nelle parole di papa Francesco si comprende come l’ideale della scuola sia improntato sul fatto che essa è luogo di incontro, di cammino e non un “parcheggio”. Un luogo dove si ama, si conosce si incontrano: “persone diverse da noi, diverse per età, per cultura, per origine, per capacità differenti”. La scuola, ha evidenziato, è la prima società che integra la famiglia: “La famiglia e la scuola non vanno mai contrapposte! Sono complementari, e dunque è importante che collaborino”. E per sottolineare la sinergia il Papa ha più volte scandito un proverbio africano con la piazza: “Per educare un figlio ci vuole un villaggio…”

L’educazione ricevuta a scuola deve poi essere improntata per Papa Francesco al vero, al bene e al bello, affermando che l’educazione non può essere neutra: “O è positiva o è negativa; o arricchisce o impoverisce; o fa crescere la persona o la deprime, persino può corromperla”.

Per Papa Francesco la missione della scuola è di sviluppare il senso del vero, del bene e del bello, che non sono mai dimensioni separate ma sempre intrecciate: “Insieme questi elementi ci fanno crescere e ci aiutano ad amare la vita, anche quando stiamo male, anche in mezzo ai problemi. La vera educazione ci fa amare la vita e ci apre alla pienezza della vita!”

Il Papa ha evidenziato che nella scuola non solo impariamo conoscenze, contenuti, ma impariamo anche abitudini e valori”. Ed ha augurato la lingua “della mente”, “del cuore” e “delle mani”: “Cioè pensare quello che tu senti e quello che tu fai; sentire bene quello che tu pensi e quello che tu fai; e fare bene quello che tu pensi e quello che tu senti. Le tre lingue, armoniose e insieme!” Papa Francesco ha anche esortato a non aver paura delle sconfitte citando una frase che ci rimane dentro e che ci aiuta ad essere uomini autentici: “Sempre è più bella una sconfitta pulita che una vittoria sporca”.

Concludendo il Papa Francesco ha pregato per tutti gli educatori incoraggiandoli a non lasciarsi rubare l’amore per la scuola.

Per noi tutti l’incontro gioioso con Papa Francesco è un’iniezione di grande coraggio e fiducia.
Postato da

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Il Popolo Veneto

permalink | inviato da ivano il 13/5/2014 alle 17:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sfoglia dicembre       
il mio profilo
rubriche
links
tag cloud
cerca
calendario
adv